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Il Mandala, l’arte sacra della “centratura”

Mandala è una parola sanscrita che significa “cerchio”; esso indica la forma primordiale che rappresenta il tutto, la completezza e l’unità. Il cerchio, come simbolismo della sfera, racchiude la totalità del mondo. Anche come forma bidimensionale “viaggia senza lasciare traccia”, come il percorso infinito della sua circonferenza intorno a un centro eternamente immutabile.

Questo archetipo antico e durevole risuona profondamente nella psiche umana. Si trova in tutte le culture e in tutte le epoche. Nei miti della creazione di molte civiltà troviamo che il mondo comincia all’interno di un “Uovo Cosmico” – l’universo che si schiude dal ricco nucleo al suo centro. Ora sappiamo che l’universo effettivamente si espande in modo sferico da un piccolo punto adimensionale nella vastità del tempo e dello spazio. E, come nel big bang, la radicale espansione esponenziale dello zigote fecondato sviluppa il corpo umano dividendo le cellule sferiche per creare la forma. Da ovulo nel grembo al seno di nostra madre, ci nutriamo grazie a delle sfere.
Come un archetipo, il Mandala risuona con questi principi che spaziano dal microcosmo al macrocosmo. La forma diventa un diagramma cosmico che modella la struttura organizzativa della vita stessa. Come un modello di arte sacra, rappresenta la centratura del sé in allineamento con il cosmo.

La vita stessa si dispiega “da dentro a fuori”, portando il suo impulso al centro delle sue forme. Al centro di tutte le piante e degli animali c’è un spazio cavo attraverso il quale i fluidi della vita pulsano, cha si tratti di linfa o di sangue. Dalla radice al tronco e ai rami, la linfa scorre nell’albero come la clorofilla scorre nel centro del gambo, e così come i fluidi cerebrospinali pulsano al centro della colonna vertebrale dei mammiferi. La differenza tra fibre naturali e fibre sintetiche è che le fibre naturali contengono un foro nel loro centro che permette alla forza vitale di fluire verso tutte le parti della pianta. Le fibre artificiali non hanno un passaggio per la forza vitale. Tutto ciò che è vivo ha un’apertura al centro dove la forza vitale scorre.

Per armonizzarci con la vita che dobbiamo vivere partendo dal nostro centro e il Mandala è un veicolo per questo movimento di centratura. Carl Jung ha scoperto che il Mandala è un potente archetipo della psiche umana, e potrebbe essere utilizzato come un efficace strumento terapeutico. Nella sua esplorazione pionieristica dell’inconscio, Jung ha osservato il motivo del cerchio che appariva spontaneamente sia nelle proprie opere d’arte sia nei disegni dei suoi clienti. Ha appurato che la voglia di fare dei mandala emerge nei momenti di intensa crescita personale. Il loro aspetto riflette un profondo processo di riequilibrio in corso nella psiche.

Jung si riferisce al mandala come a “l’espressione psicologica della totalità del sé”. All’interno di ogni psiche umana c’è l’unità al centro del nostro Essere. Questo seme del Sé riposa al centro, contenendo sia l’unità primordiale esistente “prima dell’inizio” e la promessa di una unione con un ordine superiore alla fine del viaggio della vita. Così l’archetipo del Mandala risuona sia la totalità primordiale nel grembo della creazione, sia l’unificazione degli opposti attraverso la quale cresciamo verso una più matura definizione.

“Il mandala ha uno scopo conservativo – per ripristinare un ordine preesistente. Ma ha anche lo scopo creativo di dare espressione e forma a qualcosa che ancora non esiste, qualcosa di nuovo e unico … Il processo è quello della spirale ascendente, che cresce verso l’alto tornando contemporaneamente sempre allo stesso punto. (Jung, “L’uomo e i suoi simboli”)

Nel Mandala, le polarizzazioni e le opposizioni – che sono il seme della nostra identità – sono alchemicamente unite in modo che la psiche possa giungere alla pace e alla completezza. Simbolicamente, gli aspetti polari del macro-cosmo e l’individuo sono uniti fra loro. La dualità intrinseca della creazione è stata risolta.

Il Mandala ci porta al centro, rivelando ciò che è al nucleo. Catalizza il processo di trasformazione. Ho lavorato con il Mandala dal 1980 e ho visto la sua magia rivelata nell’esperienza di centinaia di studenti. Può essere semplice come la colorazione di un cerchio, ed esprime le energie di ciò che c’è in superficie, ciò che si trova più in profondità e ciò che si trova al centro della nostra vita. Si può sperimentare anche come “spazio” camminando all’interno del labirinto Dromenon (situato sul pavimento della cattedrale di Chartres), o attraverso la danza all’interno di un cerchio. Quando lavoriamo con il Mandala, il flusso caotico della nostra vita rimane in superficie, mentre ci muoviamo attraverso strati progressivamente più profondi dell’essere.

Creare e interagire con i mandala aiuta a ricalibrare la nostra armonia e integrità. La vita interiore diviene riordinata e risanata. Attraverso il Mandala ci allineiamo con il cosmo, e quando ci sentiamo al nucleo del nostro Essere, attingiamo all’unità da cui il cosmo si manifesta in tutte le sue molteplici forme.  In sostanza, torniamo a casa.

Dana Lynne Andersen è la direttrice dell’Accademia d’Arte, Creatività e Consapevolezza. Un pioniere nell’uso dell’arte e della creatività come mezzi per innalzare la coscienza, Dana insegna ed espone le sue opere in tre continenti.

di Dana Lynne Andersen.

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Kabbalah e i Quattro Mondi

Non siamo solo esseri fisici ma esistiamo su molti livelli diversi. Sebbene potremmo non essere consapevoli di questo fatto, quando pensiamo a questo, sappiamo che è vero. Che non siamo solo corpo fisico è qualcosa che può essere facilmente compreso e visto. In tempi di crisi o sotto l’influenza di alcune droghe (sia legali che illegali) potremmo trovarci in uno stato in cui siamo dissociati non solo dal nostro corpo ma anche dalle nostre menti. In questo stato, simile per certi aspetti a quello che si può ottenere attraverso la pratica dello yoga, ci troviamo a “guardare” ciò che sta accadendo al nostro corpo e alla nostra mente dalla prospettiva di uno spettatore.

A condizione che non sia troppo sfruttato, l’intossicazione da alcol può avere l’effetto di produrre un tale distacco. In effetti, mi sembra probabile che nella chiesa primitiva, la scuola esoterica originariamente fondata da Gesù, il vino fosse usato per produrre proprio questo stato di autoosservazione.

Ci sono quattro mondi che si compenetrano l’un l’altro. Questi possono essere illustrati dal seguente diagramma:

Da tempo immemorabile è stato compreso che l’uomo è un essere che ha il potenziale per esistere all’interno di molteplici “mondi”. Non è tanto il fatto che dopo la morte andiamo in qualche altro mondo o luogo, sia esso il paradiso o l’inferno, ma che smettiamo di essere ancorati nel fisico. Essere presenti nel fisico richiede che noi possediamo un corpo fisico e quando questo muore ci separiamo da esso, come se fossimo in un sogno.

Il secondo mondo viene solitamente chiamato piano astrale o astrale. Se pensiamo a tutto ciò, è come un regno di fantasmi o di entità elementari che possiamo contattare tramite medium o canalizzazione. Questa, tuttavia, è una distorsione. In realtà siamo sempre in contatto con questo “mondo”. Esistiamo al suo interno così come facciamo nel mondo materiale, ma per lo più non ne siamo consapevoli. Questo è il mondo della nostra psiche e le sue caratteristiche principali sono il desiderio. È perché abbiamo una psiche che siamo attratti da certe cose e respinti da altre. I nostri desideri sono che che alimenta le nostre ambizioni. È chiamato il mondo “astrale” perché la natura dei desideri che sentiamo è governata dai pianeti, in particolare da quelli che stavano sorgendo o culminando al momento della nostra nascita. I pianeti ci danno il nostro carattere, cioè che tipo di persona siamo. I nostri punti di forza (e le relative debolezze) sono determinati dalla nostra natura astrale. Ad esempio quelli con Marte prominenti alla nascita avranno una propensione alla rabbia e resistenza. I venusiani possono essere gentili, ma sono anche inclini alla pigrizia. I solariani possono essere leader naturali ma possono anche essere arroganti ed egoisti … e così via.

Gran parte del nostro lavoro in termini di autosviluppo consiste nel venire a patti con la nostra natura astrale. Per conoscerti devi conoscere sia i tuoi punti di forza che i tuoi punti deboli. I due sono quasi sempre lati opposti della stessa moneta.

Al di là del regno del mondo astrale si trova quello che viene solitamente definito il Mondo Mentale. Questo è il mondo delle idee o delle astrazioni e lo abitiamo anche noi. Abbiamo accesso a questo mondo attraverso le nostre menti anche se le nostre percezioni di questo sono in generale un debole riflesso della sua vera natura. La vera caratteristica di questo mondo è la coscienza in contrasto con lo stato di sogno in cui ci troviamo normalmente. Questo è qualcosa che per noi è molto difficile da comprendere se non per analogia. La nostra vita ordinaria è come un videogioco in cui viviamo. Ci identifichiamo con i personaggi (ce ne sono sempre più di uno) che giochiamo in questo gioco: manager, padre, amante, politico o altro. Interagiamo l’uno con l’altro all’interno dei mondi “matrice” dell’astrale e del fisico, convinti che questa sia la realtà. Effettivamente questa vita (e anche la vita dopo l’astrale) è solo un gioco un’ombra.

Attraverso le nostre menti possiamo scoprirlo ma non è qualcosa che possiamo controllare dai piani astrale o fisico. Le nostre menti, tuttavia, cercano sempre di influenzarci per soddisfare ciò che generalmente viene definito come il nostro destino personale. Questo, tuttavia, è un argomento importante che va ben oltre questa breve introduzione.

Il più alto dei quattro mondi è ancora più difficile da comprendere per noi, poiché trascende persino la nostra coscienza risvegliata. Tutto ciò che possiamo veramente dire è che è la fonte del vero amore, che non è affatto la stessa cosa del desiderio del sesso, che proviene dal livello astrale del nostro essere. Il livello più alto del nostro essere appartiene a questo mondo e ci dà il nostro desiderio di tornare lì, tuttavia per farlo dobbiamo sacrificare tutto ciò che pensiamo di essere. Questo è estremamente difficile da fare. Tuttavia a volte capita di intravedere questo mondo sotto forma di esperienze trascendenti. In questi momenti sappiamo che la nostra vera essenza è divina e non il sé condizionato con cui ci identifichiamo normalmente.

