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L’Antico Egitto – Tra misteri e scoperte

Sabato 12 Ottobre 2019 a Cavriglia (Ar)

Una giornata interamente dedicata all’Egitto:
“L’Antico Egitto: tra misteri e scoperte”
ospite lo scrittore inglese best-seller Adrian Gilbert.

Mattino: ore 9.00 Auditorium del Museo Mine a Castelnuovo dei Sabbioni incontro riservato ai ragazzi delle scuole
Programma:
– Saluti istituazionali dell’Amministrazione Comunale
– Introduzione all’Antico Egitto a cura di Leonardo Lovari
– “Piramidi, geometria e connessioni stellari” di Adrian Gilbert

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Pomeriggio: ore 18.00 Teatro Comunale di Cavriglia (Piazza Berlinguer) incontro pubblico gratuito e aperto a tutti.
Il programma:
– Saluti istituazionali dell’Amministrazione Comunale
– Presentazione Harmakis Edizioni e la Stele del Sogno a cura di Leonardo Lovari
– “Osiride, Stelle, Piramidi e resurrezione” di Adrian Gilbert

Ingresso Gratutito

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LE CONNESSIONI STELLARI NELLA PIRAMIDE DEL RE KHEOPE

Premessa

Il re Kheope è un sovrano della IV dinastia e probabilmente regnò fra il 2551 e il 2528 a.C. Il suo nome è famoso poiché legato al suo sepolcro che fa parte delle sette meraviglie del mondo. Questa tomba che ha affascinato l’umanità di tutti i tempi, ancora oggi è oggetto di studi, indagini e ricerche.

La piramide del sovrano, dai rapporti matematici molto semplici e lineari, è sempre stata un miraggio di astrazione, di filosofia, di teosofia, di scienza iniziatica dei misteri, di astrologia, di pretese virtù guaritrici, di ufologia … e altro, che è superfluo riportare.

Sebbene l’uomo abbia cercato in questa piramide la risposta a sogni e speranze, essa si drizza ancora oggi eterna e maestosa, con le due sorelle, ai limiti del deserto libico, testimonianza di un progetto e di una realizzazione che glorificava il nome e il ricordo del suo grande re. Un progetto nato e maturato nello spirito di un progettista, di un architetto che mise le sue conoscenze, il suo ragionamento e il proprio cuore al servizio dei voleri del suo divino signore.

piramidecheope

La piramide è legata alle sue altre funzioni, cioè il tempio cultuale, la rampa cerimoniale e il tempio a valle (di cui purtroppo non resta traccia). Il compito e dovere dello studioso, e non solo, dovrebbe essere di considerare questo capolavoro (e gli altri esempi architettonici dell’antico Egitto) come un’opera di piccoli grandi uomini che utilizzarono abilmente le risorse della loro epoca e la loro esperienza di costruzioni per produrre il primo esempio di sepolcro monumentale, espressione pietrificata di un’idea religiosa, cultuale e di proprietà terrestre e celeste del sovrano.

Nella piramide di Kheope non ci aspetti di trovare dei misteri teosofici, né delle speculazioni mentali, né ineffabili teorie. Ciò sarebbe un atto d’irriverenza verso degli uomini che, con la loro saggezza muta per lo scorrere dei millenni, ci hanno lasciato in eredità un esempio unico di tecnologia, razionalità e religione in rapporto all’ambito culturale della loro epoca.

La camera funeraria e la ‘camera della regina’

La camera funeraria custodisce il sarcofago reale e non possiamo avere alcun dubbio sulla destinazione di quest’ambiente. La ‘camera della regina’, al contrario, ha sempre sollevato le ipotesi più disparate sulla sua funzione, e lo conferma il suo appellativo.camerafuneraria

Sappiamo che questi locali sono dotati ciascuno di una coppia di canali ognuno con una propria inclinazione. Nella camera funeraria i due condotti sono di fronte e la loro parete occidentale coincide con una scansione sottomodulare. In pianta il canale meridionale è ortogonale alla parete della camera; quello settentrionale parte ortogonalmente alla parete, per poi continuare obliquamente verso ovest dopo tre gomiti, per evitare la muratura della camera delle ‘saracinesche’. Nella ‘camera della regina’ la parete orientale dei due canali coincide con la metà delle murature nord e sud e in pianta sono ortogonali a queste.

