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La lettura nell’epoca di Twitter

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Se il mondo è oramai globale e la lettura deve aprirsi a nuovi orizzonti, quale modo migliore se non scegliere il canale social?

“Faccio parte di un gruppo di lettura con 110 mila iscritti”. Impossibile? No, se il gruppo in questione si chiama #1book140. #1book140 è uno dei tanti e tra i  più seguiti gruppi di lettura che hanno scelto come sede twitter.

Se il mondo è oramai globale e la lettura deve aprirsi a nuovi orizzonti, quale modo migliore se non scegliere il canale social? In 140 battute si può esprimere la propria opinione su un libro scelto dalla community e a cui si sono dati dei tempi di lettura di discussione ben precisi. Ogni gruppo di lettura (GDL) ha delle sue regole, ma in linea di massima seguono tutti la stessa direzione.

In #1book140, per esempio, il libro viene proposto dai partecipanti la prima settimana del mese e poi votato dalla community. Una volta fatta la scelta, i moderatori decidono i tempi per la discussione di ciascun capitolo e l’hashtag da inserire. Così come per i GDL tradizionali, anche per quelli dell’epoca social, la Gran Bretagna e i paesi ispanici hanno il primato per numero e partecipanti. L’Italia è ancora in una fase iniziale, ma già ci sono esperimenti ben riusciti. Ne è un esempio, @TwoReaders. Ideatrici e animatrici del gruppo sono Laura Ganzetti e Letizia Cianchcetta. @TwoReaders propone un titolo, regole e ritmo di lettura. Ogni lettore ha a disposizione due tweet al giorno di citazione e commento nei quali si discute del libro. I partecipanti non si conoscono e non si scelgono come potrebbe invece accadere per un gruppo di lettura tradizionale privato. I protagonisti sono l’opera e quello che l’opera suscita.

Pochi giorni fa, Luigi Gavizzi postava in gruppodilettura.wordpress.com un’interessante riflessione sulla necessità di rendere i GDL più pubblici, intendendo con pubblico due definizioni: “la prima riguarda la disponibilità, anzi la volontà, persino l’urgenza, di attirare nuovi lettori. La seconda, strettamente collegata alla prima, riguarda il bisogno, la volontà di comunicare del gruppo di lettura: comunicare quello che legge, come lo legge, le differenti letture e interpretazioni che la lettura condivisa nel gruppo genera”. Il limite (se così si può definire) del gruppo di lettura tradizionale, infatti, risiede solitamente nel suo essere un’alcova protetta e il renderlo aperto a possibili contaminazioni potrebbe provocare un corto circuito. Ma se si vuole che il libro torni a baciare la fronte di tanti, è necessaria un’apertura dei lettori forti verso il mondo esterno.

In questa battaglia moderna, chi più del social potrebbe riuscire nell’impresa? In un contesto in cui si è sempre connessi, il web non poteva non accogliere questa nuova sfida. I social network, ancora una volta, si incrociano e convivono. Twitter rimanda a Facebook per quello che in un tweet non si può scrivere e Facebook rimanda a twitter per il gruppo di lettura. Il GDL spagnolo @Club_de_lectura, che ha oggi all’attivo 2.800 tweet, usa, per esempio, Facebook per la votazione dei libri proposti. Ogni mese sono postate le copertine delle opere suggerite e quella che ottiene più “me gusta” diventa la lettura del mese.

A fine 2013, il social del cinguettio ha raggiunto 241 milioni di iscritti (nello stesso periodo Facebook ne aveva 1,2 bilioni) quanti di questi parteciperanno nel prossimo futuro a un gruppo di lettura social è una sfida tutta aperta.

(di Federica Rondino)

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Gli italiani? Meno libri, meno film, ma più mostre e serate a teatro

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Ecco come stanno cambiando i “consumi culturali” degli italiani (secondo l’Istat)


Fine anno, tempo di bilanci. E di risposte a domande del tipo: come stanno cambiando i “consumi culturali” degli italiani? Stando all’Annuario statistico dell’Istat, che considera il 2013 e il 2014 (anni di recessione per l’Italia, va ricordato), nel nostro Paese è in calo l’interesse per il cinema, mentre si tende a uscire di più di casaper andare a teatro (qui prevale un pubblico femminile) o a vedere un concerto.

Aumenta anche l’interesse per mostre e musei (1,8 milioni di visitatori in più nel 2013 rispetto al 2012). In particolare, nel 2014 il 62,6% della popolazione ha assistito ad almeno uno spettacolo o ha visitato musei e mostre (nel 2013 la percentuale era pari al 61,1).

Quanto alla televisione, resta l’attrazione preferita, in particolare dai bambini e dagli anziani. Non calano gli affezionati della radio (resta un’abitudine per il 56,7% della popolazione).

In discesa, invece, la lettura di libri e quotidiani.

Gli italiani? Meno libri, meno film, ma più mostre e serate a teatro

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Natale 1914. Quella festa nella terra di nessuno

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Venerdì 25 dicembre 1914, Belgio, settore settentrionale del fronte occidentale, trincee delle Fiandre, sud di Ypres: è il primo Natale della Prima Guerra Mondiale. Nelle trincee contrapposte si affrontano tedeschi da una parte, francesi e inglesi dall’altra. Sono passati cinque mesi dall’inizio della guerra. I combattimenti si sono rapidamente trasformati in una logorante guerra di posizione, ma molti sperano ancora che il conflitto si possa risolvere in pochi mesi. (…) Intorno a Ypres si combatté ininterrottamente per tutti i cinque anni della Prima Guerra Mondiale. Soltanto in questo luogo, tra il 1914 e il 1918, persero la vita 500 mila inglesi e altrettanti tedeschi. In tutto la Prima Guerra Mondiale portò alla morte oltre 9 milioni di combattenti, a cui vanno aggiunte oltre 7 milioni di vittime civili.

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Nel pieno di questo orrore, nella notte di Natale del 1914 avvenne qualcosa di impensabile: ci fu una tregua. Non fu ordinata per un accordo tra i comandi dei due schieramenti, fu una tregua spontanea dichiarata dai soldati francesi, inglesi e tedeschi. La notte di Natale qualcuno nelle trincee si mise a intonare canti della tradizione natalizia e i soldati scoprirono che, pur con parole diverse, si trattava delle stesse melodie. Le luci delle candele furono poste sui bordi delle trincee. Qualcun altro propose di smettere di sparare. Sorprendentemente la proposta fu accettata, e i soldati sui due fronti uscirono allo scoperto e si incontrarono nella “terra di nessuno”. Si parlarono, si strinsero la mano, si abbracciarono, fu celebrata una Messa. La mattina di Natale seppellirono i caduti delle due parti e ci fu una funzione funebre. I soldati fumarono e cantarono insieme, talvolta si scambiarono auguri e doni, capi di vestiario e bottoni delle divise, cibo, tabacco, fotografie degli amici, delle famiglie e ricordi del tempo di pace.