La conoscenza dei quattro mondi è la base dell’insegnamento mistico ebraico chiamato Kabbalah. La prima esposizione di questo sistema di idee (II o III secolo d.C.) si trova in un libro chiamato Sepher Yetzirah. Contiene le seguenti parole:

“Yah, il Signore degli eserciti, il Dio vivente, il Re dell’Universo, Onnipotente, Tutto-Gentile e Misericordioso, Supremo ed Esaltato, che è Sublime e Santissimo, ordinato e creato l’Universo in trentadue misteriosi sentieri di saggezza da tre Sepharim, vale a dire: 1) S’for; 2) Sippur; 3) Sapher che sono in Lui uno e lo stesso. Consistono in un decennio dal nulla e da ventidue lettere fondamentali … L’apparizione delle dieci sfere dal nulla è come un lampo, senza fine, la sua parola è in loro, quando vanno e ritornano; corrono per il Suo ordine come un turbine e si umiliano davanti al suo trono. “

Per comprendere queste affermazioni, i Kabbalisti svilupparono il diagramma dell'”Albero della vita”: una rappresentazione di sfere (sephirot) collegate da percorsi. Il posizionamento delle sfere è determinato dalla geometria sacra, in particolare la sovrapposizione di cerchi disegnati utilizzando un raggio comune. Il Primum mobile è la sfera invisibile, ipotetica oltre quella dello zodiaco. Possiamo pensare ad esso come al livello della via lattea, che si connette allo zodiaco nei punti di incrocio del cielo che chiamiamo le porte stellari. Sotto lo zodiaco o la sfera delle stelle fisse c’è la sfera di Saturno, che per quanto gli antichi sapevano era il pianeta più esterno. Da qui il lampo procede da una sfera all’altra fino a raggiungere la sfera terrena nella parte inferiore del diagramma.

Questo diagramma è adeguato per spiegare la discesa del potere attraverso le sfere discendenti della creazione astrale e ha molto in comune con la teoria delle ottave di Gurdjieff. Tuttavia, per i kabbalisti il ​​diagramma in questa forma semplificata non va abbastanza lontano. Per essere di maggior uso deve essere ulteriormente elaborato con percorsi. Arriviamo quindi allo schema seguente.

Questo diagramma sembra molto strano all’inizio e non terribilmente logico. Tuttavia, diventa molto più chiaro una volta ricordato che è destinato a mostrare la relazione tra mondi diversi. Vediamo quindi che il posizionamento delle sfere o “sephirot” per dare loro il loro nome ebraico, deriva dall’intersezione e dai punti centrali di sfere più grandi che rappresentano il mondo diverso.

Perché abbia successo, il lavoro di autosviluppo deve svolgersi attraverso i mondi. Per questo motivo la facoltà è divisa in quattro parti. Materiale appropriato sarà pubblicato in ciascuna parte con rilevanza per il particolare mondo in questione. Questo inizierà con ciò che ci è più familiare: il mondo materiale. Più saranno scritti sull’albero della vita stesso in altre lezioni sulla facoltà di Ermetismo.

Adrian Gilbert

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La Guerra nell’Antico Egitto

Gli antichi Egiziani, grazie alla posizione geografica della loro terra, non erano un popolo guerriero, come lo furono altri dell’area medio – orientale. Nei primi periodi della loro civiltà ebbero milizie interne con compiti difensivi e offensivi riguardanti piccole rivalità tra distretti del paese: le uniche azioni guerresche erano dirette verso la Libia e la Nubia, principalmente per razziare e deportare schiavi per la mano d’opera.

Fu dopo la cacciata degli Hyksos che l’Egitto compose un nuovo quadro delle forze militari sotto il profilo logistico e di armamenti. L’esperienza della guerra contro il governo asiatico fu la molla che fece scattare l’epopea imperiale ed espansionistica rivolta principalmente verso la zona dell’Asia Minore, giungendo fino all’Eufrate e all’area meridionale dell’attuale Turchia.

In questo libro si sono voluti analizzare e descrivere i vari aspetti dell’arte militare degli antichi Egiziani, toccando anche il modo di pensare dei sovrani e dei soldati nei riguardi delle azioni guerresche e strategiche, a parte la connessione tra economia e guerra. Ci si troverà di fronte a degli usi che, se da un lato ci possono lasciare inquieti,
dall’altro sono manifestazioni dei modi di combattere di quei tempi.

A quell’epoca il coraggio del combattente era dimostrato nello scontro ravvicinato in cui entravano in ballo la determinazione e armi micidiali che in genere producevano ferite e morti atroci. La morte a distanza era poi inviata con armi da lancio, come frecce, lance, giavellotti e fionde, mentre la morte per calpestamento era provocata
dall’impatto tremendo con i carri da guerra trainati dalle pariglie di cavalli lanciati al galoppo sfrenato.

La guerra fu, è e sarà sempre un’azione tragica che spezza generazioni e getta nel disordine e nell’indigenza le nazioni: la Storia ha il compito di insegnare … ma l’uomo è un allievo dalla memoria labile!

Pietro Testa

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I Custodi del Graal

In seguito alla presa di Gerusalemme nel 1099, vi fu un gran discutere su come la Città Santa dovesse essere amministrata. Dopo molte riflessioni, si decise di offrire la corona al duca della Bassa Lorena, Goffredo, il quale possedeva sia le necessarie credenziali aristocratiche che la volontà di rimanere in Terra Santa sebbene la maggior parte degli altri nobili fosse ritornata in Europa. Pur accettando l’incarico, Goffredo rifiutò la consacrazione come sovrano, preferendo assumere solo il titolo di Advocatus Sancti Sepulchri, “Difensore del Santo Sepolcro”: considerata l’opposizione della Chiesa agli incarichi secolari che fossero superiori a quelli ecclesiastici, questa era sicuramente una mossa avveduta. Tuttavia il suo regno, che fu caratterizzato da una certa debolezza sia nei confronti
della Chiesa che di potenti vassalli come Tancredi, non durò a lungo. Il 18 luglio 1100, a quasi un anno esatto dalla presa di Gerusalemme, Goffredo morì, probabilmente di febbre tifoidea.

Ancora una volta il trono rimase vacante e presto fu chiaro che vi era un solo uomo in grado di occuparlo: Baldovino, fratello di Goffredo. Questi, diversamente dal fratello, non si dimostrò restio ad accettare la sacra corona, che
molti ritenevano spettasse solo a Cristo, e l’11 novembre fu consacrato re di Gerusalemme, mentre la sua contea di Edessa passava al cugino Baldovino di Le Bourg. Probabilmente il nuovo re fu sorpreso quanto chiunque altro del destino che gli veniva riservato, sebbene non fosse del tutto immeritato.

Baldovino cercò subito di rafforzare alla base quel regno che soffriva – e in un certo senso ne avrebbe sofferto per tutta la sua esistenza – della scarsità di forze militari. I crociati erano pronti a recarsi in Oriente e anche a morire nel nome di Cristo, se fosse stato necessario, ma solo pochi erano disposti a rimanervi per tutta la vita. Era necessario trovare il modo di ovviare a questo inconveniente e la soluzione sembrò l’istituzione del primo ordine militare di cavalieri: i Templari. Baldovino morì il 2 aprile 1118 e gli succedette il cugino Baldovino il, che al pari di lui aveva svolto una sorta di apprendistato come conte di Edessa.

Un certo Hugues de Payen, un nobile della Champagne, si presentò a Baldovino il subito dopo la sua incoronazione e discusse con lui dell’istituzione dell’Ordine, inizialmente chiamato dei “Poveri Cavalieri di Cristo”. Sebbene l’Ordine fosse destinato a espandersi con il tempo e a diventare il più grande e il più ricco d’Europa, inizialmente era composto da nove cavalieri soltanto, che tali rimasero per nove anni. Baldovino consentì loro l’uso della moschea di Al Aqsa sul monte del tempio a Gerusalemme come quartier generale, un privilegio mai accordato a nessuno. La loro stretta relazione con il monte del tempio è indicata dal fatto che le chiese che costruirono in Europa furono quasi sempre a pianta circolare, su modello della Cupola della Roccia.

Sotto il regno di Baldovino II i Templari prosperarono. Il loro ordine, così come quello dei loro rivali, i Cavalieri Ospitalieri di San Giovanni, veniva considerato indispensabile per la sicurezza del regno, ma i suoi appartenenti
non avevano alcun obbligo diretto verso il re, poiché i loro Gran Maestri avevano la completa autorità e il comando assoluto riguardo a tutte le questioni operative. In Europa la situazione era identica. Grazie alle donazioni, l’Ordine si arricchì enormemente e divenne un’istituzione internazionale, con interessi nel campo bancario, commerciale, del
turismo, della difesa e in molte altre attività correlate.

Non essendo soggetti alla giurisdizione dei sovrani nazionali, ovviamente suscitarono invidie, soprattutto da parte di Filippo il Bello, re di Francia. Nel 1307, Filippo diede ordine che tutti i Templari del suo regno fossero arrestati
e che le loro terre venissero confiscate a beneficio della corona. Su incitamento di Filippo, il papa diede ordini analoghi alle teste coronate di tutta Europa affinché si comportassero allo stesso modo. Al più debole sospetto,
i Templari venivano immediatamente condannati come eretici e blasfemi. In molti riuscirono a sopravvivere alle torture e alle estorsioni di confessioni a cui furono sottoposti, ma il Gran Maestro Jacques de Molay e il Maestro di Normandia, Geoffrey de Charnay, vennero arsi pubblicamente sul rogo.

