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LE CONNESSIONI STELLARI NELLA PIRAMIDE DEL RE KHEOPE

Premessa

Il re Kheope è un sovrano della IV dinastia e probabilmente regnò fra il 2551 e il 2528 a.C. Il suo nome è famoso poiché legato al suo sepolcro che fa parte delle sette meraviglie del mondo. Questa tomba che ha affascinato l’umanità di tutti i tempi, ancora oggi è oggetto di studi, indagini e ricerche.

La piramide del sovrano, dai rapporti matematici molto semplici e lineari, è sempre stata un miraggio di astrazione, di filosofia, di teosofia, di scienza iniziatica dei misteri, di astrologia, di pretese virtù guaritrici, di ufologia … e altro, che è superfluo riportare.

Sebbene l’uomo abbia cercato in questa piramide la risposta a sogni e speranze, essa si drizza ancora oggi eterna e maestosa, con le due sorelle, ai limiti del deserto libico, testimonianza di un progetto e di una realizzazione che glorificava il nome e il ricordo del suo grande re. Un progetto nato e maturato nello spirito di un progettista, di un architetto che mise le sue conoscenze, il suo ragionamento e il proprio cuore al servizio dei voleri del suo divino signore.

piramidecheope

La piramide è legata alle sue altre funzioni, cioè il tempio cultuale, la rampa cerimoniale e il tempio a valle (di cui purtroppo non resta traccia). Il compito e dovere dello studioso, e non solo, dovrebbe essere di considerare questo capolavoro (e gli altri esempi architettonici dell’antico Egitto) come un’opera di piccoli grandi uomini che utilizzarono abilmente le risorse della loro epoca e la loro esperienza di costruzioni per produrre il primo esempio di sepolcro monumentale, espressione pietrificata di un’idea religiosa, cultuale e di proprietà terrestre e celeste del sovrano.

Nella piramide di Kheope non ci aspetti di trovare dei misteri teosofici, né delle speculazioni mentali, né ineffabili teorie. Ciò sarebbe un atto d’irriverenza verso degli uomini che, con la loro saggezza muta per lo scorrere dei millenni, ci hanno lasciato in eredità un esempio unico di tecnologia, razionalità e religione in rapporto all’ambito culturale della loro epoca.

La camera funeraria e la ‘camera della regina’

La camera funeraria custodisce il sarcofago reale e non possiamo avere alcun dubbio sulla destinazione di quest’ambiente. La ‘camera della regina’, al contrario, ha sempre sollevato le ipotesi più disparate sulla sua funzione, e lo conferma il suo appellativo.camerafuneraria

Sappiamo che questi locali sono dotati ciascuno di una coppia di canali ognuno con una propria inclinazione. Nella camera funeraria i due condotti sono di fronte e la loro parete occidentale coincide con una scansione sottomodulare. In pianta il canale meridionale è ortogonale alla parete della camera; quello settentrionale parte ortogonalmente alla parete, per poi continuare obliquamente verso ovest dopo tre gomiti, per evitare la muratura della camera delle ‘saracinesche’. Nella ‘camera della regina’ la parete orientale dei due canali coincide con la metà delle murature nord e sud e in pianta sono ortogonali a queste.

Nella camera funeraria il condotto sud puntava alla ε Orionis e quello nord all’α Draconis. Nella ‘camera della regina’ il canale meridionale era orientato verso l’α Canis Majoris (Sirio) e quello settentrionale verso la β Ursae Minoris. Poiché sappiamo che le concezioni funerarie dell’epoca a proposito del destino del re nell’aldilà erano

Nella ‘camera della regina’ la parete orientale dei due canali coincide con la metà delle murature nord e sud e in pianta sono ortogonali a queste.

Nella camera funeraria il condotto sud puntava alla ε Orionis e quello nord all’α Draconis. Nella ‘camera della regina’ il canale meridionale era orientato verso l’α Canis Majoris (Sirio) e quello settentrionale verso la β Ursae Minoris. Poiché sappiamo che le concezioni funerarie dell’epoca a proposito del destino del re nell’aldilà erano essenzialmente a carattere stellare e celeste, è bene percorrere questa pista per provare a risolvere il problema della destinazione della ‘camera della regina’. Poiché le uniche fonti religiose a nostra disposizione sono i Testi delle Piramidi, una piccola indagine nelle loro preghiere, o formule, potrebbe lasciare intravedere una soluzione al problema.