Come è facile immaginare, questi eventi non furono ben visti dagli ufficiali superiori. Un avvenimento del genere era contrario ai princìpi militari e non avrebbe dovuto più ripetersi. Nei giorni seguenti si sostituirono le truppe al fronte con altre unità, e quelle protagoniste della tregua furono spostate in altri settori, cancellando la memoria dei fatti. Una parte dei documenti che testimoniavano gli accadimenti, fotografie e lettere dal fronte, furono distrutti. Alcuni lo furono deliberatamente, altri si persero nei successivi avvenimenti della storia. (…) Non tutte le lettere però andarono distrutte. Molte furono pubblicate dai giornali dell’epoca, talvolta corredate da fotografie degli eventi, e quindi sono ancora visibili negli archivi delle redazioni. Le testimonianze ancora oggi reperibili non si limitano alle lettere: presso l’Imperial War Museum di Londra oltre ai documenti originali sono ancora conservate le registrazioni su nastro magnetico con le dichiarazioni dei testimoni oculari raccolte negli anni successivi.

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La ricerca nelle redazioni

Ci sono testimonianze dirette e alcune fotografie degli incontri tra i soldati, dello scambio di doni, delle strette di mano. Ci sono notizie delle sepolture dei caduti dei due schieramenti, e di una funzione religiosa celebrata da un cappellano scozzese. (…) In Germania le lettere dei soldati dal fronte furono pubblicate solo in qualche raro caso, mentre in Francia non se ne fece parola. Molti dei giornali inglesi le pubblicarono, con rare tracce di censura, e per questo motivo oggi esse sono ancora reperibili. Ci furono giornali che ne pubblicarono la notizia in prima pagina, corredata delle fotografie degli incontri, (…) come il Daily Mirror dell’8 gennaio 1915. Il titolo era: “Un gruppo storico”: erano soldati inglesi e tedeschi fotografati insieme.

(…) L’ultimo veterano che ha visto e udito personalmente il cessate il fuoco delle armi il giorno di Natale del 1914, è morto il 21 novembre 2005 all’età di 109 anni. Si chiamava Alfred Anderson, era nato a Dundee il 25 giugno 1896, e aveva 18 anni quando si svolsero i fatti. (…) Per tutta la vita si era ricordato di quello straordinario giorno. Le citazioni della tregua di Natale sono comunque molteplici. Il regista francese Christian Carion vi si ispirò nella realizzazione del suo film Joyeux Noël. (…) La tregua di Natale appare nel video della canzone Pipes of Peace di Paul McCartney (1983), nel film Oh, che bella guerra! di Richard Attenborough (1969), nelle composizioni di alcuni cantautori e in alcune opere teatrali.

Una delle fonti più interessanti, tuttavia, è costituita dal sito web Operation Plum Puddings: The Christmas Truce. Si tratta della raccolta di lettere dal fronte di soldati che narrano di questi eventi, nato dalle ricerche condotte da due giornalisti inglesi, Alan Cleaver e Lesley Park, che nel 1999 le raccolsero per la stesura di un libretto dedicato alla tregua di Natale 1914, intitolato Plum Puddings For All, ormai esaurito da tempo e non più ristampato. Le lettere erano state reperite sui giornali dello Hampshire, o dai ricordi personali degli uomini che le avevano scritte. Il lungo lavoro di ricerca li rese coscienti dell’enorme fonte di informazioni dimenticate negli archivi dei giornali (…). I due autori decisero quindi di dare vita a un sito web, con l’obiettivo di pubblicare le lettere (…).

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Immersi nel fango

Alcuni lettori furono contagiati dai racconti che vi emergevano e si offrirono di proseguire il lavoro. Nel 2009 sul sito ne erano state trascritte più di 80 provenienti da quotidiani del Regno Unito. Queste lettere costituiscono una sorprendente fonte di informazioni sulla tregua e meritano di essere preservate per le future generazioni. Benché si tratti di interessanti testimonianze di prima mano, occorre ricordare che le lettere non possono essere considerate come documenti storici. (…) Molte di queste furono portate ai giornali proprio dai familiari attoniti che le avevano ricevute. Non si può dunque escludere che i redattori dei giornali, nella fase di pubblicazione, abbiano deciso di tagliare o in parte modificarne il testo, per renderle più appetibili al pubblico al quale si rivolgevano, generando quindi degli apocrifi.

(…) Molti si chiedono se tutto sia veramente accaduto, perché e come sia stato possibile. Le lettere dei soldati al fronte erano spesso molto simili, parlavano della vita di trincea, della loro salute, del freddo e della morte. Improvvisamente, dopo il Natale 1914, cominciarono ad arrivare questi racconti che narravano la pace che inspiegabilmente si era creata davanti alle loro trincee. I dettagli erano gli stessi: i canti natalizi, l’incontro nella “terra di nessuno”, lo scambio di cibo, tabacco, sigarette. E così i giornali inglesi cominciarono a pubblicarle. Ne parlò persino Arthur Conan Doyle, il creatore di Sherlock Holmes, sottolineando che questa non era stata solo una storia incredibile, ma un episodio di umanità in mezzo agli orrori della guerra, fonte di meraviglia e di ispirazione. Lo stupore dei soldati di fronte a quello che era accaduto davanti ai loro occhi è evidente nei loro scritti. In molte delle lettere sembra quasi che loro stessi abbiano timore, nel raccontarlo, di non essere creduti (…): «Prova soltanto a pensare che mentre tu stavi mangiando il tacchino, io stavo parlando e stringendo le mani agli stessi uomini che solo qualche ora prima stavo tentando di uccidere». Di sicuro la situazione che si era creata fu favorita dal fatto che i soldati, da entrambe le parti, vivevano nelle stesse condizioni, immersi nel fango, nell’acqua che spesso saliva oltre il ginocchio, dormivano sulla paglia, in buche scavate nella nuda terra, soffrivano il freddo. (…) Le loro trincee distavano poche centinaia di metri da quelle del nemico, con il quale condividevano le condizioni climatiche, il fango e il freddo, gli stessi dalle due parti del fronte. (…)

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Una ragione evidente

Il secondo presupposto determinante che nel 1914 rese possibile un avvenimento di tale portata fu il riferimento, comune a entrambi gli schieramenti contrapposti, alle radici cristiane dell’Europa. Per alcuni di loro, come il sergente Bernard Joseph Brookes, il motivo era evidente. E così ce lo spiega, nelle pagine del suo diario: «È stato davvero un Natale ideale, e lo spirito di pace e buona volontà era stridente in confronto con l’odio e la morte dei mesi precedenti. Uno apprezza davvero in una nuova luce lo spirito del cristianesimo. Per questo è stato certamente meraviglioso che un simile cambiamento nel comportamento dei due eserciti opposti possa essere stato generato da un evento che è accaduto una notte di duemila anni fa».