Una delle accuse principali che venivano mosse agli appartenenti all’Ordine era che venerassero una strana testa. Nel suo affascinante studio sulla Sindone, Ian Wilson ipotizzò che questa “testa” potesse essere la stessa Sindone, piegata in modo da lasciare visibile solo il volto di Cristo. Sfortunatamente la sua teoria, per certi versi convincente, ha perduto qualsiasi credibilità da quando la Sindone è stata sottoposta al sistema di datazione con la tecnica del carbonio e si è rivelata un falso di epoca medievale. La relazione che Wilson suggerisce tra il Mandilion e i Templari, però, probabilmente non è lontana dal vero. Se uno dei re Baldovino avesse avuto un ritratto di Gesù (un Mandilion) che riteneva autentico, si sarebbe sicuramente preoccupato della sua sicurezza, quindi la creazione di un Ordine di eletti, per molti versi strutturato sul modello dei leggendari Cavalieri del Graal della Tavola Rotonda di re Artù, che svolgessero il compito di custodi di questo tesoro, sarebbe stata decisamente opportuna.

Riflettendo su questa ipotesi, pensai che i Templari, anche se non erano in possesso della Sindone come riteneva
Wilson, dovessero comunque avere una sorta di “Graal” sotto forma del Mandilion. Incominciavo a capire che il vero arcano che circondava la leggenda del Graal, per lo meno nella forma conosciuta nella Francia e nella Germania del Medioevo, aveva poco a che fare con il britannico re Artù, ma derivava dalle tradizioni gnostiche cristiane, ancora vive nel Vicino Oriente ai tempi della prima crociata. E possibile, dunque, che qualcuno dei crociati fosse venuto a contatto con esse nel corso di quell’impresa. La storia della ricerca dei cavalieri, come quella dei Magi, divenne quindi un pretesto per il passaggio di dottrine mistiche e segrete da Oriente a Occidente. Antiochia, dove la Lancia di Longino fu ritrovata da Pietro Bartolomeo, era una delle località nelle quali queste idee avevano avuto origine, ma verso la fine dell’XI secolo era la Mesopotamia settentrionale il luogo in cui erano ancora particolarmente vive. Anche quando le terre d’Oriente passarono sotto autorità politiche e religiose diverse, certi elementi del cristianesimo gnostico sopravvissero.

Nei monasteri vetusti, nelle grotte e nelle valli abbandonate, alcuni uomini continuavano a compiere atti di devozione secondo le usanze dei tempi andati e a mantenere qualche contatto con la gnosi. Pare che fu proprio con un gruppo di queste persone, discendenti di un antico ordine chiamato confraternita dei sarmung, che Gurdjieff venne a contatto nella regione di Nusaybin (Nisibis) tra il 1880 e il 1900. Possedevo
ormai le prove che certi misteri potevano essere stati tramandati all’Occidente, quando mi furono mostrate alcune monete di Edessa risalenti ai tempi dei romani. Come scoprii in seguito, quelle monete indicavano che qualcuno era ancora a conoscenza delle religioni astrali della zona molto tempo dopo l’avvento del cristianesimo. Forse ero
sulle tracce della dimenticata “scuola dei persiani”.

 

Adrian Gilbert

 

Tratto da: I Magi di Adrian Gilbert – Harmakis Edizioni

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Fedro – Platone

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Socrate s’imbatte, nei pressi del Pireo, nel giovane Fedro, il quale, di ritorno da un incontro con Lisia, lo informa che l’oratore ha appena pronunciato un entusiasmante discorso sull’amore. Strada facendo i due scorgono un posto tranquillo lungo le rive del fiume Ilisso e si siedono sotto un platano, in pieno meriggio, in un incantevole prato. Socrate prega Fedro di riferirgli il discorso di Lisia.

La sostanza del discorso di Lisia che chi non ama è superiore a chi ama, e che dunque al non-amante deve concedersi chi ha caro se stesso. Le ragioni addotte da Lisia ruotano intorno al concetto che chi ama si trova in una condizione di scarsa lucidità mentale, il che lo rende spesso sgradevole e sempre inaffidabile.
Alla fine Socrate elogia la scaltrezza con cui Lisia è riuscito a dissimulare il fatto che in realtà ripete sempre gli stessi concetti, non più di due o tre, ed afferma che, anche rimanendo nel solco della tesi lisiana, molti argomenti potrebbero essere aggiunti. Sfidato da Fedro, Socrate, pur vergognandosi di improvvisarsi retore, glielo dimostra. Parlerà però a capo coperto, per l’imbarazzo di sostenere una tesi che non condivide.

L’errore più evidente di Lisia stato quello di non dare una definizione dell’oggetto del discorso, cioè l’amore: a ciò provvede Socrate, che, rimanendo nel solco della concezione negativa che ha Lisia dell’amore, lo definisce come “desiderio irrazionale di piacere che prevale sulla retta opinione, ha di mira la bellezza fisica e domina interamente chi lo prova”.

L’amante dunque è come un ammalato: non sopporta nulla che contrasti i suoi capricci, derivanti dal malessere che prova. Per questo tende, se può, a rendere suo schiavo l’amato, e per questo lo vuole in genere inferiore a sé (per età, per forza fisica o per altre ragioni) o, se non lo è, cerca di renderlo tale. Inoltre, quando guarisce dall’amore, diventa un altro uomo: di conseguenza non gl’importa pi nulla dell’amato. Questo rende evidente l’inconsistenza del sentimento d’amore, che è pertanto da giudicare negativo.
Alla fine Fedro, pur dichiarandosi pienamente convinto, chiede a Socrate di continuare il discorso: bisogna infatti chiarire perché il filosofo non condivida la tesi che pure ha brillantemente dimostrato. Socrate accondiscende, anche perché il suo dàimon lo sta rimproverando e gli chiede di fare ammenda del precedente discorso.

L’amore è follia, ma una divina follia (thèia manìa), ed è, come tutte le forme di divina follia, un dono divino: come tale non può che essere un bene: nasce dalla stessa radice da cui nascono l’arte e la profezia, altre forme di follia divina.

Per poter dimostrare quanto detto, bisogna prima aver chiara la natura dell’anima umana.
Essa è immortale [l’argomento, ampiamente svolto nel Fedone, viene qui riassunto nella considerazione che ciò che muove se stesso non cessa mai dal suo moto] e può essere paragonata ad una biga alata trainata da due cavalli e guidata da un auriga.

L’anima, prima di unirsi ad un corpo, vive in un mondo iperuranio, dove contempla le pure forme [le cosiddette Idee]; una volta incarnatasi, cioè contaminatasi con la materia, è costretta a successive reincarnazioni dopo la morte del corpo, con diversi destini a seconda del grado di avvicinamento al mondo delle Idee raggiunto in vita.

La vista della bellezza nei corpi provoca un estremo turbamento e un desiderio indefinibile e struggente di possesso, perché suscita in noi il confuso ricordo del Bello: le anime più elementari reagiscono a questo turbamento cercando il possesso fisico ed il piacere, perché confondono la bellezza con il corpo che ne è portatore; le anime più evolute avvertono un senso di smarrimento e di calore improvviso, un tormento e una specie di prurito, “come i bambini quando mettono i denti”: sono le ali dell’anima che spuntano, per riportarla in quel luogo dal quale essa proviene.

Ciò dipende dalla diversa indole dei due cavalli alati: uno, bianco, è di nobile temperamento, sensibile al richiamo dell’auriga; l’altro, nero, è rozzo e ribelle, e per di più completamente sordo. [Il primo cavallo rappresenta la componente volitiva, tò thymoeidès; il secondo cavallo rappresenta la componente appetitiva, tò epithymetikòn; l’auriga rappresenta l’elemento razionale, tò loghistikòn.

Se però alla fine l’auriga riesce a tenere a bada il cavallo nero, ecco che l’amore manifesta i suoi effetti potentemente positivi: anche l’amato si accorgerà prima o poi che l’innamorato coglie in lui la bellezza meglio di chiunque altro, ed a poco a poco finirà per desiderarne ardentemente la compagnia. L’amante, dal canto suo, si comporterà con rispetto e addirittura con venerazione, avendo riconosciuto nell’amato la componente divina del Bello.

Ma la confutazione di Socrate non finisce qui: neanche nel caso in cui l’amante e l’amato si lascino sopraffare dai sensi l’amore può essere definito un male: certo l’anima non metterà le ali, ma l’amore le infonderà almeno il desiderio di averle – se non in questa, in un’altra vita. Al contrario, chi non ha mai provato il vero amore resterà legato alla materia, ignorando ciò che la trascende.
Ben misera cosa appare dunque il rapporto con chi non ci ama, il quale, anche se animato dalle migliori intenzioni, non potrà dispensarci altro che beni terreni e c’insegnerà la grettezza, facendoci rotolare “per novemila anni intorno e sotto terra”.
A questo punto Fedro è costretto a riconoscere che Socrate ha parlato molto meglio di Lisia, il che offre lo spunto a Socrate per intavolare un altro discorso: cosa vuol dire “parlare bene” o “parlare male”? [E’ qui che Socrate narra il mito delle cicale, in origine uomini che per cantare si scordarono di mangiare e morirono: suppergiù la stessa fine che rischiano di fare ora lui e Fedro, che a forza di parlare si stanno dimenticando di tutto il resto].

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DEI e SEMIDEI dell’ANTICO EGITTO

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L’antico Egitto ha lasciato segni tangibili e incisivi della sua ‘religione’ attraverso i monumenti e gli scritti. I templi abbondano d’immagini a bassorilievo e a tutto tondo, dipinte con vivaci colori, complete di didascalie e iscrizioni. Le tombe regali e nobiliari non sono da meno e sono queste che ci hanno tramandato figure e testi di grande finezza artigianale. Gli scritti funerari e magici sono degli esempi unici di miniaturistica grafica delle entità divine e di descrizioni dell’aldilà.

Non si può negare l’esorbitante numero di divinità che si presenta agli occhi dello spettatore che ancora oggi può restare disorientato. Questa folla di entità non è però frutto di fantasia sfrenata o ottusa, ma risultato di un ragionamento logico che ha le sue basi nella preistoria. Attraverso il cammino intellettuale della civiltà egiziana, il ricordo è divenuto mito e ha acquistato una sua completa organizzazione nella sistemazione e ordinamento delle manifestazioni del dio creatore.

Qui entriamo in un dominio delicato che ha qualche punto in comune con il nostro modo di pensare, ma che pure è da esso differente: il pensiero speculativo.