Nei Testi delle Piramidi si notano dei legami molto evidenti tra il re e le costellazioni di Orione e del Canis Major.

Orione è associato a Osiride e al sovrano defunto, il suo seme efficace (§ 186); Orione, padre degli dei, è garante per il re (§ 408); il re è come Orione, è concepito con lui e compie il ciclo celeste come questo (§ 820-821); il sovrano è la grande stella compagna di Orione, attraversa il cielo con lui poiché è anche suo figlio (§ 882-883). Si prega affinché sia posta una scala che servirà al re per giungere da Orione (§ 1717); il sovrano sale su una scala per raggiungere la costellazione (§ 1763). Si augura al re di essere abile e di ascendere al cielo che lo farà nascere come Orione (§ 2116) che del resto è suo padre (§ 2180), e anche suo fratello (§ 2126).

Nei Testi delle Piramidi si notano dei legami molto evidenti tra il re e le costellazioni di Orione e del Canis Major.

Orione è associato a Osiride e al sovrano defunto, il suo seme efficace (§ 186); Orione, padre degli dei, è garante per il re (§ 408); il re è come Orione, è concepito con lui e compie il ciclo celeste come questo (§ 820-821); il sovrano è la grande stella compagna di Orione, attraversa il cielo con lui poiché è anche suo figlio (§ 882-883). Si prega affinché sia posta una scala che servirà al re per giungere da Orione (§ 1717); il sovrano sale su una scala per raggiungere la costellazione (§ 1763). Si augura al re di essere abile e di ascendere al cielo che lo farà nascere come Orione (§ 2116) che del resto è suo padre (§ 2180), e anche suo fratello (§ 2126).

Tralasciando considerazioni più approfondite e dettagliate su questi passaggi che esulerebbero dall’argomento di questo contributo, possiamo dedurre che il defunto re è figlio, fratello e compagno di Orione e che in ogni modo è in contatto continuo con questa costellazione strettamente legata a Osiride. Dunque il canale meridionale della camera funeraria, puntato alla ε Orionis, poneva il defunto regale in diretto contatto con questa. Nello stesso tempo il condotto settentrionale legava il re al polo celeste e, dunque, alle Stelle Circumpolari, zona importante per la residenza del sovrano defunto.

Prima di affrontare il discorso su Sirio, possiamo notare che nei Testi delle Piramidi la costellazione del Canis Major e la stella Sirio sono chiamate rispettivamente Sopedet (spdt) e Soped (spd), come è stato osservato da N. Beaux.

Il re è fatto passare all’orizzonte orientale, poiché Canis Major è sua sorella e suo figlio all’alba (§ 341); il re è un Vivente, figlio di Canis Major, mentre le due Enneadi si purificano nell’Orsa Maggiore, l’immortale. Canis Major fa poi in modo che il re possa volare in cielo con gli dei, suoi fratelli, mentre Nut, Iside e Nephtis accolgono ed onorano il regale defunto (§ 458-459). Iside, sorella del re (= Osiride) viene in gioia da lui che la pone sul suo pene affinché il suo seme possa penetrare in lei che è efficace come Canis Major: è Horus-Sirio che nascerà poi, in quanto Horus che è in Canis Major (§ 632).

cheope2Qui vi è il riferimento alla nascita di Horus (=Sirio), di Orione (=re defunto) e di Iside (Canis Major), atto aderente alla realtà astronomica nella quale l’apparizione di Sirio era annunciata da ζ e δ Orionis. Notevole è il fatto delle tre stelle della Cintura d’Orione, cioè ζ, ε e δ sono allineate quasi con Sirio, vertice del triangolo α-β Or.-α C. Maj. e che la retta α C. Maj.-ε Or. è quasi l’altezza di questo triangolo isoscele: dunque una stretta relazione tra Sirio e il centro della Cintura d’Orione. A quest’idea è collegato anche il passaggio (§723):

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Tu raggiungerai (sAH) il cielo come Orione (sAH) e il tuo ba sarà efficace (spd) come Canis Major (spdt).