Nella camera funeraria il condotto sud puntava alla ε Orionis e quello nord all’α Draconis. Nella ‘camera della regina’ il canale meridionale era orientato verso l’α Canis Majoris (Sirio) e quello settentrionale verso la β Ursae Minoris. Poiché sappiamo che le concezioni funerarie dell’epoca a proposito del destino del re nell’aldilà erano

Nella ‘camera della regina’ la parete orientale dei due canali coincide con la metà delle murature nord e sud e in pianta sono ortogonali a queste.

Nella camera funeraria il condotto sud puntava alla ε Orionis e quello nord all’α Draconis. Nella ‘camera della regina’ il canale meridionale era orientato verso l’α Canis Majoris (Sirio) e quello settentrionale verso la β Ursae Minoris. Poiché sappiamo che le concezioni funerarie dell’epoca a proposito del destino del re nell’aldilà erano essenzialmente a carattere stellare e celeste, è bene percorrere questa pista per provare a risolvere il problema della destinazione della ‘camera della regina’. Poiché le uniche fonti religiose a nostra disposizione sono i Testi delle Piramidi, una piccola indagine nelle loro preghiere, o formule, potrebbe lasciare intravedere una soluzione al problema.

Nei Testi delle Piramidi si notano dei legami molto evidenti tra il re e le costellazioni di Orione e del Canis Major.

Orione è associato a Osiride e al sovrano defunto, il suo seme efficace (§ 186); Orione, padre degli dei, è garante per il re (§ 408); il re è come Orione, è concepito con lui e compie il ciclo celeste come questo (§ 820-821); il sovrano è la grande stella compagna di Orione, attraversa il cielo con lui poiché è anche suo figlio (§ 882-883). Si prega affinché sia posta una scala che servirà al re per giungere da Orione (§ 1717); il sovrano sale su una scala per raggiungere la costellazione (§ 1763). Si augura al re di essere abile e di ascendere al cielo che lo farà nascere come Orione (§ 2116) che del resto è suo padre (§ 2180), e anche suo fratello (§ 2126).

Nei Testi delle Piramidi si notano dei legami molto evidenti tra il re e le costellazioni di Orione e del Canis Major.

Orione è associato a Osiride e al sovrano defunto, il suo seme efficace (§ 186); Orione, padre degli dei, è garante per il re (§ 408); il re è come Orione, è concepito con lui e compie il ciclo celeste come questo (§ 820-821); il sovrano è la grande stella compagna di Orione, attraversa il cielo con lui poiché è anche suo figlio (§ 882-883). Si prega affinché sia posta una scala che servirà al re per giungere da Orione (§ 1717); il sovrano sale su una scala per raggiungere la costellazione (§ 1763). Si augura al re di essere abile e di ascendere al cielo che lo farà nascere come Orione (§ 2116) che del resto è suo padre (§ 2180), e anche suo fratello (§ 2126).

Tralasciando considerazioni più approfondite e dettagliate su questi passaggi che esulerebbero dall’argomento di questo contributo, possiamo dedurre che il defunto re è figlio, fratello e compagno di Orione e che in ogni modo è in contatto continuo con questa costellazione strettamente legata a Osiride. Dunque il canale meridionale della camera funeraria, puntato alla ε Orionis, poneva il defunto regale in diretto contatto con questa. Nello stesso tempo il condotto settentrionale legava il re al polo celeste e, dunque, alle Stelle Circumpolari, zona importante per la residenza del sovrano defunto.

Prima di affrontare il discorso su Sirio, possiamo notare che nei Testi delle Piramidi la costellazione del Canis Major e la stella Sirio sono chiamate rispettivamente Sopedet (spdt) e Soped (spd), come è stato osservato da N. Beaux.