Nell’antico Egitto, e in genere nei popoli dell’antico Medio Oriente, la speculazione trovava illimitate possibilità di sviluppo, non essendo ristretta alla ricerca di una verità di carattere scientifico, e quindi disciplinato. Non esisteva una netta distinzione tra natura ed essere umano. I cosiddetti popoli primitivi e gli antichi consideravano l’essere umano come un tassello facente parte del regno della natura: due mondi non contrapposti e che non richiedevano distinti modi di conoscenza. Se per noi il mondo fenomenico è innanzitutto un ‘che cosa?’, per l’antico è un ‘Tu’.

Avviene che ogni esperienza di un ‘Tu’ diventa individuale, e tali esperienze sono delle azioni che si configurano in narrazione: questa diventa un “mito” in luogo di analisi e conclusioni. Il mito non serviva a divertire né a spiegare determinati fenomeni, bensì a esporre certi avvenimenti in cui era impegnata l’esistenza stessa dell’uomo, la sua esperienza diretta di un conflitto di forze ostili e benefiche.

Le immagini del mito non sono metafora ma un velo accuratamente scelto per rivestire un pensiero astratto. Le immagini non sono separate dal pensiero, poiché rappresentano la forma in cui l’esperienza è diventata autocosciente. Gli antichi, dunque, esprimevano il loro pensiero emotivo in termini di causa ed effetto, spiegando i fenomeni in un ambito temporale, spaziale e numerico. Gli antichi, si badi bene, sapevano ragionare logicamente, altrimenti non avremmo le grandi civiltà che conosciamo: semplicemente spesso un’attitudine puramente intellettuale male si adattava alle esperienze della realtà, senz’altro più significative.

Per l’uomo antico il contrasto tra realtà e apparenza non aveva significato. È il caso dei sogni, tenuti in grande considerazione, e di entità ibride e non, ispirate al dubbio dell’ignoto fisico. Lo stesso avveniva per una mancata distinzione tra mondo dei vivi e dei defunti, poiché i morti entravano nella realtà umana dell’angoscia, della speranza e del risentimento.

Di dizionari sulle divinità dell’antico Egitto ve ne sono parecchi (la maggior parte in lingua straniera) dai più dettagliati ai generici. Il mio intento vorrebbe essere quello di dare al lettore un quadro mediamente dettagliato delle divinità importanti, secondarie, dei semidei e dei ‘demoni’ che popolavano la quarta dimensione dell’antico Egitto: il tutto nella nostra lingua italiana, ancora (semi) sconosciuta nel campo dell’egittologia.

Tratto da: DEI e SEMIDEI dell’ANTICO EGITTO di Pietro Testa – Harmakis Edizioni

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Le Piramidi

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Il termine piramide deriva dalla lingua greca e significa: “della forma del fuoco” (pyr = fuoco). Secondo l’enciclopedia multimediale wikipedia, alcuni storici ritengono invece che il termine piramide derivi dall’egiziano “per – em – us” che significa “ciò che va su”. Fin dai tempi antichi, in architettura, la piramide è stata una struttura largamente utilizzata con diverse funzioni: vennero erette piramidi come luoghi di culto, per scopi amministrativi, funerari, ed anche astronomici. Ma non è tutto qui. Oggi infatti si è scoperto tanto anche sul potere energetico di queste splendide strutture che da sempre affascinano e incuriosiscono gli uomini di tutto il mondo con i loro misteri. Grazie agli studi effettuati negli anni ‘40 del 900 da un rabdomante di nome Verne Camerun, si capì che le strutture a forma piramidale erano delle fonti energetiche di cui la massima energia si trovava ad 1/3 dell’altezza totale.

Non dimentichiamo la piramide di Tesla e i suoi studi sull’energia e i campi magnetici della terra secondo i quali, misurando tali campi, risultò che intorno ad alcune piramidi essi erano molto più intensi che in qualunque altro luogo. Venne anche stabilito che nella piramide di Cheope in Egitto, questi campi elettromagnetici, erano molto più intensi in prossimità del suo vertice. Ricordiamoci anche che Tesla per le sue ricerche, scoperte e teorie, morì in circostanze ancora oggi poco chiare. Prendiamo anche in considerazione che, anche se definita la tomba del Faraone, all’interno della piramide di Cheope non è mai stato trovato nulla che comprovasse che fosse proprio un luogo di sepoltura. Infatti, all’interno delle tombe dei Faraoni egiziani ritrovate nella Valle dei Re, sulle pareti sono presenti numerose pitture colorate, geroglifici e passi del Libro dei Morti. Cosa che non si riscontra invece sulle pareti delle piramidi che risultano spoglie e vuote. Per molti studiosi, questa è una prova che, la piramide di Cheope ma più in generale le piramidi egiziane, non siano delle tombe ma dei centri astronomici ed energetici. Negli anni sono stati fatti tantissimi esperimenti e studi in questo senso e chiunque di noi può (mantenendo le proporzioni della piramide di Cheope ad esempio), costruirsi una piccola piramide in casa e fare un semplice esperimento.

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Non è importante il materiale di cui la vostra piramide sarà costruita, può essere di pietra, legno, carta, plexiglas, come volete, comunque potrete verificare che, qualunque alimento porrete al suo interno, ad un’altezza di 1/3 dal suo vertice, non si deteriorerà. Se vi porrete dei semi a germogliare, cresceranno più rapidamente e le piante saranno più resistenti rispetto ad altre piantate in modo tradizionale. Altra scoperta molto contrastata ed affascinante è quella che riguarda i poteri benefici riscontrati in alcune piramidi, come ad esempio la piramide del Sole a Visoko in Bosnia. Vedremo come molte persone che hanno visitato i tunnel sotto la piramide, al loro ritorno a casa, hanno successivamente dichiarato di averne tratto benefici sorprendenti per i loro disturbi (emicranie, artriti, sono solo un esempio). Non dimentichiamoci inoltre, che molti personaggi illustri della storia hanno voluto provare a passare una notte all’interno della piramide di Cheope proprio perché si è sempre sostenuto che abbia un forte potere energetico benefico. Personaggi del peso di Alessandro Magno, Giulio Cesare e Napoleone Bonaparte vollero fare questa esperienza.

Durante la sua campagna in Egitto, Napoleone, da sempre appassionato di archeologia, portò con se una squadra di esperti tra archeologi, scienziati, cartografi e durante tutta la campagna, portò via da questo paese un numero impressionante di antichi reperti, inclusa la Stele di Rosetta8 ritrovata per caso da un membro della sua spedizione. Lo stesso Hitler, fece fare numerosi studi sulla Grande Piramide (Cheope). Sul territorio dell’ex Unione Sovietica, a partire dal 1990 il matematico Alexander Golod, ha ideato e costruito 17 piramidi alte tra gli 11 e i 22 m. La più alta, che invece misura 44 m, si trova nei pressi di Mosca ed è stata costruita nel 1999. Secondo gli studi di Golod, queste piramidi avrebbero una potente influenza benefica su tutto ciò che l’energia da loro sprigionata raggiunge.

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Egli sostiene infatti che, costruendo delle piramidi con le giuste proporzioni armoniche, si possono avere come risultati degli effetti benefici sull’ambiente circostante di elevatissima potenza. Sulle piramidi di Golod sono stati fatti numerosi studi da medici, biologi, astronauti e i risultati sono stati assolutamente sorprendenti: sopra la piramide di 44 m, costruita vicino a Mosca, è stata rilevata una colonna di energia che si sprigiona dalla sua punta verso il cielo, come quella già riscontrata in altre piramidi antiche sparse nel mondo. Lo strato di ozono nei pressi della piramide è migliorato, in un pozzo di petrolio nelle vicinanze, lo stesso è divato meno viscoso e più facilmente estraibile, l’acqua sporca del vicino lago Seliger si è ripulita ed è tornata ad essere ripopolata di gamberi che erano scomparsi da decenni, il sistema immunitario degli animali che vivono nei pressi e sotto l’influenza dell’energia della piramide è molto più forte e i processi tumorali vengono addirittura bloccati, le stesse medicine diventano più efficaci e gli effetti collaterali si perdono.

E tutto questo solo grazie alla costruzione di una piramide. Sempre secondo gli studi di Golod, i cristalli sarebbero in grado di immagazzinare (registrare), tale energia e per avvalorare la sua tesi collocò alcuni di questi cristalli ricaricati nella piramide intorno ad alcune carceri. I risultati furono ottimi: meno suicidi e i crimini commessi nei luoghi di detenzione, assolutamente azzerati. Una maggiore armonia pervase tutto il luogo. Altra testimonianza interessante riguarda la costruzione di una piramide di 11 m sul tetto dell’ospedale di Togliatti, a Togliattigrad, in Russia. I riscontri hanno portato ad una diminuzione dei tempi di recupero della salute dei pazienti. Ma sono ancora tanti gli studi e le scoperte da fare in questo senso. Altro fatto molto affascinante che riguarda le piramidi è l’allineamento astronomico che alcune di esse hanno rispetto ad alcuni pianeti e stelle. Le piramidi egiziane per esempio, sono allineate con la costellazione di Orione. Ma non sono le uniche. Infatti anche molte piramidi in Sud America o quelle che troviamo in Italia, per esempio, lo sono. Nel corso del libro vedremo anche come negli ultimi anni alcune piramidi che prenderemo in esame, situate in diverse parti del mondo, siano state interessate da strani e comuni fenomeni. Sembra infatti documentato e fotografato che dalla cima di alcune di esse fuoriesca un forte raggio di luce (energia), che si perde in cielo.

Esattamente come nel caso della piramide di Golod costruita vicino a Mosca di cui ho parlato poco fa. Ogni volta che si parla di piramidi, che si nomina questa parola, il pensiero di ognuno di noi vola alle splendide e maestose piramidi egiziane, tra le più famose al mondo, che da sempre suscitano l’interesse e la curiosità dei più grandi studiosi di archeologia e storia antica di tutto il mondo. Esse sono in assoluto le più studiate e conosciute. Eppure tali fenomeni sono avvenuti in piramidi situate in paesi molto lontani tra loro come Cina, Sud America, Bosnia e, nonostante la distanza, sembrano essere tutte legate ed avvolte dallo stesso mistero. Sulle piramidi si è scritto e si è detto tantissimo negli ultimi decenni, in particolare sulle piramidi egiziane e su quelle del Sud America. Oggi sappiamo che nel mondo esistono tante altre piramidi oltre a queste, alcune meno conosciute e meno studiate, altre più note, altre appena scoperte e altre ancora tutte da scoprire.