Il re defunto raggiunge dalla camera funeraria Orione, mentre il suo ba sarà efficace come la costellazione del Canis Major alla quale appartiene Sirio, e alla quale si può arrivare anche dalla ‘camera della regina’. Ancora un’altra formula (§2126) recita:

 Notare il gioco d’assonanze e di significati.

gerogli2

Questo tuo fratello è Orione, questa tua sorella è Canis Major, ed egli (il re) siederà tra essi e in questa terra eternamente!

e la formula (§1707):

gerogli3

Tua sorella è Canis Major, tuo figlio è il Dio Mattutino ed è tra essi che tu siederai sul Grande Trono.

Anche qui sono evidenti i collegamenti tra Orione, Canis Major, Sirio, il Dio Mattutino (?) e l’idea del regnare ancora in terra, concetto relativo al pensiero dell’epoca.

Il canale settentrionale della ‘camera della regina’ puntava verso β Ursae Minoris che fa parte delle Stelle Circumpolari. Nel passaggio(§1123) è detto:

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Possa egli (il re) ascendere dunque al cielo tra le Stelle Imperiture, sua sorella è Canis Major, la sua guida è il Dio Mattutino (Sirio?) e essi presentano la mia mano verso il Campo delle Offerte.

cheope3La relazione è molto chiara e non ha bisogno di commenti. La β Ursae Minoris è una stella alla quale puntavano la discenderia della piramide del re Jedef-Ra e il nome del monumento è (la piramide) ‘Jedef-Ra-è-la-stella-sehed (sHd)’. Probabilmente questo era il nome dell’astro, e doveva avere una certa importanza se le discenderie delle piramide di Khefren (I progetto), di Ny-user-Ra, di Unas, di quella rituale dei Teti, e della piramide di Pepy II furono orientate verso questo astro. Nella camera vi è poi una nicchia a filari gradienti che, alla luce di quest’indagine, poteva ospitare la statua del ka del sovrano.  Si può concludere, dunque, che la ‘camera della regina’ era destinata a residenza del ka del sovrano perché luogo di arredi sacri e di andirivieni del ba del re defunto in collegamento con Sirio ed una particolare stella circumpolare: possiamo considerare questo ambiente un serdab. La camera funeraria era collegata a Orione (=Osiride) e al polo celeste (α Draconis), la più importante fra le stelle circumpolari. Da ciò deriva l’interdipendenza tra la camera funeraria e la camera del ka-ba, padre-figlio, identica a quella stellare Orione-Canis Major.

Pietro Testa

VIAGGIO nell’ALDILÀ dell’ANTICO EGITTO 

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[:it]PAPIRI E STELE CON RITUALI DI INIZIAZIONE OSIRIDEA[:en]PAPYRUS AND STELAE WITH RITUAL INITIATION OSIRIDEA[:]

[:it]

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Testimonianze di personaggi che abbiano realmente eseguito i rituali di iniziazione ad Osiride ci sono pervenuti solo attraverso alcuni papiri e steli che vanno dal XV sec. a.C. al I sec. d.C.: l’analisi che fa Guilmot nel suo “Iniziati e riti iniziatici nell’antico Egitto” va posta in parallelo con il Capitolo 125 del Libro dell’uscire al giorno che abbiamo sopra concisamente riassunto; si vedrà così come i vari passaggi del rituale descritti in questi testi siano non sempre perfettamente coincidenti con le parole del Libro, nel quale probabilmente è conservata una forma più arcaica di iniziazione.