Il re è fatto passare all’orizzonte orientale, poiché Canis Major è sua sorella e suo figlio all’alba (§ 341); il re è un Vivente, figlio di Canis Major, mentre le due Enneadi si purificano nell’Orsa Maggiore, l’immortale. Canis Major fa poi in modo che il re possa volare in cielo con gli dei, suoi fratelli, mentre Nut, Iside e Nephtis accolgono ed onorano il regale defunto (§ 458-459). Iside, sorella del re (= Osiride) viene in gioia da lui che la pone sul suo pene affinché il suo seme possa penetrare in lei che è efficace come Canis Major: è Horus-Sirio che nascerà poi, in quanto Horus che è in Canis Major (§ 632).

cheope2Qui vi è il riferimento alla nascita di Horus (=Sirio), di Orione (=re defunto) e di Iside (Canis Major), atto aderente alla realtà astronomica nella quale l’apparizione di Sirio era annunciata da ζ e δ Orionis. Notevole è il fatto delle tre stelle della Cintura d’Orione, cioè ζ, ε e δ sono allineate quasi con Sirio, vertice del triangolo α-β Or.-α C. Maj. e che la retta α C. Maj.-ε Or. è quasi l’altezza di questo triangolo isoscele: dunque una stretta relazione tra Sirio e il centro della Cintura d’Orione. A quest’idea è collegato anche il passaggio (§723):

geroglificocheop

Tu raggiungerai (sAH) il cielo come Orione (sAH) e il tuo ba sarà efficace (spd) come Canis Major (spdt).

Il re defunto raggiunge dalla camera funeraria Orione, mentre il suo ba sarà efficace come la costellazione del Canis Major alla quale appartiene Sirio, e alla quale si può arrivare anche dalla ‘camera della regina’. Ancora un’altra formula (§2126) recita:

 Notare il gioco d’assonanze e di significati.

gerogli2

Questo tuo fratello è Orione, questa tua sorella è Canis Major, ed egli (il re) siederà tra essi e in questa terra eternamente!

e la formula (§1707):

gerogli3

Tua sorella è Canis Major, tuo figlio è il Dio Mattutino ed è tra essi che tu siederai sul Grande Trono.

Anche qui sono evidenti i collegamenti tra Orione, Canis Major, Sirio, il Dio Mattutino (?) e l’idea del regnare ancora in terra, concetto relativo al pensiero dell’epoca.

Il canale settentrionale della ‘camera della regina’ puntava verso β Ursae Minoris che fa parte delle Stelle Circumpolari. Nel passaggio(§1123) è detto:

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Possa egli (il re) ascendere dunque al cielo tra le Stelle Imperiture, sua sorella è Canis Major, la sua guida è il Dio Mattutino (Sirio?) e essi presentano la mia mano verso il Campo delle Offerte.

cheope3La relazione è molto chiara e non ha bisogno di commenti. La β Ursae Minoris è una stella alla quale puntavano la discenderia della piramide del re Jedef-Ra e il nome del monumento è (la piramide) ‘Jedef-Ra-è-la-stella-sehed (sHd)’. Probabilmente questo era il nome dell’astro, e doveva avere una certa importanza se le discenderie delle piramide di Khefren (I progetto), di Ny-user-Ra, di Unas, di quella rituale dei Teti, e della piramide di Pepy II furono orientate verso questo astro. Nella camera vi è poi una nicchia a filari gradienti che, alla luce di quest’indagine, poteva ospitare la statua del ka del sovrano.  Si può concludere, dunque, che la ‘camera della regina’ era destinata a residenza del ka del sovrano perché luogo di arredi sacri e di andirivieni del ba del re defunto in collegamento con Sirio ed una particolare stella circumpolare: possiamo considerare questo ambiente un serdab. La camera funeraria era collegata a Orione (=Osiride) e al polo celeste (α Draconis), la più importante fra le stelle circumpolari. Da ciò deriva l’interdipendenza tra la camera funeraria e la camera del ka-ba, padre-figlio, identica a quella stellare Orione-Canis Major.

Pietro Testa

VIAGGIO nell’ALDILÀ dell’ANTICO EGITTO 

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DEI e SEMIDEI dell’ANTICO EGITTO

Testa Dei E Semidei bassa

L’antico Egitto ha lasciato segni tangibili e incisivi della sua ‘religione’ attraverso i monumenti e gli scritti. I templi abbondano d’immagini a bassorilievo e a tutto tondo, dipinte con vivaci colori, complete di didascalie e iscrizioni. Le tombe regali e nobiliari non sono da meno e sono queste che ci hanno tramandato figure e testi di grande finezza artigianale. Gli scritti funerari e magici sono degli esempi unici di miniaturistica grafica delle entità divine e di descrizioni dell’aldilà.