Troviamo piramidi in Cina, in Bosnia, alle Canarie, in Indonesia, Russia, persino in Italia e molte di esse sembrano risalire addirittura a millenni prima di quelle egiziane che finora erano considerate le più antiche esistenti al mondo. Piramidi si trovano sul fondo di laghi o di mari, come la piramide rinvenuta al largo delle Azzorre, quella nel lago Fuxian in Cina o la presunta piramide scoperta dai sonar nei fondali del Triangolo delle Bermuda. Tutto il mondo è disseminato di piramidi, alcune delle quali sono venute alla luce negli ultimi anni, come quelle scoperte ad Orvieto (in Italia), o le presunte piramidi di Pantiacolla, rinvenute dai satelliti della NASA in una zona inesplorata e impervia della Foresta Amazzonica del Perù, al confine con il Brasile, sulle cui origini e autenticità ancora oggi ci sono molti pareri contrastanti.

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Tante le piramidi di cui parleremo in questo libro e nel farlo ci renderemo anche conto di quanto in alcuni casi si cerchi di insabbiare ciò che è stato scoperto, o di impedire che vengano effettuati scavi archeologici o, addirittura ancor peggio, si cerchi di fare in modo che la scoperta finisca nel dimenticatoio del tempo. In molti casi, se i dati e i riscontri di alcune piramidi scoperte negli ultimi anni fossero confermati, bisognerebbe addirittura ridatare e riscrivere tutta la storia dell’umanità. Parleremo anche di mausolei, le antiche tombe costruite per conservare il corpo di personalità importanti, citandone i più significativi, enigmatici e misteriosi. Cercheremo di mettere insieme i tasselli di questo puzzle di antichi popoli che, nella volontà di tramandare le loro conoscenze ai posteri, sembrano essere stati accomunati dalla costruzione di questi splendidi edifici, siano essi piramidi egiziane, a gradoni o mausolei.

E poi ancora i cairn (costruzioni formate da pietre incastrate tra loro a secco), i tumuli Traci in Bulgaria… Vedremo anche, per gli amanti del complottismo, come in alcuni casi, per esempio in Ucraina, alla scoperta di nuove piramidi sia seguito lo scoppio di un conflitto con il coinvolgimento degli Stati Uniti. Nazione che compare sempre ogni qualvolta in un paese venga scoperta una piramide misteriosa. Scoperte di piramidi che, pare sempre più spesso, per motivi sconosciuti, molti poteri forti cerchino sempre di insabbiare, nascondere o di far finire nel dimenticatoio del tempo. In molti sostengono infatti che governi, Chiesa e poteri forti, cerchino da sempre di impedire all’uomo di conoscere quali siano le sue reali origini e quale sia il vero scopo della costruzione delle piramidi. Questo libro vuole essere un punto di riflessione su qualcosa che magari abbiamo “sotto il naso” da sempre e su cui, probabilmente, non ci siamo mai soffermati a riflettere. Come è possibile che in luoghi così distanti sul nostro pianeta e in epoche così remote, siano state costruite piramidi (a gradoni o non), mausolei o altre imponenti strutture simili, tutte accomunate da allineamenti astronomici, tutte circondate dagli stessi miti e leggende che parlano di esseri venuti dal cielo a portare la conoscenza? Queste alcune delle domande che dovremo farci visto soprattutto, come vedremo di seguito, l’enorme quantità di piramidi che popola il mondo, senza contare quelle ancora da scoprire.

Tratto da: Piramidi nel Mondo di Sabrina Stoppa – Harmakis Edizioni

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Cosa sono i Campi Morfogenetici secondo Rupert Sheldrake

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Forse è arrivato il momento di chiedersi se uno studio serio e approfondito dei campi morfogenetici e delle loro proprietà possa dare risultati migliori, nel campo della morfogenesi e della parapsicologica, delle ricerche basate su una più classica impostazione materialista. Ma se il mondo scientifico continua a essere diffidente verso questo percorso alternativo, chiaramente questi nuovi studi impiegheranno molto più tempo per svilupparsi, e ciò avrà un costo sociale e nazionale. Fenomeni simili hanno impedito il progresso anche in molte aeree della medicina alternativa. Nel presente articolo non intendiamo affrontare quest’ultimo punto; ciò che faremo è commentare l’opera di Sheldrake, soprattutto per quanto riguarda la stretta affinità tra le sue idee e il concetto dell’indeterminatezza quantica.
Ci rendiamo conto che molte idee che esponiamo in “Science Within Consciousness” necessitano di ulteriori approfondimenti. Non ci scusiamo per questo. Nessuna scienza è mai completamente in grado di spiegare il mondo, né viene mai sviluppata fino in fondo. Il massimo che possiamo fare è indicare quei punti in cui riteniamo che occorrono chiarimenti e unificazioni, e tentare di offrirli noi stessi laddove è possibile. Questo è un altro degli scopi del presente articolo.Quanto segue è una sintesi delle idee di Sheldrake contenute nel suo libro A New Science of Life e nei successivi Seven Experiments that could Change the World e Dogs that Know When their Masters are Coming Home. Forse è arrivato il momento di chiedersi se uno studio serio e approfondito dei campi morfogenetici e delle loro proprietà possa dare risultati migliori, nel campo della morfogenesi e della parapsicologica, delle ricerche basate su una più classica impostazione materialista. Ma se il mondo scientifico continua a essere diffidente verso questo percorso alternativo, chiaramente questi nuovi studi impiegheranno molto più tempo per svilupparsi, e ciò avrà un costo sociale e nazionale. Fenomeni simili hanno impedito il progresso anche in molte aeree della medicina alternativa. Nel presente articolo non intendiamo affrontare quest’ultimo punto; ciò che faremo è commentare l’opera di Sheldrake, soprattutto per quanto riguarda la stretta affinità tra le sue idee e il concetto dell’indeterminatezza quantica. Ci rendiamo conto che molte idee che esponiamo in “Science Within Consciousness” necessitano di ulteriori approfondimenti. Non ci scusiamo per questo. Nessuna scienza è mai completamente in grado di spiegare il mondo, né viene mai sviluppata fino in fondo. Il massimo che possiamo fare è indicare quei punti in cui riteniamo che occorrono chiarimenti e unificazioni, e tentare di offrirli noi stessi laddove è possibile. Questo è un altro degli scopi del presente articolo. Quanto segue è una sintesi delle idee di Sheldrake contenute nel suo libro A New Science of Life e nei successivi Seven Experiments that could Change the World e Dogs that Know When their Masters are Coming Home.

I Campi morfogenetici
La scienza materialista non è un complesso unificato. Studiando sistemi di complessità sempre maggiore, questi ultimi sembrano sviluppare un proprio sistema di proprietà assiomatiche. La scienza materialista, come è noto, sostiene che dalla meccanica quantistica delle particelle subatomiche si può derivare la meccanica quantistica delle strutture atomiche e molecolari, e da queste ultime le proprietà chimiche delle sostanze, che a loro volta spiegano i fenomeni vitali e sono alla base della psicologia, della sociologia, dell’economia e della cosmologia. Ovunque sia possibile, questi passaggi sono stati studiati, spesso con risultati soddisfacenti. Tuttavia, lo studio di alcuni di essi presenta grandi difficoltà. Nel caso della meccanica quantistica, le difficoltà sembrano inerenti alla disciplina stessa: la transizione dallo stato di potenza a quello di attualità non è spiegabile, ora come ora, all’interno della meccanica quantica. Le altre transizioni, incluse le interazioni non-lineari dei costituenti, danno luogo a insormontabili difficoltà di calcolo, che rendono necessaria la creazione di nuovi assiomi sulle macrostrutture emergenti da tali complesse interazioni. Studiamo la Fisica nucleare, la Fisica atomica, la Fisica classica (incluse la Fisica ottica e geometrica), la Fisica molecolare, la Chimica, la Biologia, la Psicologia, la Sociologia, ognuna come una disciplina a se stante, con le sue proprie leggi. Ora invece torniamo a esse, cercando di integrare il nostro sapere con le teorie di Rupert Sheldrake.I Campi morfogenetici La scienza materialista non è un complesso unificato. Studiando sistemi di complessità sempre maggiore, questi ultimi sembrano sviluppare un proprio sistema di proprietà assiomatiche. La scienza materialista, come è noto, sostiene che dalla meccanica quantistica delle particelle subatomiche si può derivare la meccanica quantistica delle strutture atomiche e molecolari, e da queste ultime le proprietà chimiche delle sostanze, che a loro volta spiegano i fenomeni vitali e sono alla base della psicologia, della sociologia, dell’economia e della cosmologia. Ovunque sia possibile, questi passaggi sono stati studiati, spesso con risultati soddisfacenti. Tuttavia, lo studio di alcuni di essi presenta grandi difficoltà. Nel caso della meccanica quantistica, le difficoltà sembrano inerenti alla disciplina stessa: la transizione dallo stato di potenza a quello di attualità non è spiegabile, ora come ora, all’interno della meccanica quantica. Le altre transizioni, incluse le interazioni non-lineari dei costituenti, danno luogo a insormontabili difficoltà di calcolo, che rendono necessaria la creazione di nuovi assiomi sulle macrostrutture emergenti da tali complesse interazioni. Studiamo la Fisica nucleare, la Fisica atomica, la Fisica classica (incluse la Fisica ottica e geometrica), la Fisica molecolare, la Chimica, la Biologia, la Psicologia, la Sociologia, ognuna come una disciplina a se stante, con le sue proprie leggi. Ora invece torniamo a esse, cercando di integrare il nostro sapere con le teorie di Rupert Sheldrake.
Come sottolinea Sheldrake, quando si cerca di predire il comportamento di grandi aggregati in termini di comportamento dei loro singoli componenti, ci si trova di fronte al fatto che l’aggregato può presentare molte configurazioni stabili di energia relativamente minima. La configurazione che un aggregato può assumere dipende in larga misura dalle condizioni iniziali imposte al sistema: la teoria del caos dimostra come mutamenti infinitesimali di queste condizioni possono produrre enormi cambiamenti, quindi è praticamente impossibile predire la configurazione dell’aggregato.
Ciò vale a esempio per i cristalli, gli enzimi, il comportamento animale o delle società (confrontare l’analisi di Rene Thom riguardo la “Teoria della catastrofe”). “… Niente ci autorizza a dire che [le attuali teorie della Fisica] … possano spiegare il formarsi di una di queste possibili strutture anziché di un’altra”. Sheldrake postula che la determinazione di una struttura dipende da un campo esterno di influenza associato al processo di formazione della struttura stessa. Questo cosiddetto campo morfogenetico porta con sé il “programma”, per così dire, del processo di formazione.Sheldrake postula che tale programma si sviluppa nel campo tramite strutture precedenti formatesi sotto la guida del campo. Ciò ricorda molto da vicino il modo in cui le cellule cerebrali sono all’origine della consapevolezza individuale nel contesto (ipotizzato da >>>Goswami) della separazione tra la consapevolezza individuale e quella universale.