Precisiamo che Guilmot vede tutta l’operazione iniziatica come una sorta di travaglio psicologico mirante ad un “perfezionamento spirituale”, anche se non è chiaro cosa egli intenda per “spirituale”, basato sullo “scatenarsi dell’emotività”, ed il suo studio si basa, come egli stesso dice, “sull’unire la tecnica della filologia a quella della psicologia dell’irrazionale”: prese le giuste misure dalle sue personali interpretazioni, con le quali ovviamente non concordiamo, il lavoro svolto da Guilmot risulta davvero importante per la conoscenza dell’effettiva realizzazione di tecniche iniziatiche nell’antico Egitto.

osiride

I testi studiati da Guilmot sono tre: il più esteso è proprio il più recente (papiro T 32 di Leida, scritto per un sacerdote di nome Horsiesis, Profeta di Amon Râ, I sec. d.C.), esso quindi risente della corruzione causata dal diffondersi dei Misteri classici in Egitto, come d’altronde si osserva anche nella descrizione del rito fatta da Apuleio nelle sue Metamorfosi. Però il confronto con testi più antichi (iscrizioni nella tomba di Amenhotep, sacerdote di Amon sotto Thutmosi III nel XV sec. a.C. e sulla statua di Hor, profeta di Amon durante la XXII Dinastia nel IX-VIII sec. a.C.) consente di rilevare l’esistenza di un iter iniziatico parallelo tra i vari testi, anche se non perfettamente coincidente sia tra di loro sia con quello riportato nel Libro dell’uscire al giorno (Tabella comparativa in: a sinistra il Capitolo CXXV, a destra i punti salienti del rituale). Questo iter può essere distinto in cinque fasi:

  1. 1. L’accoglienza dell’iniziato nel “luogo sacro” identificato con un tempio di Osiride e in alcuni casi l’offerta di una corona di fiori o di fronde, quale si è ritrovata in alcune sepolture, come quella di Tut-ankh-Amon. Essa si identifica probabilmente con la corona del cap. XIX del Libro dell’uscire al giorno: “Tuo padre Atum ha posto questa corona di giustificazione sulla tua fronte affinché tu viva in eterno”; la corona, simbolo della regalità, è anche simbolo del potere e la sua forma circolare è segno del mondo trascendente. Anche Apuleio riceve una corona, ma alla fine del percorso iniziatico, una corona fatta di fronde di palma, le cui punte sono simbolo dei raggi solari: l’iniziato è divenuto un eguale di Râ.
  2. 2. La discesa sotto terra o il passaggio attraverso l’oscurità della sala ipostila del tempio da solo o accompagnato da sacerdoti o da Anubis stesso (un sacerdote vestito con la maschera del Dio), sostituito in alcuni dei testi riportati da Guilmot dalla trasmissione di segreti o dalla lettura di testi, che egli suppone contengano formule iniziatiche. Il significato del “passare sotto terra” o comunque attraverso un luogo oscuro è simbolo della morte che l’iniziato deve subire per rinascere. Un dipinto di epoca tarda raffigura il defunto vestito di bianco, segno di purità rituale, con in mano una corona e al suo lato sinistro Anubis che lo accoglie tra le braccia, mentre a sinistra vi è un sarcofago, segno della parte corporea che il defunto lascia dietro di sé; analogamente nel Libro di ciò che è nell’Amduat l’Ora XII si conclude, come si è visto, con la mummia di Osiride abbandonata sulla parete dell’Amduat mentre il Sole-Iniziato esce in forma di Khepri tra le braccia di Atum.
  3. 3. L’ingresso nella Stanza sotterranea o in un luogo analogo e la “giustificazione” dell’iniziato che diviene maakheru, “giusto quanto a voce”.
  4. 4. La rigenerazione, che si attua attraverso un bagno purificatore in un bacino, quale si trova accanto a tutti i templi o, nel caso di Abydos, probabilmente nell’anello di acqua che circonda la piattaforma centrale, di cui diremo avanti.
  5. 5. La rivelazione del Dio e l’illuminazione trascendentale che ne consegue e che si raggiunge attraverso la visione del corpo del Dio o del reliquiario della sua testa o del suo corpo nel sarcofago, atto che costituisce il momento culminante e finale del rituale.