Quanto fu ampia la tregua? Oggi è difficile rispondere con certezza, ma certamente parecchie centinaia di soldati nella zona intorno a Ypres vi presero parte. Non accadde su tutto il fronte. (…) Quello che accadde il giorno di Natale non fu quindi il diffondersi rapido di un sentimento di buona volontà lungo le linee, ma piuttosto una serie di iniziative individuali intraprese in luoghi e tempi diversi. In altre parti del fronte occidentale non ci fu alcuna tregua (…). Nella maggior parte dei casi la tregua durò soltanto due o tre giorni, mentre in altri casi proseguì fino al nuovo anno. Le lettere arrivate fino a noi raccontano, ad esempio, che fu più facile per i soldati inglesi entrare in contatto con i reggimenti composti da soldati sassoni o bavaresi. I prussiani furono più restii ad accettare la tregua, e talvolta non la rispettarono, aprendo il fuoco sui soldati nemici (…). Un caporale tedesco, che aveva passato la notte nei sotterranei di un’abbazia vicino a Ypres, quando seppe che alcuni dei compagni avevano stretto la mano agli inglesi, scrisse nel suo diario: «Dove è andato a finire l’onore dei tedeschi?». Il diario sarebbe stato pubblicato alcuni anni dopo, con il titolo Mein Kampf, e il nome del suo autore era Adolf Hitler. La reazione dei comandi superiori fu furiosa. Avevano previsto tutto, eccetto l’imponderabile, e cioè il fattore umano. (…) Il nemico, l’uomo che quei soldati avevano davanti, e che in quella mattina di Natale guardavano finalmente negli occhi, era riscoperto dentro a un’evidenza diversa, non poteva non essere riconosciuto se non come uno di loro. (…)

Il fatto che la notte di Natale del 1914 alcune migliaia di uomini che si combattevano sui campi delle Fiandre uscirono dalle loro trincee e si incontrarono e si strinsero le mani a mezza strada, costituisce ancora oggi una potente fonte di ispirazione. Nei mesi e negli anni che seguirono quel giorno, molti dei protagonisti di questi fatti straordinari sarebbero stati uccisi (…). Forse, la tregua di Natale fu possibile solo perché la perdita di umanità non aveva ancora fatto presa nelle loro anime: la memoria del Natale aveva ancora spazio nei loro cuori, e più di ogni altra cosa, le radici cristiane dell’Europa erano ancora una cosa viva. (…) Proprio per questo non dobbiamo dimenticarle, e questi fatti meritano di essere ricordati, o meglio celebrati, come un inno alla speranza. E non c’è modo migliore di farlo che ascoltarne il racconto dalle parole di coloro che, cento anni fa, ne furono protagonisti.

Antonio Besana

http://www.tempi.it/natale-1914-quella-festa-nella-terra-di-nessuno#.VIl34Hu1N_A

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I Misteri della Pietra del Destino

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Chiamata anche Pietra di Scone o Pietra dell’Incoronazione, la Pietra del Destino (in inglese, Stone of Destiny, Stone of Scone oppure Coronation Stone) è un grande masso grossolanamente squadrato di arenaria rossa, in forma parallelepipeda, dai profondi significati simbolici.

Essa si trovava originariamente a Scone, piccolo villaggio della Scozia centrale da cui ha preso il nome, ed era la pietra sulla quale furono incoronati tutti i re scozzesi a partire da Kenneth I fino a Carlo II. Successivamente, quando nel 1296 la Scozia venne annessa al Regno Unito, il re Edoardo I deportò la pietra a Londra ed essa venne utilizzata per le incoronazioni dei Re d’Inghilterra. Per questo la pietra venne inglobata nel Trono dell’Incoronazione (Coronation Chair) che si trova a Westminster Abbey.

La pietra ha fatto ritorno in Scozia solo in un periodo recente, nel 1996, dopo una decisione governativa maturata in conseguenza del crescente dissenso tra gli Scozzesi riguardo la costituzione parlamentare. È stato stabilito che la pietra resti in Scozia, dove è attualmente (2012) conservata all’interno del Castello di Edimburgo, nella Sala dei Gioielli della Corona scozzese, e che verrà riportata a Londra soltanto in occasione delle incoronazioni.

Fin qui, dunque, sembrerebbe che la pietra sia solamente uno dei tanti simboli dell’identità nazionale e dell’orgoglio scozzese, al pari del kilt e della Croce di S. Andrea, ma scavando a fondo nella sua storia e nelle sue origini, si scoprono in realtà molte più cose, e sorgono collegamenti a prima vista impensabili. Nell’articolo, nato dalla disamina di diverse fonti, ci addentreremo nei significati più occulti della pietra, e cercheremo di rispondere alle seguenti domande: cosa c’entra la pietra con le presunte origini giudaiche della popolazione scozzese? Perché, nonostante sia un forte motivo di orgoglio nazionale, la restituzione della Pietra non è mai stata più di tanto caldeggiata dalla Scozia? Era davvero originale la pietra deportata da Edoardo I oppure venne abilmente “truffato”? E se fu così, dove si troverebbe oggi la vera Pietra del Destino e che ruolo ebbero i Cavalieri Templari in questa vicenda? E ancora: ci sono collegamenti tra la pietra e le “correnti telluriche”, legate alle cosiddette “energie della Terra”? Quali legami ci sono tra la pietra, il Santo Graal e la tradizione esoterica della Stirpe Divina? Per rispondere a tante domande, non resta che scavare nel mito e nella tradizione simbolica, cominciando, ovviamente, dal punto iniziale: le sue origini.