A ogni modo, c’è una grande differenza nei due meccanismi postulati: quello ipotizzato inizialmente da Goswami (cioè la transizione dalla consapevolezza universale a quella individuale) e quello di Sheldrake. In entrambi i casi, le strutture in questione hanno proprietà classiche, donde la memoria: nel caso dei neuroni o delle cellule individuali, essa sorge dal termine non-lineare dell’equazione many-body approssimata di Schroedinger; nel caso di Sheldrake sorge dalla complessità della struttura dell’organismo. L’indeterminatezza della struttura è meccanico-quantica nel caso delle cellule, mentre nel caso degli organismi è dovuto alla natura caotica (nel senso della teoria del caos) della struttura emergente.Come sottolinea Sheldrake, quando si cerca di predire il comportamento di grandi aggregati in termini di comportamento dei loro singoli componenti, ci si trova di fronte al fatto che l’aggregato può presentare molte configurazioni stabili di energia relativamente minima. La configurazione che un aggregato può assumere dipende in larga misura dalle condizioni iniziali imposte al sistema: la teoria del caos dimostra come mutamenti infinitesimali di queste condizioni possono produrre enormi cambiamenti, quindi è praticamente impossibile predire la configurazione dell’aggregato. Ciò vale a esempio per i cristalli, gli enzimi, il comportamento animale o delle società (confrontare l’analisi di Rene Thom riguardo la “Teoria della catastrofe”). “… Niente ci autorizza a dire che [le attuali teorie della Fisica] … possano spiegare il formarsi di una di queste possibili strutture anziché di un’altra”. Sheldrake postula che la determinazione di una struttura dipende da un campo esterno di influenza associato al processo di formazione della struttura stessa. Questo cosiddetto campo morfogenetico porta con sé il “programma”, per così dire, del processo di formazione. Sheldrake postula che tale programma si sviluppa nel campo tramite strutture precedenti formatesi sotto la guida del campo. Ciò ricorda molto da vicino il modo in cui le cellule cerebrali sono all’origine della consapevolezza individuale nel contesto (ipotizzato da >>>Goswami) della separazione tra la consapevolezza individuale e quella universale. A ogni modo, c’è una grande differenza nei due meccanismi postulati: quello ipotizzato inizialmente da Goswami (cioè la transizione dalla consapevolezza universale a quella individuale) e quello di Sheldrake. In entrambi i casi, le strutture in questione hanno proprietà classiche, donde la memoria: nel caso dei neuroni o delle cellule individuali, essa sorge dal termine non-lineare dell’equazione many-body approssimata di Schroedinger; nel caso di Sheldrake sorge dalla complessità della struttura dell’organismo. L’indeterminatezza della struttura è meccanico-quantica nel caso delle cellule, mentre nel caso degli organismi è dovuto alla natura caotica (nel senso della teoria del caos) della struttura emergente.

Comunque, tale differenza nel meccanismo del collasso non deve necessariamente essere fondamentale. Quando Goswami analizza l’Evoluzione, ascrive il campo morfogenetico alle cellule individuali, in modo tale che considerazioni meccanico-quantiche bastano a condurci all’indeterminatezza. Invece, il campo di Sheldrake prende in considerazione l’organismo intero, che è più in linea con il fenomeno morfogenetico da esso spiegato. Quindi, almeno per la morfogenesi, può essere più ragionevole postulare che il collasso non avviene al livello della cellula individuale, ma dell’organismo. L’indeterminatezza fondamentale è ancora quanto-meccanica, cioè provocata dalla sensibilità della struttura a piccoli cambiamenti delle condizioni iniziali, al livello degli atomi costituenti.

Goswami analizza due fenomeni collegati all’individuo: la consapevolezza individuale e la morfogenesi (collegata a quello che egli spesso chiama il Corpo Vitale: la consapevolezza individuale di cui il Corpo Mentale è una componente). Parleremo in seguito di un altro fenomeno da lui studiato, cioè dell’evoluzione. Per ora, vogliamo solo ricordare che la sua analisi di quest’ultima tratta soprattutto dell’evoluzione delle nuove specie e della morfogenesi durante lo sviluppo dell’embrione. Invece, nel campo morfogenetico di Sheldrake, l’influenza tra membri delle specie è studiata attraverso il fenomeno della risonanza morfica, simile alla telecinesi. Con Sheldrake, la telecinesi diventa un costrutto teorico. “Science Within Consciousness”, usando il quadro del collasso quantico simultaneo, è riuscita a spiegare questo fenomeno in modo soddisfacente. Sheldrake ha analizzato la relazione tra l’eredità classica a la risonanza morfica.Comunque, tale differenza nel meccanismo del collasso non deve necessariamente essere fondamentale. Quando Goswami analizza l’Evoluzione, ascrive il campo morfogenetico alle cellule individuali, in modo tale che considerazioni meccanico-quantiche bastano a condurci all’indeterminatezza. Invece, il campo di Sheldrake prende in considerazione l’organismo intero, che è più in linea con il fenomeno morfogenetico da esso spiegato. Quindi, almeno per la morfogenesi, può essere più ragionevole postulare che il collasso non avviene al livello della cellula individuale, ma dell’organismo. L’indeterminatezza fondamentale è ancora quanto-meccanica, cioè provocata dalla sensibilità della struttura a piccoli cambiamenti delle condizioni iniziali, al livello degli atomi costituenti. Goswami analizza due fenomeni collegati all’individuo: la consapevolezza individuale e la morfogenesi (collegata a quello che egli spesso chiama il Corpo Vitale: la consapevolezza individuale di cui il Corpo Mentale è una componente). Parleremo in seguito di un altro fenomeno da lui studiato, cioè dell’evoluzione. Per ora, vogliamo solo ricordare che la sua analisi di quest’ultima tratta soprattutto dell’evoluzione delle nuove specie e della morfogenesi durante lo sviluppo dell’embrione. Invece, nel campo morfogenetico di Sheldrake, l’influenza tra membri delle specie è studiata attraverso il fenomeno della risonanza morfica, simile alla telecinesi. Con Sheldrake, la telecinesi diventa un costrutto teorico. “Science Within Consciousness”, usando il quadro del collasso quantico simultaneo, è riuscita a spiegare questo fenomeno in modo soddisfacente. Sheldrake ha analizzato la relazione tra l’eredità classica a la risonanza morfica.

L’analisi di Sheldrake della morfogenesi non si limita a spiegare l’esistenza del campo morfogenetico; include il meccanismo attraverso cui una struttura biologica parzialmente formata (il germe morfogenetico) si collega al campo morfogenetico di una specie, che poi guida la crescita del resto della forma. Finora, nessuna indagine è stata condotta per verificare se la spiegazione quanto-meccanica del corpo vitale può venire estesa a questo fenomeno.

Il corpo vitale nei sogni
Un altro punto da analizzare riguardo il corpo vitale, a parte la sua connessione con la morfogenesi, è l’interpretazione di esso come del portatore di emozioni, come fa Goswami nella sua interpretazione dei sogni. Per la nostra mentalità, considerare il corpo vitale un portatore di morfogenesi e di emozioni lascia molto a desiderare, a meno che non si facciano ulteriori supposizioni.

Il quadro di Sheldrake sembra fornire le supposizioni richieste, a patto che siano uniformabili al quadro della meccanica quantistica. Sheldrake postula che ogni struttura trasporta il suo campo morfogenetico. Se una struttura del tipo di un organismo incorpora sub-organismi di natura diversa, il campo morfogenetico dell’organismo incorpora i campi dei sub-organismi. Ovvero, non esiste un unico campo morfogenetico: i campi degli individui sono incorporati in quelli della specie, e campi di aspetti diversi di un individuo interagiscono. La loro interazione dà origine ad altri campi. I campi formano quello che si potrebbe descrivere come un continuum. Da questo punto di vista, si può ipotizzare che quelle che chiamiamo emozioni sono determinate in parte dal corpo mentale e in parte dal corpo vitale, ovvero sono un prodotto della loro interazione.L’analisi di Sheldrake della morfogenesi non si limita a spiegare l’esistenza del campo morfogenetico; include il meccanismo attraverso cui una struttura biologica parzialmente formata (il germe morfogenetico) si collega al campo morfogenetico di una specie, che poi guida la crescita del resto della forma. Finora, nessuna indagine è stata condotta per verificare se la spiegazione quanto-meccanica del corpo vitale può venire estesa a questo fenomeno. Il corpo vitale nei sogni Un altro punto da analizzare riguardo il corpo vitale, a parte la sua connessione con la morfogenesi, è l’interpretazione di esso come del portatore di emozioni, come fa Goswami nella sua interpretazione dei sogni. Per la nostra mentalità, considerare il corpo vitale un portatore di morfogenesi e di emozioni lascia molto a desiderare, a meno che non si facciano ulteriori supposizioni. Il quadro di Sheldrake sembra fornire le supposizioni richieste, a patto che siano uniformabili al quadro della meccanica quantistica. Sheldrake postula che ogni struttura trasporta il suo campo morfogenetico. Se una struttura del tipo di un organismo incorpora sub-organismi di natura diversa, il campo morfogenetico dell’organismo incorpora i campi dei sub-organismi. Ovvero, non esiste un unico campo morfogenetico: i campi degli individui sono incorporati in quelli della specie, e campi di aspetti diversi di un individuo interagiscono. La loro interazione dà origine ad altri campi. I campi formano quello che si potrebbe descrivere come un continuum. Da questo punto di vista, si può ipotizzare che quelle che chiamiamo emozioni sono determinate in parte dal corpo mentale e in parte dal corpo vitale, ovvero sono un prodotto della loro interazione.