Come si può vedere, la corrispondenza con il testo del Libro dell’uscire al giorno non è perfetta: anche lì abbiamo azioni rituali simili e con analogo significato, ma in ordine diverso e con alcuni passaggi che sono forse più coerenti con quanto ci si attende da un rituale iniziatico, ad esempio la purificazione dovrebbe precedere e non seguire la giustificazione, la quale dovrebbe essere il punto di arrivo del rito, mentre nei testi studiati da Guilmot essa è sostituita da una specie di illuminazione che giunge a seguito della visione di oggetti sacri, il che è analoga a quella descritta ad esempio nei Misteri Eleusini.

tempiosiride

Il luogo in cui si svolgeva l’iniziazione nel papiro di Leida tradotto da Guilmot è il tempio di Osiride ad Abydos, nel quale il culto del Dio aveva origini antiche, risalenti alle prime Dinastie, ed in particolare la parte nota come Osireion. Si tratta del settore, indipendente dal tempio vero e proprio e situato a nord di esso, costruito da Sethi I: si entra tramite un corridoio in discesa diretto da ovest ad est (segno che la rigenerazione seguiva il percorso del Sole-Râ) e lungo circa cento metri, le cui pareti portano incisi testi dei Libri dei Morti; alla fine del corridoio si giunge in una sala di forma rettangolare, al cui centro si erge una piattaforma circondata da un anello di acqua, per accedere alla quale vi sono due gradinate sui lati corti.

Sulla piattaforma vi sono tutt’ora due cavità, le quali si ritiene servissero a contenere il sarcofago del Dio e la testa di Osiride, la reliquia più importante tra tutte quelle riferite ad Osiride: i due oggetti costituivano il centro focale dell’illuminazione come la descrive Guilmot. Attorno all’Osireion, vi erano alberi di Persea, la pianta sacra simbolo di immortalità, e nel papiro di Leida trascritto da Guilmot si dice espressamente: “Tu arrivi nella stanza sotterranea, sotto gli alberi (sacri). Presso il Dio Osiride (ecco)ti giunto, colui che dorme nel suo sepolcro. Allora nel luogo santo ti è dato il titolo di Giustificato” (pag. 84).

Questa descrizione fa pensare all’esistenza di un tumulo funerario eretto sopra l’Osireion sul quale dovevano essere piantati gli alberi di Persea, anche se alcune ricostruzioni fanno invece pensare che esso avesse un tetto aperto al centro da un grande lucernario.

Tratto da Anemos di Leonardo Lovari – Harmakis Edizioni – 2015

[:en]

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Recollections of people who have actually performed the initiation rituals to Osiris have survived only through some papyrus and stems ranging from the fifteenth century. B.C. to the first century. d.C .: analysis that makes Guilmot in his “Initiates and initiation rites in ancient Egypt” should be placed in parallel with Chapter 125 of the Book of going a day we have briefly summarized above; you will see the ritual as well as various steps in these texts are not always perfectly coincide with the words of the Book, which is probably preserved a more archaic form of initiation.

Please note that Guilmot sees the whole operation initiation as a kind of psychological suffering aimed at a “spiritual perfection”, although it is not clear what he means by “spiritual”, based on “unleashing of emotion”, and its study based, as he himself says, “on joining the philology technique to that of irrational psychology”: the right measures taken by his personal interpretations, with which of course we do not agree, the work done by Guilmot is really important for the knowledge of the actual implementation of technical initiation in ancient Egypt.

 

osiride

The texts studied by Guilmot are three: the largest is just the latest (papyrus 32 T Leiden, written for a named Horsiesis Priest, Prophet of Amon Ra, the first century AD.), So it is affected by the corruption caused by the spread Mysteries of the classics in Egypt, as indeed is also observed in the description of the ritual made by Apuleius in his Metamorphoses. But the comparison with older texts (inscriptions in the tomb of Amenhotep, the priest of Amon under Thutmose III in the fifteenth century BC. And the statue of Hor, prophet of Amon during the XXII Dynasty in the IX-VIII century BC.) Is used to detect the ‘existence of a parallel initiation process among the various texts, even if they do not match either among themselves or with that reported in the Book of Dead (in comparative table: Chapter CXXV left, right, the highlights of the ritual ). This process can be divided into five phases:

1. The acceptance of the initiate in the “holy place” identified with a temple of Osiris and in some cases the offer of a crown of flowers or foliage, which is found in some graves, like that of Tut-ankh- amon. It probably identifies with the crown cap. XIX of the Book of going a day: “Your father Atum has asked this of justification crown on your brow you will live forever”; the crown, symbol of royalty, is also a symbol of power and its circular shape is a sign of the transcendent world. Apuleius also receives a crown, but at the end of the initiatory path, a crown made of palm fronds, whose tips are a symbol of sun rays: the initiate has become an equal of Ra.
2. The descent below ground or passage through the darkness of the pillared hall of the temple alone or accompanied by priests or by Anubis itself (a priest dressed with the God of the mask), replaced in some of the texts reported by Guilmot from transmitting secret or by reading texts, which he supposed to contain initiation formulas. The meaning of “go underground” or otherwise through a dark place is a symbol of death that the initiate must undergo in order to be reborn. A late antique painting depicts the deceased dressed in white, a sign of ritual purity, holding a crown and his left side Anubis who welcomes him into his arms, while on the left there is a sarcophagus, a sign of the body of the deceased He leaves behind; similarly in the Book of what is now the nell’Amduat XII ends, as seen with the Osiris mummy abandoned on dell’Amduat wall while the Sun-Initiate comes out in the form of Khepri in the arms of Atum.
3. Entry into the underground room, or in a similar place and the “justification” of the initiate who becomes maakheru, “just as a voice.”
4. The regeneration, which occurs through a purifying bath in a basin, which is located next to all the temples or, in the case of Abydos, probably in the ring of water surrounding the central platform, of which we shall speak later.
5. The revelation of God and the transcendent light that goes with it and that you reach through the body of the vision of God or of the reliquary of his head or his body in the tomb, an act which constitutes the culminating and final moment of the ritual.

As you can see, the correspondence with the text of the Book of going a day is not perfect: there too we share similar rituals and with a similar meaning, but in a different order and with some passages that are perhaps more consistent with what one would expect as an initiation ritual, such as the purification should precede and not follow justification, what should be the culmination of the rite, while in the texts studied by Guilmot it is replaced by a kind of enlightenment that comes as a result of the vision of objects sacred, which is similar to that described for example in the Eleusinian mysteries.

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The place where the initiation takes place in the papyrus of Leiden translated by Guilmot is the temple of Osiris at Abydos, in which the worship of God had ancient origins, dating back to the first dynasties, and particularly the part known as Osireion. It is the sector, independent of the real temple is located to the north of it, built by Seti I: you enter through a corridor in direct descent from the west to the east (a sign that the regeneration was following the path of the Sun-Ra) and long about a hundred meters, the walls of which bear engraved texts of the Books of the Dead; at the end of the corridor is reached in a rectangular room, the center of which stands a platform surrounded by a ring of water, for access to which there are two tiers on the short sides.


On the platform there are still two cavities, which is believed to serve to contain the tomb of God and the head of Osiris, the most important relic of all those related to Osiris: the two objects were the focal point of enlightenment as He describes Guilmot. All’Osireion around, there were trees of Persea, the sacred plant a symbol of immortality, and in the papyrus of Leiden transcribed by Guilmot expressly says: “You arrive in the underground room, under the trees (sacred). At the God Osiris (that) you come, the one who sleeps in his tomb. Then in the holy place it is given to the title of Justified “(p. 84).


This description suggests the existence of a burial mound erected over the Osireion had to be planted on which the Persea trees, although some reconstructions do however think that it had an open roof in the middle by a large skylight.