Origini bibliche: il “Cuscino di Giacobbe”

Le leggende più antiche che riguardano la Pietra di Scone sostengono che essa sarebbe nient’altro che la pietra che Giacobbe pose sotto il suo capo come cuscino (e sulla quale ebbe il sogno profetico sulla sua discendenza e la famosa visione della scala tra terra e cielo) e che successivamente, al suo risveglio, unse con olio sacro dichiarando il luogo, e la pietra stessa, “casa di Dio” (beth-el). Il passo biblico citato si trova nel libro della Genesi (cap. 28, versetti 10-22) ed è uno dei passi più ricchi di riferimenti simbolici, di cui è stato tanto scritto, a cominciare dall’illustre esoterista francese René Guénon, e di cui abbiamo ampiamente parlato nella pagina dedicata al Bethel. Non ripeteremo, dunque, le considerazioni già fatte in quella sede, ma ribadiremo soltanto il concetto che questa pietra, al cui interno si ritiene “risiedere” Dio, posta da Giacobbe a demarcazione di un luogo consacrato e consacrata essa stessa è divenuta un omphalos, un marcatore di un centro sacro, un po’ come lo sono, simbolicamente, gli obelischi nei quali gli antichi Egizi ritenevano albergasse Ra, il dio del Sole.

Nel racconto biblico, il “Cuscino di Giacobbe” diventa successivamente la “Pietra dell’Alleanza“, simbolo del patto tra Dio e Giacobbe al quale ha assicurato una lunga discendenza, la garanzia che la linea di sangue di Davide durerà nei secoli. Quando Nabucodonosor invase Gerusalemme, ne fece deportare il re Zedechia a Babilonia, e lo fece accecare. Ordinò inoltre l’uccisione di tutti i suoi figli, affinché la casa di Davide fosse privata di ogni erede. Ma ciò non avvenne in pieno, perché una delle figlie del re, la principessa Tamar, fu tratta in salvo dal profeta Geremia, che insieme al suo scriba Baruch prese la donna e la trasse in salvo, fuggendo verso l’Europa. Geremia portò con sé anche la Pietra dell’Alleanza, e insieme ad essa giunse in una località sulle coste irlandesi che venne chiamata Tara.

La Pietra di Tara, Tara Hill (Irlanda)

Nel folklore irlandese, questa è l’originale Lia Fàil,
la Pietra del Destino, originariamente destinata a suggellare
le incoronazioni dei re d’Irlanda. A nostro avviso, però, si tratta più che altro
di un riferimento simbolico, in quanto la pietra, per la sua forma particolare,
appare alquanto inadeguata affinché un re vi si sieda o vi si inginocchi sopra…

Tamar crebbe, ed essendo di sangue reale e discendente di Davide, fu chiesta in sposa dal reggente locale, il Re Supremo Eochid (secondo altre tradizioni, il suo nome era Heremon). Da allora, tutti i regnanti d’Irlanda sono stati incoronati sopra l’antica pietra di Giacobbe, che da allora divenne nota come Pietra del Destino (in latino, Saxum Fatale), o Lia Fàil [1]. Secondo la tradizione scozzese, intorno al 500 d.C. la Pietra dell’Incoronazione passò dall’Irlanda alla Scozia, per mano del sovrano Murtagh MacErc che la prestò al fratello Fergus, per la sua incoronazione come sovrano del regno di Dalriada, futura Scozia. Fergus MacErc di Dalriada fu il primo re Scozzese ad essere incoronato sulla Pietra del Destino e da allora la tradizione è stata sempre mantenuta.

La Pietra nel Medioevo: dall’Abbazia di Scone a Westminster

Edoardo I d'InghilterraLa Pietra del Destino venne affidata ai canonici regolari Agostiniani che la conservarono all’interno della loro abbazia in Scone, presso Perth [2]. Quando, nel 1296, Edoardo I d’Inghilterra si proclamò Re di Scozia, in seguito all’annessione della stessa, prelevò la pietra da Scone e la fece portare a Westminster Abbey, dove venne inglobata in un trono che cominciò ad essere usato nelle cerimonie di incoronazione (la Coronation Chair).

Tuttavia, sono in molti tra storici e ricercatori a sostenere l’ipotesi che la pietra consegnata dall’abate al re Edoardo non era la vera Pietra del Destino, ma un falso, e che la vera pietra fosse stata abilmente nascosta dai monaci.

La teoria si basa in larga parte sulla costatazione che tutte le fonti più antiche che parlano della Pietra la descrivono in modo diverso da come la si vede oggi. Secondo questi documenti, la pietra doveva essere molto più grande (secondo alcune fonti era stata scolpita in forma di trono), aveva molte incisioni su di essa e, soprattutto, era di colore scuro (per alcuni, di marmo nero). La pietra di Westminster è composta di arenaria rossa, una pietra molto comune nella zona di Scone, dalla quale proveniva, ma inesistente sia in Irlanda, sia nell’antica Giudea. Questo significa che se la pietra di Westminster è la vera Pietra del Destino, le leggende circa le origini giudaiche (come “cuscino di Giacobbe”) e la provenienza irlandese sono prive di fondamento, mentre se è vera la teoria del “falso” (e quindi se i monaci, messi alle strette, avessero davvero cavato una delle pietre locali, magari dalla costruzione stessa), ogni ipotesi sulle origini della pietra rimangono in auge.

Forma e dimensioni non sono l’unico elemento a favore dell’ipotesi della “truffa” ai danni del Re. C’è da rimarcare il fatto, comprovato, dello scarso interesse che gli Scozzesi hanno sempre dimostrato nei confronti della Pietra da quando essa è stata deportata in Inghilterra, nonostante l’importanza che essa aveva avuto per loro in precedenza. Nel corso delle trattative che culminarono nel Trattato di Northampton, del 1328, che sancì la definitiva indipendenza della Scozia, gli Inglesi offrirono la restituzione della Pietra ma gli Scozzesi non la caldeggiarono troppo, insistendo invece su altre reliquie come la Croce Nera di Santa Margherita e le regalie della corona scozzese. La Pietra venne nuovamente offerta nel 1329 e nel 1363, ma gli Inglesi non ottennero mai una replica. Gli studiosi contrari alla teoria della sostituzione giustificano questo fatto dicendo semplicemente che la Pietra non ha mai avuto una vera e propria importanza per il popolo scozzese, e che invece il loro presunto attaccamento verso di essa era soltanto il frutto di una montatura propagandistica del re Edoardo e dei suoi fedeli per celebrare la sua vittoria in Scozia. I fautori della truffa, invece, sostengono che la vera pietra non ha mai lasciato la Scozia, nascosta in un luogo sicuro, e che gli Scozzesi, fieri per natura e sicuri di questo fatto, non si curavano di una rozza pietra squadrata buona solo per le costruzioni.