Non si può negare l’esorbitante numero di divinità che si presenta agli occhi dello spettatore che ancora oggi può restare disorientato. Questa folla di entità non è però frutto di fantasia sfrenata o ottusa, ma risultato di un ragionamento logico che ha le sue basi nella preistoria. Attraverso il cammino intellettuale della civiltà egiziana, il ricordo è divenuto mito e ha acquistato una sua completa organizzazione nella sistemazione e ordinamento delle manifestazioni del dio creatore.

Qui entriamo in un dominio delicato che ha qualche punto in comune con il nostro modo di pensare, ma che pure è da esso differente: il pensiero speculativo.

Nell’antico Egitto, e in genere nei popoli dell’antico Medio Oriente, la speculazione trovava illimitate possibilità di sviluppo, non essendo ristretta alla ricerca di una verità di carattere scientifico, e quindi disciplinato. Non esisteva una netta distinzione tra natura ed essere umano. I cosiddetti popoli primitivi e gli antichi consideravano l’essere umano come un tassello facente parte del regno della natura: due mondi non contrapposti e che non richiedevano distinti modi di conoscenza. Se per noi il mondo fenomenico è innanzitutto un ‘che cosa?’, per l’antico è un ‘Tu’.

Avviene che ogni esperienza di un ‘Tu’ diventa individuale, e tali esperienze sono delle azioni che si configurano in narrazione: questa diventa un “mito” in luogo di analisi e conclusioni. Il mito non serviva a divertire né a spiegare determinati fenomeni, bensì a esporre certi avvenimenti in cui era impegnata l’esistenza stessa dell’uomo, la sua esperienza diretta di un conflitto di forze ostili e benefiche.

Le immagini del mito non sono metafora ma un velo accuratamente scelto per rivestire un pensiero astratto. Le immagini non sono separate dal pensiero, poiché rappresentano la forma in cui l’esperienza è diventata autocosciente. Gli antichi, dunque, esprimevano il loro pensiero emotivo in termini di causa ed effetto, spiegando i fenomeni in un ambito temporale, spaziale e numerico. Gli antichi, si badi bene, sapevano ragionare logicamente, altrimenti non avremmo le grandi civiltà che conosciamo: semplicemente spesso un’attitudine puramente intellettuale male si adattava alle esperienze della realtà, senz’altro più significative.

Per l’uomo antico il contrasto tra realtà e apparenza non aveva significato. È il caso dei sogni, tenuti in grande considerazione, e di entità ibride e non, ispirate al dubbio dell’ignoto fisico. Lo stesso avveniva per una mancata distinzione tra mondo dei vivi e dei defunti, poiché i morti entravano nella realtà umana dell’angoscia, della speranza e del risentimento.

Di dizionari sulle divinità dell’antico Egitto ve ne sono parecchi (la maggior parte in lingua straniera) dai più dettagliati ai generici. Il mio intento vorrebbe essere quello di dare al lettore un quadro mediamente dettagliato delle divinità importanti, secondarie, dei semidei e dei ‘demoni’ che popolavano la quarta dimensione dell’antico Egitto: il tutto nella nostra lingua italiana, ancora (semi) sconosciuta nel campo dell’egittologia.

Tratto da: DEI e SEMIDEI dell’ANTICO EGITTO di Pietro Testa – Harmakis Edizioni

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Lo Scomparso Tempio del Sole della regina Nefertiti

Kom el-Nana, è il sito di un santuario solare della regina Nefertiti, è uno degli ultimi complessi sopravvissuti per il culto di Akhetaton. Jacquelyn Williamson parla del suo lavoro ricostruendo i rilievi del muro dal sito e la sua precaria condizione.