Taken from Anemos Leonardo Lovari – Harmakis Edizioni – 2015

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IL MITO DI OSIRIDE

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Osiride nella teogonia eliopolitana appartiene alla quarta generazione di Dèi, in quanto figlio, insieme a Seth, Iside e Nephtys o Neb-het, di Geb e Nut, la Terra e la Volta Celeste, a loro volta generati da Shu e Tefnut, il Potere dell’Aria e dell’Umidità, portati in atto da Atum, prima. Manifestazione autocreatasi dalla Potenza del Nun, l’Oceano Primordiale. Solo Osiride ed i suoi fratelli sono nati dal rapporto sessuale (se così si può dire) tra gli Dèi, poiché le tre generazioni precedenti sono originate per progressiva individuazione del Principio sul piano dell’esistente. Il mito di Osiride è ben conosciuto, per cui ricordiamo soltanto due particolari che troviamo in alcune versioni e su cui ritorneremo più avanti: Osiride sarebbe stato invitato da Seth ad un banchetto nel corso del quale egli si sarebbe ubriacato, fatto che facilitò al fratello l’ucciderlo o rinchiuderlo in una cassa a seconda delle varianti testuali; altri testi riferiscono che in stato di ebbrezza Osiride violentò la sorella Neb-het, sposa di Seth, dalla quale ebbe il figlio Anubis (il quale quindi sarebbe il fratello maggiore di Horus).

In tutte le versioni comunque Iside recuperò tredici parti del corpo di Osiride fatto a pezzi da Seth (non venne ritrovato il suo fallo, mangiato da un pesce) e li riunì con l’aiuto della sorella Neb-het, per rivivificarli con un atto magico e generare in tal modo Horus. Nei Testi delle Piramidi si trovano tracce però di un differente mito: Osiride sarebbe “caduto” nel fiume o città o regione di Nedit, situata sul Nilo vicino ad Abydos, per opera di Seth, e ritrovato “giacente sul fianco” da Iside: “Il Grande è caduto sul suo fianco, colui che è in Nedit è stato abbattuto” (par. 819); “La tua sorella più giovane [=Iside] è colei che ha raccolto il tuo corpo, che ti ha chiuso le mani, ti ha cercato e ti ha trovato steso sul fianco sulla sponda del fiume Nedit” (par. 1008);

“Iside e Neb-het,  hanno trovato Osiride, suo fratello Seth lo aveva gettato giù a Nedit” (par.1256); “Osiride è stato gettato giù [o deposto?] da suo fratello Seth, ma egli è colui che è in Nedit” (par. 1500). Ricordiamo che i Testi delle Piramidi risalgono alla V e VI Dinastia, e ovviamente la loro antichità è di gran lunga superiore alle testimonianze su Osiride che ci sono pervenute dal Medio e Nuovo Regno, per non parlare del periodo greco-romano, per cui sarebbe interessante approfondire il significato di questa versione.

Quello di Osiride è un mito di morte e di rinascita, affine a quello di molte divinità mediterranee, come Adone, Attis, Dioniso, ma ne differisce per un elemento molto importante: Osiride non ritorna nel suo stato originario di Sovrano dei viventi, quale era stato nominato dal padre Geb, ma diviene “il Signore degli Occidentali”, cioè dei defunti, cedendo al figlio Horus il potere sulla terra. Avviene così una mutazione di stato, passando egli dal piano della realtà manifesta al piano infero: in altre parole, è un Dio che non ha più il potere creatore, e questa condizione è adombrata dalla perdita del fallo, simbolo del potere di generazione. A sottolineare il suo stato di Signore dell’Aldilà Osiride viene rappresentato sempre mummiforme, cioè incapacitato ad agire.

Ciò nonostante, egli fu una delle maggiori divinità dell’Egitto antico, e la sua progressiva affermazione quale divinità del ciclo generativo e quindi della morte e resurrezione di contro a Râ, il Sole mai sottoposto a decadimento e morte, fu probabilmente la conseguenza di quel processo di “democratizzazione dell’Aldilà” iniziato nel Primo Periodo Intermedio e poi proseguito attraverso un plurimillenario percorso fino a sfociare nella religione misterica di Serapis in epoca tolemaica e poi romana. E’ con l’Egitto ellenistico dei Tolomei che i rituali osiriaci arcaici, incontrando la nuova mentalità spiccatamente antropocentrica proveniente dalla Grecia, si trasformano in veri e propri Misteri, affini per struttura e contenuti a quelli che possiamo definire “classici”. I quali costituirono l’aspetto esoterico del culto di alcune divinità greche ed orientali.

Tratto da Anemos- La Vita è un Soffio di Leonardo Lovari

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