Statua di Robert the Bruce

Statua di Robert the Bruce

Castello di Stirling, Stirling (Scozia)

È noto dalle cronache dell’epoca che Robert the Bruce, protettore dei Cavalieri Templari dopo la condanna dell’Ordine e reduce dalla battaglia vittoriosa di Bannockburn del 1314 nella quale altre leggende riferiscono che i Templari superstiti ebbero una parte fondamentale, venne incoronato re di Scozia nel pieno rispetto della tradizione, è quindi è sottinteso che ciò avvenne sulla Pietra di Scone. Su alcuni sigilli originali del Re, uno dei quali si trova appeso al “Cartiglio di Melrose” del 1317, si vede chiaramente Robert the Bruce seduto su un seggio squadrato di qualche tipo.

Gli autori Karen Ralls-MacLeod e Ian Robertson [3] riportano un ulteriore episodio noto alle cronache, secondo cui il Re, ad un certo punto, dovette essersi accorto di essere stato turlupinato. Al suo arrivo in Inghilterra con la pietra, infatti, pare che egli avesse ordinato la fabbricazione di un sontuoso trono in bronzo entro il quale la Pietra del Destino avrebbe dovuto essere incastonata. Del lavoro fu incaricato Mastro Adam, rinomato fabbro di corte. Pare che, però, ad un certo punto, nel 1298, quando il lavoro era giunto a circa la metà, il Re avesse cambiato improvvisamente idea. Un gruppo di Cavalieri fu inviato nuovamente a Scone dove rivoltarono l’abbazia da cima a fondo, in cerca di qualcosa che però non fu trovata. Al loro ritorno il re sospese la realizzazione del trono bronzeo ed ordinò, invece, una più modesta sedia in legno dipinta, affidata al Maestro Walter il Pittore, al modico prezzo di 100 scellini. La sedia in legno è quella che ancora oggi si trova all’interno di Westminster Abbey.

Se la pietra data al re era veramente un falso, dove si trovava la vera Pietra del Destino? Questa è un’altra questione aperta, perché nessun’altra pietra dalle caratteristiche assimilabili a quelle della Pietra di Scone è stata mai trovata apertamente esposta. Secondo alcune ipotesi, la pietra venne nascosta dai monaci sotto il fiume Tay. Altre ipotesi suggeriscono che il Re stesso affidò la custodia della Pietra ai Cavalieri Templari e che da essi o, meglio, dai loro discendenti moderni, sia ancora custodita da qualche parte in Scozia pronta ad essere tirata nuovamente fuori quando la Scozia ridiventerà indipendente dal Regno Unito.

Il ratto del 1950 e la teoria della sostituzione

Se della “truffa” del 1328 esistono soltanto illazioni, vi è stata un’altra occasione in cui la Pietra del Destino potrebbe essere stata sostituita, e ciò è avvenuto in tempi relativamente recenti, nel 1950. Durante il giorno di Natale di quell’anno, quattro giovani studenti, uno dei quali fortemente seguace del Nazionalismo scozzese, penetrarono in Westminster Abbey e rimossero la pietra dal Trono dell’Incoronazione, portandola via. In questa operazione, la pietra si spezzò in due. Nascosta nel baule di una macchina presa in prestito, gli studenti trasportarono clandestinamente la pietra in Scozia, dove un abile tagliapietre locale, Robert Gray, venne incaricato della riparazione. La pietra fu tenuta nascosta per alcuni mesi, cercata senza successo dalla Polizia incaricata dal Governo Britannico, finché non ricomparve spontaneamente l’11 Aprile del 1951, piazzata sull’altare dell’Abbazia di Arbroath [4]. La Pietra venne così riportata a Londra, e ricollocata sotto il trono. Tuttavia, Gray dichiarò successivamente, e provocatoriamente, che negli anni ’30 aveva realizzato numerose copie della Pietra del Destino e che non era del tutto sicuro che la pietra restituita a Londra era effettivamente quella originaria. Se tutto ciò fosse soltanto una montatura oppure no probabilmente non lo sapremo mai.

La restituzione del 1996: l’atto finale?

Il Castello di Edimburgo

Il Castello di Edimburgo

Durante il 1996, in risposta alla crescente tensione tra i Nazionalisti scozzesi che lamentavano una scarsa rappresentanza della loro nazione all’interno del Parlamento inglese, il Governo offrì spontaneamente la restituzione della Pietra del Destino alla Scozia. La Pietra venne così definitivamente rimossa dal Trono dell’Incoronazione di Westminster e portata nella capitale scozzese, dove oggi è conservata all’interno del Castello di Edimburgo, ben visibile ai turisti (sebbene sia proibito fotografarla, più che altro perché insieme ad essa sono conservati i Gioielli della Corona scozzese). La cerimonia della traslazione è stata effettuata nel giorno di S. Andrea, protettore della Scozia, alla presenza del Principe Andrew inviato come rappresentante della Regina. L’accordo prevede che la pietra torni temporaneamente a Westminster in occasione delle future incoronazioni.

Simbolismo: le reliquie del Graal e le teorie “eretiche”

Dal punto di vista simbolico, oltre ad essere vessillo dell’orgoglio nazionalistico scozzese, la Pietra del Destino ha molti altri significati più occulti. Del suo ruolo come omphalos abbiamo già parlato in occasione delle sue origini leggendarie come “cuscino di Giacobbe”, il che la collega anche ai betili sacri ed alle “energie della Terra“.
Scavando ulteriormente nelle antiche tradizioni dell’Irlanda, si scopre che i mitici Tuatha De Danaan, divinità irlandesi giunte da occidente e rappresentanti ultraterrene del “piccolo popolo” dei folletti, fecero dono agli uomini di quattro oggetti sacri, dotati di poteri particolari. Essi erano: la Spada di Nuada, che una volta sfoderata non mancava mai la sua vittima, il Calderone di Dagda, che come una cornucopia offriva cibo in continuazione senza mai svuotarsi, la Lancia di Lugh, terribile arma che sprizzava scintille e sangue capace di dare l’invulnerabilità a chi la impugnasse, e la Lia Fàil, la Pietra dell’Incoronazione, che legittimava le incoronazioni regali emettendo un grido ogni volta che un re degno di questa carica vi salisse sopra.
Il ricordo di questi quattro oggetti, sicuramente simbolici, venne trasfuso nei cicli di romanzi nella letteratura del Graal. Quando Perceval assiste alla processione che si svolge nel Castello del Graal davanti al Re Pescatore, quattro oggetti, detti “reliquie” del Graal, sfilano davanti a lui: sono una spada, una coppa, un piatto ed una lancia, e ricordano chiaramente i doni dei Tuatha De Danaan. Nel Medioevo questi stessi quattro oggetti vennero codificati nei semi delle carte dei Tarocchi, precisamente negli Arcani Minori. Il simbolismo si mantenne anche quando gli Arcani Minori divennero carte da gioco comuni, e fu mantenuto quando da queste derivarono le carte da poker francesi. Per approfondire questo passaggio e per addentrarsi nel simbolismo delle Carte da Gioco, si rimanda il lettore all’articolo apposito presente nella sezione del Simbolismo.