Goswami basa la sua interpretazione dei sogni quasi direttamente sul Vedanta, i cui concetti di consapevolezza universale e individuale sembrano sostenere le sue idee. Comunque, non sembra né necessario né desiderabile attenersi troppo fedelmente al modello del Vedanta. Quest’ultimo, dopo tutto, è solo l’inizio di una grande scienza: non possiamo aspettarci che in esso tutto sia chiaramente definito. Allo stesso modo, nessuna affermazione di “Science Within Consciousness” può essere ritenuta la risposta definitiva. Forse è meglio ritenere i cinque corpi del Vedanta un’utile approssimazione del continuum dei corpi (campi), allo stesso modo in cui parole come blu, rosso, giallo creano utili suddivisioni nello spettro ottico. Se dobbiamo prendere sul serio una concezione del genere, occorrono studi molto più approfonditi sul fenomeno del collasso (meccanico quantico o all’interno della teoria del caos). Quello che finora abbiamo delineato è solo l’abbozzo a grandi linee di un quadro generale; una teoria completa richiederà molto tempo ancora per venire alla luce. Perché ciò avvenga, un numero assai più vasto di scienziati deve cominciare a lavorare su questo quadro.

Un problema evolutivo

“Science Within Consciousness” ha cercato di usare il concetto di Consapevolezza Universale per superare alcune difficoltà incontrate dai biologi nello studio dell’evoluzione da un punto di vista neo-darwiniano. Il fenomeno dell’equilibrio punteggiato è stato studiato in modo abbastanza dettagliato. Si è notato spesso che, dopo un periodo di cambiamenti omeostatici in una specie attraverso le selezioni naturali, si forma improvvisamente una nuova specie. Questa specie non può essere spiegata come il risultato del cambiamento di alcuni geni nella specie antica: un numero molto grande di geni cambia simultaneamente. Nessuno di questi cambiamenti darebbe origine a un mutamento evolutivamente significativo. Questo fenomeno si ritiene provocato da molti cambiamenti potenziali nella struttura avvenuti nel corso di un lungo arco di tempo, fino alla comparsa di una significativa struttura potenziale, la cui consapevolezza a quel punto collassa in stato di attualità.Goswami basa la sua interpretazione dei sogni quasi direttamente sul Vedanta, i cui concetti di consapevolezza universale e individuale sembrano sostenere le sue idee. Comunque, non sembra né necessario né desiderabile attenersi troppo fedelmente al modello del Vedanta. Quest’ultimo, dopo tutto, è solo l’inizio di una grande scienza: non possiamo aspettarci che in esso tutto sia chiaramente definito. Allo stesso modo, nessuna affermazione di “Science Within Consciousness” può essere ritenuta la risposta definitiva. Forse è meglio ritenere i cinque corpi del Vedanta un’utile approssimazione del continuum dei corpi (campi), allo stesso modo in cui parole come blu, rosso, giallo creano utili suddivisioni nello spettro ottico. Se dobbiamo prendere sul serio una concezione del genere, occorrono studi molto più approfonditi sul fenomeno del collasso (meccanico quantico o all’interno della teoria del caos). Quello che finora abbiamo delineato è solo l’abbozzo a grandi linee di un quadro generale; una teoria completa richiederà molto tempo ancora per venire alla luce. Perché ciò avvenga, un numero assai più vasto di scienziati deve cominciare a lavorare su questo quadro. Un problema evolutivo “Science Within Consciousness” ha cercato di usare il concetto di Consapevolezza Universale per superare alcune difficoltà incontrate dai biologi nello studio dell’evoluzione da un punto di vista neo-darwiniano. Il fenomeno dell’equilibrio punteggiato è stato studiato in modo abbastanza dettagliato. Si è notato spesso che, dopo un periodo di cambiamenti omeostatici in una specie attraverso le selezioni naturali, si forma improvvisamente una nuova specie. Questa specie non può essere spiegata come il risultato del cambiamento di alcuni geni nella specie antica: un numero molto grande di geni cambia simultaneamente. Nessuno di questi cambiamenti darebbe origine a un mutamento evolutivamente significativo. Questo fenomeno si ritiene provocato da molti cambiamenti potenziali nella struttura avvenuti nel corso di un lungo arco di tempo, fino alla comparsa di una significativa struttura potenziale, la cui consapevolezza a quel punto collassa in stato di attualità.

Questo quadro attribuisce alla Consapevolezza una proprietà che non era tra quelle da noi usate per spiegare altri fenomeni come la consapevolezza individuale o l’origine del campo morfogenetico. Qui stiamo immaginando la Consapevolezza dotata di una specifica struttura “in mente” degna di venire attesa. Questa proprietà non concorda con il concetto vedantico dell’unità indifferenziata, che è un importante principio guida nel nostro modello. È possibile che tali punteggiature nell’equilibrio si verificano per formare molte nuove specie, alcune delle quali passano il test della selezione naturale, altre no. Ma a questo punto ci si può anche chiedere in che modo i collassi accadono solo quando una significativa combinazione di geni è disponibile in potenza. Dobbiamo forse dire che se un collasso accade prima che tutti i geni siano al loro posto, le specie corrispondenti non nascono solo perché le leggi della biologia non permettono a tali specie di esistere? O forse bisogna fare ricorso a quello sconcertante concetto del Vedanta secondo cui la Consapevolezza, essendo senza dualità, ricerca quest’ultima attraverso determinate creazioni?
Allo stato presente delle conoscenze, possiamo solo dire che esistono alcune proprietà della consapevolezza che vanno chiarite, e che allo scheletro della teoria dell’evoluzione qui abbozzata va aggiunta ancora un po’ di carne.

Fonte: Science Within Consciousness: http://www.swcp.com/~hswift/swc/Winter00/Banerji0002.htm

 

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RUPERT SHELDRAKE

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Nato a Newark-on-Trent, in Inghilterra, Sheldrake ha studiato biologia a Cambridge e filosofia a Harvard. Ha conseguito un dottorato di ricerca in biochimica a Cambridge nel 1967 e, nello stesso anno, è entrato a far parte del Clare College di Cambridge. È stato direttore del dipartimento di biochimica e di biologia cellulare in questo college fino al 1973. Ha fatto parte della Royal Society e, a Cambridge, ha studiato lo sviluppo delle piante e l’invecchiamento delle cellule. Dal 1974 al 1978 è stato responsabile del dipartimento di fisiologia delle piante presso l’International Crops Research Institute for the Semi-Arid Tropics (ICRISAT) di Hyderabad, in India, e ha continuato a lavorare in questo centro di ricerca come consulente fisiologo fino al 1985. Rupert è l’autore di A New Science of Life e di The Presence of the Past, libri nei quali espone la sua teoria per spiegare il misterioso processo della morfogenesi. Nel 1981 la rivista scientifica britannica Nature ha definito A New Science of Life come «il miglior candidato da dare alle fiamme da molti anni a questa parte», mentre il New Scientist l’ha chiamato «un’importante ricerca scientifica sulla natura della realtà biologica e fisica». Altre opere significative sono The Rebirth of Nature, in cui Sheldrake esamina le implicazioni filosofiche della morfogenesi, e Trialogues at the Edge of the West, scritto con Terence McKenna e Ralph Abraham, in cui analizza e dibatte molte idee sulla natura della realtà.

L’idea che ogni specie, ogni membro di ogni specie, attinga alla memoria collettiva della specie, si sintonizzi con i membri passati della specie e a sua volta contribuisca all’ulteriore sviluppo della specie, comporta una sorta di “risonanza” fra gli individui e i gruppi della specie (per esempio i sottogruppi, razze, etnie, gens, famiglie, ecc., nel caso umano). Nel libro The Presence of the Past, Sheldrake avanza l’ipotesi che i “campi ricordi” non siano effettivamente memorizzati nel cervello, ma piuttosto che possano essere memorizzati in un campo di informazioni al quale si può accedere mediante il cervello. Se questo fosse dimostrato, ciò avvalorerebbe la tesi che la coscienza umana, i nostri ricordi personali e il nostro senso dell’io possano sopravvivere alla morte biologica. Di particolare importanza, nella teoria di Sheldrake, è il concetto di risonanza morfica. Ogni insieme complesso ed organizzato di attività di un individuo (animale superiore o uomo), che comprende anche sogni, esperienze mistiche nell’uomo, stati alterati della coscienza ed altro, possiede una sua struttura: questi stati mentali e queste attività possono essere trasferiti da un individuo all’altro, proprio grazie al meccanismo di risonanza morfica.

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Il meccanismo di risonanza morfica assicurerebbe, in un modo che Sheldrake ha contribuito ad analizzare negli ultimi trent’anni di ricerca, la capacità di condivisione delle “abitudini” che gli organismi (virus compresi) acquisiscono nel processo evolutivo: queste “abitudini” sembrano “risuonare” all’interno della specie. Esse creano la possibilità di una nuova acquisizione come, per esempio, una nuova capacità di resistenza in un virus, un nuovo apprendimento collettivo, ma separato nello spazio e condiviso da una determinata specie (come negli esperimenti sull’apprendimento di sequenze nei ratti) o come la capacità di certe molecole di assumere configurazioni di struttura quaternaria che sono estremamente improbabili tra le migliaia possibili: esse, sorprendentemente, vengono puntualmente assunte in ogni situazione identica in spazi diversi e lontani e risultano perfettamente inserite ed adattive per il progetto di costruzione di quella determinata proteina.

Secondo la teoria di Sheldrake, se un certo numero di persone sviluppa alcune proprietà comportamentali o psicologiche od organiche, queste vengono automaticamente acquisite dagli altri membri della stessa specie. Così, se una buona parte dell’umanità raggiunge un certo livello di consapevolezza spirituale, questa stessa consapevolezza si estenderebbe per risonanza morfica ad altri gruppi, coinvolgendo quindi l’intero sistema (questo numero di persone o comunque di individui appartenenti ad ogni altra specie in cui si verificherebbe un analogo fenomeno è chiamato massa critica). Ogni trasformazione individuale comporta una modificazione del sistema e chi si trova all’interno di questo sistema viene inevitabilmente coinvolto. Cominciamo quindi a trasformare noi stessi. Questo è il massimo che possiamo fare. La trasformazione personale è l’arma più potente che si possa usare per modificare l’umanità e l’intero pianeta. Questa esemplificazione discende dalla controversa teoria della “causalità formativa” di Sheldrake, che ovviamente implica un universo non meccanicistico e governato da leggi che sono esse stesse soggette a cambiamenti.