A partire dalla fine degli anni ’80 e terminato negli anni ’90, Barry Kemp e i membri del team della società esplorativa dell’Egitto hanno scavato un’area denominata Kom el-Nana, situata in una delle sezioni più meridionali di Tell el-Amarna. Sono stati in grado di documentare un grande complesso murario della dimensione di cinque campi da calcio americano con molte diverse all’interno. Oltre a una birreria su scala industriale (una delle poche ad Amarna), esistevano due edifici in pietra e diversi edifici in mattoni, uno dei quali probabilmente costituisce una struttura di finestra apparente. Una delle caratteristiche più intriganti del sito è tuttavia il fatto che è diviso per il centro da un muro che corre da ovest ad est, tagliando il recinto quadrato in metà diseguali. Il Maru Aton, conosciuto anche come il tempio del sole (o più esattamente il tempio “Il Parasole di Ra”) della figlia Meritaton di Akhenaton, è l’unica altra struttura che ha qualcosa di simile a questo piano innovativo. Purtroppo il Maru Aton non esiste più, essendo stata inghiottito dai campi e dallo sviluppo urbano. Lo stesso destino attende purtroppo Kom el-Nana, a meno che non sia possibile intraprendere passi per salvare questa preziosa struttura.

Una foto aerea del sito che mostra il suo layout complessivo, che risale al 2012 quando rimaneva un tampone di deserto attorno a gran parte del complesso.
Una foto aerea del sito che mostra il suo layout complessivo, che risale al 2012 quando rimaneva un tampone di deserto attorno a gran parte del complesso.

Le iscrizioni provenienti dal sito di Kom el-Nana dimostrano che è il tempio “Il Parasole di Ra” della Regina Nefertiti. I Parasoli di Ra sono templi rari perché non tutti i re costruirono uno. I re che hanno costruito un Parasole di Ra ne hanno costruito solamente uno. Akhenaton ne costruì almeno quattro a Tell el-Amarna – e almeno uno pure a Menfi! Ognuna di queste strutture è stata dedicata a un membro della famiglia reale, anche la madre di Akhenaton, la regina Tiye, aveva il proprio Parasole di Ra. Anche se queste erano ovviamente importanti strutture per Akhenaton, una vera comprensione della loro funzione è stata persa a causa del fatto che non ne avevamo nessuno da studiare personalmente – fino a quando fu scavatp Kom el-Nana. Attualmente sto lavorando per ricostruire il rilievo e l’architettura dal sito e spero di riaprire il sito per il futuro scavo.

La testa di una principessa Amarna su un blocco a Kom el-Nana.
                            La testa di una principessa Amarna su un blocco a Kom el-Nana.

Il tempio di Nefertiti del Parasole di Ra a Kom el-Nana rivela la sua funzione generale e il ruolo svolto in particolare dalla regina Nefertiti. Il tempio servì come luogo per il rinnovamento divino del re e la rinascita quotidiana, portato dagli attributi di Nefertiti come un fertile supporto per la dea Hathor (la dea solenne della sessualità, della fertilità e della celebrazione). Le iscrizioni del tempio rivelano anche che ha svolto un ruolo importante nei culti mortuari dell’elite di Amarna – con i cortigiani morti che arrivano al Parasole di Ra di Nefertiti come spiriti per ottenere offerte che potessero sostenerli per l’eternità. Poiché le pratiche mortuarie atoniste sono ancora quasi sconosciute, questo è un pezzo prezioso per la conoscenza del re Akhenaton e l’Atonismo.

In breve, è chiaro che questo sito, il Parasole di Ra di Nefertiti a Kom el-Nana, è incredibilmente importante, rivelando non solo nuove informazioni sul ruolo di Nefertiti ma anche fornisce nuove indicazioni sulla vita mortuaria degli abitanti dell’elite della città. Tuttavia il tempio è direttamente a rischio dalla aumentata dalla moderna l’urbanizzazione intorno Tell el-Amarna nel suo complesso. I Saccheggi al Parasole sono aumentati drammaticamente.

La parete posteriore del complesso nel 2008 (sopra) e nel e 2017 (in basso), mostrano l'entità del recente degrado. Le rovine di mattoni di fango siedono come uno strato superficiale sulla superficie del deserto e sono facilmente distrutti.
La parete posteriore del complesso nel 2008 (sopra) e nel 2017 (in basso), mostrano l’entità del recente degrado. Le rovine di mattoni di fango siedono come si uno strato superficiale sulla superficie del deserto e sono facilmente distrutti.

Il Ministero delle Antichità è stato eroico nel suo sforzo per proteggere Komel-Nana, altrimenti isolato, ma senza un continuo impegno archeologico e finanziamenti aggiuntivi per preservarlo e consolidarlo, non saremo in grado di proteggere questo delicato sito.