I MISTERI DELLA PIETRA DEL DESTINO di ADRIAN GILBERT – HARMAKIS EDIZIONI

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ILLUMINATI E LA MUSICA DI HOLLYWOOD

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Domanda: Perché sembra che le celebrità del momento a Holywood  peschino tutte nello stesso pool genico di padri di nessun rilievo e madri single (Mel B, Kim Kardashian, Kimora Lee Simmons, Amber Rose, Nicole Murphy, Draya, Katt Stacks, ecc,ecc.), scambiandoseli l’un l’altra negli anni come fossero regali?
 Risposta: Perché c’è una parte di quelli che per comodità definiamo Illuminati (pur se appartenenti a una miriade di sette differenti) che fanno capo a  chi governa il mondo che si serve di schiavi sessuali (sia maschi che femmine) il cui compito è di mantenere le celebrità passive, non focalizzate, e possibilmente suscettibili alla dominazione ed al controllo totale da parte dell’elitè.Ecco perché purtroppo continuiamo a vedere sempre e solo gli stessi artisti e le stesse facce attorno a loro, cosa che accade anche se in forma diversa per via della professione  con le star del calcio e le varie veline specialmente qui da noi in Italia.Sempre a livello italiano è particolarmente interessante il caso di Sara Tommasi (showgirl, attrice e modella italiana) che dopo il suo flirt con l’ex Primo Ministro Silvio Berlusconi  (si sempre lui…) ha aver affermato di aver fatto il patto col diavolo per ottenere il successo che ha avuto  in passato, anche se poi  sembrerebbe  se ne sia pentita amaramente. In un video pubblicato su Youtube fatta da un noto intervistatore romano  Massimo Marino di  ViviRoma , progetto televisivo locale un pò trash ma molto apprezzato dal popolo della notte capitolina  al minuto 3:25 gli viene chiesto di  spiegare cosa siano quelle tre lettere “S” tatuate sulla sua spalla e lei risponde senza peli sulla lingua: “Soldi, sesso e successo… il patto col diavolo”. E poi continua rincarando la dose per rendere il concetto ancora più chiaro all’intervistatore: “Mai andare in chiesa, solo adorare il diavolo”. Infine dal minuto 4:15 la Tommasi accenna di una sua futura visita a Medjugorje facendosi però delle risate di incredulità verso Dio, deridendolo in maniera blasfema (min.5:05) e dicendo tra le altre cose: “Ma chi ci crede…” !

Nel mio nuovo libro non parlo della Tommasi,  ma dedico un piccolo spazio di approfondimento a un altra delle vittime del milieu Berlusconiano: Michelle Bonev che come tanto donne dello spettacolo internazionale come la stessa cantante Beyonce si legano a questi uomini potenti per arrivare in cima alla piramide. Dal titolo del libro il cuore del problema si trova a Hollywood non Italia,  dove il “Diavolo” o meglio “Satana” quello  che il satanismo di tipo spirituale indentifica con il dio Enki, ha posto le basi del  suo successo un secolo fa e dove fu celebrata la prima Messa al mondo dell’infame culto di matrice  Luciferina noto come Thelema creato dall’illuminato e noto mago nero dedito alla Magia Sessuale  Aleister Crowley. Il pilastro centrale e il collante dell’esoterismo in fondo è  la MAGIA SESSUALE, utilizzata nei vari ambiti della stregoneria, del satanismo, del variegato mondo panteistico e del tantrismo sempre più popolare nel mond odello spettacolo; la magia sessuale viene considerata come la sorgente di tutto il potere gestito dagli illuminati. L’uso del sesso per raggiungere  questi “poteri” appare così come il terreno comune di tutto ciò che è magico, occulto ed esoterico, unificando il tutto in un immenso crogiuolo pieno di vittime spesso ignare e sprovvedute come la Tommasi ma anche la povera Marilyn Monroe e di sicuro oggi abbiamo artisiti molto più consapevoli che si votano anima e corpo senza ribellarsi a questo stato di cose.

Ma ha chi giova tutto ciò?

Nel mio nuovo libro ILLUMINATI, E LA MUSICA DI HOLLYWOOD vi introduco gradualmente al problema partendo dalla militarizzazione della musica che sta alle origini delle principali case discografiche. L’8 Novembre 1999 per esempio a riguardo della BMG tanto per citarne una, il Nation Magazine affermò che: “Contrariamente alla versione ufficiale della compagnia, Bertelsmann (N.d.A. e quindi la BMG) cooperò con i Nazisti nei tardi anni Trenta e nei primi anni Quaranta, pubblicando vario materiale di propaganda Hitleriana”.

C’è qualcun altro oltre a me che trova ironico come una compagnia una volta collegata al Nazismo possa ora rappresentare molta proprio di quella gente di cui una volta supportava l’uccisione? La BMG (Bertelsmann Music Group) Publishing controlla oltre un milione di copyright.   Società controllate dalla BMG:

  • RCA Music Group
    • RCA Records
    • Arista Records
    • J Records
    • Full Surface Records
    • US Records
  • Zomba Music Group
    • Battery Records
    • Epidemic Records
    • La Face Records
    • Music for Nations
    • Pinnacle Records
    • Scotti Brothers Records
    • Silvertone Records
    • Verity Records
    • Volcano Entertainment
    • X-Cell Records
    • Arista Nashville
    • RCA Nashville
    • BNA Records
    • BMG Kidz
Tra gli artisti che una volta avevano firmato con questa casa discografica, o con una delle sue affiliate, ci sono Avril Lavigne, i Coldplay, Shakira, Nelly, Britney Spears, R. Kelly, Shania Twain, Christina Aguilera, Kelly Clarkson, i Linkin Park, Jay-Z, i Maroon5, Justin Timberlake, Joss Stone, Elvis Costello, Ne-Yo, Mariah Carey, i Black Eyed Peas, Kenny Chesney, The Game, Mario, i Rascal Flatts, i No Doubt, Thomas Anders, Jessica Simpson e 50 Cent, come anche leggende del calibro di Bob Dylan, Elvis Presley e Frank Sinatra ed altri.
 