  • A New Science of Life (1981, seconda edizione 1985)
  • La presenza del passato Edizioni Crisalide (1988) ISBN 978-88-7183-197-8
  • The Rebirth of Nature (1990)
  • Sette esperimenti per cambiare il mondo Edizioni Castelvecchi, (2013) ISBN 978-88-7615-882-7
  • Dogs that Know When Their Owners are Coming Home (1999)
  • La Mente Estesa. Il senso di sentirsi osservati e altri poteri inspiegati della mente umana Urra Edizioni (2006) ISBN 978-88-5032-462-0
  • Le illusioni della Scienza Urra edizioni (2013)

Con Ralph Abraham e Terence McKenna:

  • Trialogues at the Edge of the West (1992)
  • The Evolutionary Mind (1988)
  • Chaos, Creativity and Cosmic Consciousness

Con Matthew Fox:

  • Natural Grace (1996)
  • The Physics of Angels (1996)

In Uscita: I Poteri Estesi della Mente – Harmakis Edizioni

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Freud e Mosè

In this photo released by the Sigmund Freud Museum in Vienna former Austrian psychoanalyst Sigmund Freud is pictured in his working room in 1938. Austria and the world will be celebrating Sigmund Freud's 150th birthday on Saturday May 6, 2006. (AP Photo/Sigmund Freud Museum)

“Non è impresa né gradevole né facile privare un popolo dell’uomo che esso celebra come il più grande dei suoi figli: tanto più quando si appartiene a quel popolo. Ma nessuna considerazione deve indurre a subordinare la verità a presunti interessi nazionali, quando dal chiarimento di un problema obbiettivo possiamo attenderci un progresso delle nostre conoscenze”

 Incomincia così questo scritto di Freud. Un libro che è il testamento del grande studioso e nello stesso tempo la dimostrazione della sua onestà intellettuale e del desiderio di conoscere e di capire che ha guidato tutta la sua vita. – Mosè e il Monoteismo fu scritto prima a Vienna e poi pubblicato in Olanda nel 1938. E’suddiviso in 3 parti. Freud era affascinato dall’Antichità e possedeva una notevole collezione di reperti archeologici, soprattutto egizi e non se ne separò nemmeno in esilio.

Egli affermò, che la storia della nascita di Mosè è una replica di altri antichi miti sulla nascita di alcuni dei grandi eroi della storia. Freud sottolineò, tuttavia, che il mito della nascita e l’esposizione di Mosè si distingue da quelle degli altri eroi e varia da loro su di un punto essenziale. Per nascondere il fatto che Mosè era Egiziano, il mito della sua nascita fu invertito per farlo veniree al mondo da umili genitori e soccorso da una famiglia importante:

E’ molto diverso nel caso di Mosè. Ecco la prima famiglia, normalmente di umili origini, e abbastanza modesta. Lui è un bambino nato da Ebrei Leviti. Ma la prima famiglia viene sostituita in questo caso, da una seconda, la casa Reale d’Egitto. Questa strana divergenza di genere, ha colpito molti ricercatori.”

Freud ha osservato la stranezza che il legislatore Israelita, se in realtà Egiziano, avrebbe dovuto trasmettere ai suoi seguaci una fede monoteistica, piuttosto che la classica credenza egiziana in una pletora di dei e immagini. Allo stesso tempo, ha trovato grande somiglianza tra la nuova religione che Akhenaton ha cercato di imporre al suo paese e l’insegnamento religioso attribuito a Mosè.

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Freud giunse alla conclusione che Akhenaton fu ucciso dai suoi stessi seguaci a causa della natura aspra del suo regime monoteista e ha suggerito che in seguito uno dei suoi alti funzionari, probabilmente chiamato Thutmose, un aderente alla religione di Aten (Aton), scelse la tribù Ebraica, che già abitava a Goshen nel Delta orientale, per essere il suo popolo eletto, li portò fuori dall’Egitto, all’epoca dell’’Esodo e trasferì a loro, i principi della religione di Akhenaton. L’origine del nome Mosè era mos, la parola Egizia “bambino”, che troviamo in molti nomi Egizi composti, come Ptah-mos e Thut-mos.

La nascita di Mosè ed il suo essere salvato dalle acque è la replica esatta della storia di Sargon, salvato dalle acque nel 2540 a.C e diventato re degli Accadi. I dieci comandamenti sono una sintesi dei 42 peccati che il ka doveva dichiarare di non aver commesso davanti ai 42 giudici e ad Osiride. L’arca dell’alleanza che dio aveva ordinato di edificare nel tempio di Salomone, riproduce la barca degli dei del tempio egiziano.

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Il libro dei Proverbi, forse le pagine più belle dell’Antico Testamento derivano da un papiro del 2000 a.C. La saggezza di Amenope, ora conservato al British Museum. Per non parlare della somiglianza dei Salmi della Bibbia con gli inni al dio Sole di Akhenaton (vedere Salmo – 104 di Davide). La morale civile e sociale è nata quindi molto prima che Mosè salisse sul monte e ne scendesse con i pietroni scritti da dio. Fa parte dell’umanità da quasi 5000 anni ed è una scoperta civile ed umana che si tramanda nei secoli.” La virtù dell’uomo è il suo monumento, ma sarà dimenticato l’uomo malvagio” Si trova scritto su una pietra tombale egizia del 2200 a.C.

Quello che nessuno menziona è il “Contro Apione di Giuseppe Flavio”. Qui l’autore menziona Manetone, il sacerdote e storico egiziano della fine del IV sec a. C. Manetone sostiene che Mosè era un famoso sacerdote egiziano di Eliopolis che fu cacciato dall’Egitto poiché si era unito ai lebbrosi. L’importanza di questa menzione di Giuseppe Flavio deriva dal fatto che questi si adopera tenacemente per confutare le parole di Manetone.

Tito Flavio Giuseppe (in latino: Titus Flavius Iosephus), nato Yosef ben Matityahu (IPA: jo’sɛf bɛn matit’jahu) (in ebraico: יוסף בן מתתיהו‎?; Gerusalemme, 37-38 circa – Roma, 100 circa) è stato uno scrittore, storico, politico e militare romano di origine ebraica. Conosciuto anche come Flavio Giuseppe, Giuseppe Flavio o semplicemente Giuseppe, scrisse quasi tutte le sue opere in greco.

Freud sostiene che la circoncisione sia stata data agli ebrei da Mosè e questa, come riporta anche Erodoto, era una peculiarità egizia, che gli ebrei riconoscono di aver ricevuto dagli Egiziani assieme al divieto di magiare carne di maiale, un animale sacro in Egitto.

Ma allora chi era Mosè?

Per capirlo dobbiamo ritornare ai tempi del faraone Amenofi IV salito al trono dopo la morte di Thumtmose III. La sua fama è legata al suo ruolo di condottiero nell’esodo degli Ebrei dall’Egitto alla Terra Promessa attraverso il Mar Rosso e il deserto, e alla funzione di legislatore a seguito delle rivelazioni divine sul Monte Sinai, dove gli sarebbe stato consegnato da dio stesso il Decalogo con i comandamenti e gli sarebbero state insegnate le Leggi che formeranno la cosiddetta “Legge mosaica” o Torah. Sappiamo il legame che unisce Mosè a questa terra, dove nacque e fuggì con il suo popolo. Mosè è una figura della memoria ma non della storia, Akhenaton invece, è una figura della storia e non della memoria. Alcuni studiosi ritengono che il monoteismo del personaggio biblico deriva da quello del sovrano egizio.

La biblica «distinzione» operata da Mosè – il rifiuto cioè di politeismo, idolatria e superstizione in nome del monoteismo – era stata preceduta da un’analoga «distinzione» da parte del faraone: e vi fu chi, come Freud afferma che il profeta biblico consegnò, da egizio, agli ebrei dell’Esodo proprio il monoteismo di Akhenaton. E’ nell’epoca di Akhenaton in una situazione di profonda anarchia e disordine sociale che Freud colloca l’esodo degli Ebrei, i quali, guidati da Mosè, un alto funzionario di Akhenaton, caduto in disgrazia alla morte di costui, lasciano l’Egitto per trovare una loro vera patria. Meta della migrazione doveva essere la terra di Canaan dove avevano fatto irruzione le orde dei bellicosi Aramei, chiamati Habiru ed il cui nome fu poi trasferito agli Ebrei. Freud suggerisce pure che Mosè un grande personaggio egizio, abbia portato con sé i suoi scribi egiziani, ossia i Leviti.

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Ma il passato, anche se remoto non ci abbandona così facilmente  e Freud, costretto a fuggire dalla sua Vienna per colpa della persecuzione nazista, trova una spiegazione dell’odio dei Cristiani europei contro gli Ebrei nella storia: “…I motivi dell‘odio per gli Ebrei sono radicati nel passato più remoto, agiscono nell’inconscio dei popoli….non dimentichiamoci che tutti questi popoli che oggi hanno il primato dell’odio per gli Ebrei sono diventati cristiani solo in epoca storica tarda, spesso spinti da sanguinosa coercizione. Si potrebbe dire che sono tutti -battezzati male- e che sotto una sottile verniciatura di cristianesimo sono rimasti quello che erano i loro antenati che professavano un barbaro politeismo. Non hanno superato il loro rancore contro la nuova religione che è stata loro imposta, ma l’hanno spostata sulla fonte donde la nuova religione è loro venuta.” Sono d’accordo con lui ma aggiungerei che la persecuzione nei secoli non ha riguardato solo gli Ebrei ma pure i pagani, quindi le donne che tramandavano le cure naturali in disaccordo con la terrificante medicina ufficiale, e considerate perciò streghe, coloro che cercavano di ragionare con la propria testa come Campanella, Giordano Bruno o Galilei, i serpenti, i gatti, praticamente tutti gli aspetti della natura in cui gli Egizi vedevano l’espressione della divinità. Sembra che l’imperante monoteismo abbia voluto cancellare con queste migliaia, anzi milioni di vittime, ogni traccia del pensiero egizio dalla nostra esistenza.

Leonardo Paolo Lovari