Guardatevi intorno a volte le cose che ci sfuggono sono proprio quelle che ci stanno davanti. Il controllo mentale è possibile solo se noi “permettiamo” a qualcuno o a qualcosa di entrare nel nostro subconscio… solo allora le nostre menti possono essere manipolate. Gli esperimenti di controllo mentale, la cosiddetta scienza Nazista cosi cara agli illuminati che controllano il mondo, sono andati avanti per decine di anni  anche con un utilizzo sistematico e manipolatorio  della conoscenza esoterica della psiche umana. Ridicolizzando cosi qualsiasi interpretazione spirituale della vita e mobilizzando le forze della scienza convenzionale a proprio favore incluse quelle della psichiatria come nel caso dell’Istituoto Tavistock.
Tutti costoro fanno parte di quell’Eggregore immenso che risiede più di ogni altro luogo a Hollywood dove mi sono recato per scoprire chi c’è  realmente dietro a tutto questo, scoprendo  fatti, luoghi e persone che sinceramente ho trovato preoccupanti e che dimostrano che il Nazismo della BMG come di alter case discografiche di cui parlo approfonditamente nel libro , rappresentano l’ala più occulta e manipolatoria del mondo dello spettacolo che oltre a un controllo di tipo Massonico usa le sette sataniche che come ci ricordò la celebre rivista THE NEW YORKER qualche anno fa, sembrerebbero di fatto legate a quel nazismo che non si è di certo spento con la sconfitta della Germania nella Seconda Guerra Mondiale  e che grazie ai tanti esuli nazisti giunti negli States sotto la protezione della CIA è andato a rafforzare quel programma per il controllo della menti conosciuto oggi come MK-ULTRA.
Questo mio nuovo lavoro vuole portarvi alle radici del problema li dove c’è il forte coinvolgimento della Fondazione Rockfeller e di tutta una serie di scienziati e esperti del mondo dello spettacolo al soldo dei  potenti  capeggiati dai Rothschild.
E cosa fa la Chiesa per proteggere I Fedeli da tutto questo? 
Rispondo con la solita Battuta di Cetto La Qualunque: UNA BEATA MINCHIA! E in questo libro spiego anche il perchè di questa corruzione graduale ma inesorabile dei costumi nella Chiesa di Roma voluta dai potenti del Club Bilderberg aiutati da Istituti come il Tavistock che infine porta tutti gli artisti e I potenti come Bono o Bill Gates da una sola persona a capo di questo infame  mondo luciferino ovvero la Regina Elisabbeta II e la Corte dei Reali di Inghilterra quelli che hanno investito di onori e gloria “I Baronetti di Liverpool”.
Detto questo quando Beyonce (amante di Obama) apparve per la prima volta sulla scena con le Destiny’s Child, era ovvio che lei aveva qualcosa di particolare. Lavorava più duramente per emergere ed era aiutata lungo il percorso da un padre manipolatore. Mentre Beyonce faceva parte delle Destiny’s Child incontrò Jay-Z, collaborarono e puf, all’improvviso erano una coppia.  Beyonce si avventurò in un suo progetto personale, un duetto con Jay-Z chiamato Crazy in Love. Fu un successo, chiuse anche la bara sulla carriera delle altre componenti delle Destiny’s Child.
Questo solleva un’altra domanda… se Crazy in Love non avesse avuto successo, le Destiny’s Child sarebbero ancora insieme? Fatevi queste domande: Perché Beyonce indossa gioielli con l’immagine di Bafometto? Perché Jay-Z ha chiamato la sua compagnia col nome di uno dei demoni degli Illuminati? E le risposte arriveranno da sole….
Amil, la prima First Lady della Roc-a-Fella Records (si proprio come Rockefeller) la casa discografica di Jay Z  ed ex protégé dello stesso, elaborò nella sua canzone Quarrels (dal suo album del 2000, All Money Is Legal) come il diavolo punti alla tua anima offrendoti regali.
Quarrels
“Ehi, da quando ti conosco hai cercato di farmi
Comportare come i miei amici, ma io so che è così che mi hai fregata
Ti piace vedermi su di giri, ami vedermi brilla (tipsy)
Ho sentito che vuoi persino ficcarmi dentro un piccolo chip
Mi hai fatto conoscere la tua cerchia di amici, odio, invidia, lussuria e avidità
Hai detto che vuoi il mondo intero in custodia
E che se ti do la mia anima, tu mi darai oggetti di lusso
Mi hai detto di vendere crack alla mia gente e di diventare ricco allontanandomi dai tossici (get rich off fiends)
Ti piace il numero sei ma odii il numero tredici
C’è sempre stato qualcosa in te che mi faceva venire la pelle d’oca
Mi hai fatto diventare una giocatrice e mi hai mostrato come essere ricca (how to ball)
Vedo il tuo occhio che mi guarda sui biglietti da un dollaro
Così come governerai le nazioni sotto una sola religione
Hai questo Nuovo Ordine Mondiale, è come una grossa prigione.” (Testo editato)
Lady Gaga, che frequentò il prestigioso Convent of the Sacred Heart (lo stesso istituto frequentato da Caroline Kennedy) è stata un burattino degli Illuminati fin dalla prima volta che entrò in scena. In molte delle sue foto nasconde un occhio o lo racchiude in un cerchio, rimarcando l’idea dell’Occhio Che Tutto Vede.
 La si è vista indossare corna, e nel video di Bad Romance è comparsa la testa di Bafometto. (Nota: il regista dei video di Paparazzi e Telephone è stato fotografato con addosso una maglietta con la faccia di Bafometto).
Il gruppo dirigenziale di Gaga è diretto da Akon anche lui legato all’elitè afroamericana degli illuminati di cui approfondisco il ruolo nel mio libro. Rihanna (alias Rihtardata come scrive la scrittrice Americana Rebecca Scott) fu tirata dentro dopo aver pubblicato video come Umbrella, Disturbia e Run This Town, in cui, se non sta impersonando una donna posseduta dal demonio, sembra fare parte di qualche culto e anche il suo ex Chris Brown spesso esibisce segni di possessione demoniaca, in questo libro però non voglio speculare e vi spiego il perchè di tutto questo mostrandovi i lati più segreti di Rihanna legata in tutto e per tutto agli illuminati.  Ho inoltre avuto conferma dalle mie fonti a Hollywood  che il Video Music Awards (VMAs) del 2009 è stato un unico grande rito satanico, che comprendeva una preghiera al demonio e l’iniziazione agli Illuminati di Taylor Swift, insomma nulla e come appare nel mondo dello spettacolo e Buona lettura con il mio nuovo libro ILLUMINATI, E LA MUSICA DI HOLLYWOOD su Harmakis Edizioni in libreria dal 24 Novembre 2014.
Leo Lyon Zagami
 http://edizionisicollanaexoterica.blogspot.it/2014/11/illuminati-e-la-musica-di-hollywood.html
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Presentazione del libro, L’Ultima Malattia di Eugenio D’Aniello

eugenioPresentazione del libro, L’Ultima Malattia di Eugenio D’Aniello

L’ Autore, medico specialista in Oculistica, ed Ufficiale Medico dell’Esercito, che vive e lavora in provincia di Napoli, noto nel suo campo anche per l’intensa attività di consulenza e di informazione, dopo aver sperimentato di persona, a livello professionale e familiare, vicende di grande impatto a livello di salute, in seguito alle quali si è anche avvicinato a medicine “non convenzionali”, passa in rassegna le emozioni collegate a storie di malati e malattie, ma anche episodi di guarigione. Tali emozioni vengono raccontate anche per quanto riguarda i medici e i familiari che hanno assistito gli ammalati.

L’esposizione è resa scorrevole e comprensibile a tutti, mediante il racconto di una serie di storie, come un “film a episodi”, con trame completamente diverse e con evoluzioni diverse: si va da storie di famiglie “normali” di un’Italia del Sud, a storie di famiglie di medici, ad episodi in Ospedali o strutture pubbliche del nostro sistema sanitario, a storie ambientate in territorio di guerra in Kosovo. Ne deriva un quadro emblematico di un certo modo di condurre la “sanità” italiana del XXI secolo, con il suo alto contributo tecnologico, con le sue contraddizioni ma, forse, con una insufficiente attenzione all’unità corpo – mente – spirito e alla sua influenza sullo stato di salute.

Titolo: L’Ultima Malattia

Autore: Eugenio D’Aniello

Editore: Harmakis Edizioni

Collana: Narrativa

Data di Pubblicazione: gennaio2014

Prezzo euro 13,00

 

Isbn: 978-88-98301-05-8

La presentazione si terrà il giorno 19 Settembre alle ore 18, presso la Libreria Parole Ribelli, Corso Cavour 3, 05018 Orvieto.

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I Mitanni alla Corte dei Faraoni di Antonio Crasto

I-Mitanni-alla-corte-dei-faraoni-big-25-965La XVIII dinastia egizia vide la presenza di alcuni sovrani guerrieri (Thutmose I, Thutmose III e Amenhotep II) che svolsero un’azione di conquista e controllo delle città stato del Vicino Oriente, incrementando considerevolmente i tributi che annualmente arricchivano il tesoro del regno.
La dinastia si caratterizzò anche per il nascere di due anomalie religiose: il regno del faraone donna Hatshepsut, matrigna e coreggente di Thutmose III, e il periodo “eretico” di Akhenaton (donna).
La comprensione di queste “eresie” porta a riconsiderare la religione egizia, ipotizzando un’antica religione stellare, basata su 8 / 12 divinità associate agli astri del Sistema solare.
L’originale visione di una dea madre stellare (Horus l’antico / Hathor) e un dio padre stellare (Ra / Horakhty) venne sostituita dal Mito di Osiride, che, ispirandosi a una catastrofe planetaria che coinvolse alcuni pianeti del Sistema solare, costruì un’allegoria del Diluvio Universale del 5500 a.C., creando alcuni importanti sincretismi degli dei stellari: Hathor, Sah e Apophys, con gli dei terreni: Iside, Osiride e Set.
La religione di Osiride fu associata alle teofanie solari: Ra (Era del Toro) e Amon (Era dell’Ariete), ma esse furono sottovalutate dai sovrani Hatshepsut e Akhenaton, su ispirazione rispettivamente dell’ebreo Senenmut e della mitannica Nefertiti.
L’influenza di personaggi mitannici a corte si può cogliere con la presenza: della principessa Mutemuia, del principe Yuia e della sua sposa Tuia, della loro figlia Tiye e della principessa Gilu Heba / Nefertiti.
Alcune situazioni sembrarono compromettere la dinastia: la sterilità di Tiye, la nascita di un solo erede maschio, Thutmose, una malattia di Amenhotep III e una grave epidemia di peste.

Autore: Antonio Crasto

Per Ordinare Il Libro: I Mitanni alla Corte dei Faraoni

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Una Goccia nel Mare

goccianelmareQuesta storia vera, vissuta in ogni minimo dettaglio raccontato, è stata ricondotta in questo racconto di vita familiare per portare un messaggio che sia utile a tutte quelle persone che hanno voglia di arricchire loro stessi e gli altri investendo sul progetto famiglia. Dirò in modo molto sincero che raccontare questa mia e nostra esperienza è stato molto complicato sia nel trovare le parole sia le espressioni adeguate alla trasmissione delle emozioni che ci hanno entusiasmato e a volte turbato lungo questo percorso della nostra “famiglia in espansione”. Affrontare la genitorialità e la fratellanza “di cuore” tramite l’affido o l’adozione è un gesto importante ed è assolutamente positivo se è fatto con reciprocità affettiva e ricerca di rapporti familiari autentici, che possono essere schietti nel bene e nel male così come sono con i figli e i fratelli naturali. Non deve esserci la compassione, ma la condivisione delle situazioni da affrontare nel rispetto di tutti gli attori della famiglia. In una società, degna di questo nome, deve essere vivo l’interesse per l’altro affinché anche le persone più svantaggiate abbiano le opportunità adeguate per avere un destino dignitoso e rispettabile. E’ fondamentale in questo momento sentirsi cittadini del mondo senza frontiere di nessun tipo per comprendere le necessità di persone che hanno il colore della pelle diverso dal nostro. Persone comunque da accogliere per iniziare a “camminare insieme” nella strada prima del cuore e subito dopo della vita. Spero di potervi incuriosire a tal punto da rendervi pronti a sperimentare personalmente la vostra “genitorialità di cuore” accogliendo “un figlio nella vostra realtà”. E questo messaggio che parte ora, mi piace immaginarlo su un piccolo foglio arrotolato nel becco di una candida colomba che lo depositerà in un angolo riparato del vostro grandissimo cuore…

Una Goccia nel mare di Meri Lolini

Harmakis Edizioni

129 pagine

Prezzo Euro 13,50

ISBN :978-88-98301-08-09

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