Purtroppo questo è il caso di molte aree di Tell el-Amarna, e il Ministero non può e proteggerle tutte. Speriamo di raccogliere fondi per proteggere Kom el-Nana e svilupparlo ulteriormente, ma i finanziamenti per questo tipo di lavoro stanno diventando sempre più difficili da trovare. Si prega di considerare il supporto al Progetto Amarna con qualsiasi importo che potrai risparmiare e aiutarci a proteggere questo sito affinché possiamo continuare ad apprendere dalla suo notevole tesoro di segreti!

L'autore in visita a un sito nel 2017. Foto: EriKa Morey.
                              L’autrice in visita a un sito nel 2017. Foto: EriKa Morey.

Jacquelyn Williamson è un Assistente Professore nel Dipartimento di Storia e Storia dell’Arte presso l’Università George Mason. La sua monografia in due volumi, il Tempio del sole di Nefertiti: un nuovo complesso di culto a Tell el-Amarna è stata recentemente pubblicata come parte della serie di Egittologia di Harvard Brill.

Fonte: Amarna Project

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Zahi Hawass risponde alle critiche sulle modalità di recupero della Statua di Ramses II

Ramses II statue at Helioipolis by Luxor Times 8

Dalla scoperta  della colossale statua di Ramses II a Mataria (Eliopoli) da una missione tedesca, le foto che circolano on-line e sui social media hanno sollevato polemiche per quanto riguarda l’utilizzo di un escavatore per estrarre i manufatti dalla terra.

Di conseguenza, l’archeologo ed ex ministro delle Antichità, Zahi Hawass ha rilasciato una dichiarazione circa la scoperta e il suo processo di trasporto:

”Souq Al-Khamis è un importante sito archeologico in cui ho personalmente iniziato i lavori di scavo e in cui abbiamo trovato i resti dei templi dei re Akhenaton, Thutmose III e Ramesse II.

L’area Mataria soffre di un problema molto grande che è che tutte le case e gli edifici moderni sono costruite sui resti di templi e a- Zahi -ntiche tombe. Inoltre, la maggior parte dei manufatti, statue o templi, si trovano sotto l’acqua della falda che va da due a quattro metri di profondità. È difficile trasferire i manufatti da sotto la falda alla superficie del terreno. In passato, avevo scoperto due tombe, una delle quali era situata sotto l’acqua del suolo.

Vorrei confermare che che tutti i manufatti e le statue che sono state trovate a Mataria,  è mai stato trovata completa. Questi stati sono stati distrutti e rotti durante l’epoca copta; questo è stato un tempo in cui i copti li consideravano come edifici pagani e templi. In conformità a ciò, li avevano chiusi, distrutto tutte le statue così come riutilizzavano i blocchi per la costruzione di chiese, case e palazzi privati. Di conseguenza, non c’è mai stata la scoperta di una statua completa a Mataria.

Ho contattato anche l’archeologo tedesco Dietrich Raue, direttore dello scavo tedesco a Mataria. Mi ha mandato un video che ha mostrato i lavori di scavo insieme alle fotografie di tutte le misure adottate durante il trasporto dei manufatti.

Vorrei anche chiarire che il processo di trasporto di qualsiasi statua di grandi dimensioni, come ad esempio la statua scoperta a Mataria, è stato assistito dai capi degli operai dalla città di Qeft. Sono addestrati al più alto livello per il trasporto di statue pesanti come per esempio il lavoro a Saqqara con la famiglia El Kereti. I lavoratori hanno trasportato varie statue e sarcofagi, alcuni dei quali del peso di 20 tonnellate. Per quanto riguarda ciò che è avvenuto durante l’Era copta, la statua scoperta a Mataria era rotta in vari pezzi.

Per quanto riguarda l’immensità della statua, confermo che apparteneva a Ramses II e non a qualsiasi altro re visto che il tempio che appartiene a questo sovrano è stato trovato nella stessa posizione. Secondo la missione due pezzi della statua: il primo è una parte della corona e il secondo è una parte del corpo della statua, che pesa 7 tonnellate. E’ diventato chiaro che la corona rappresenta un’ampia parte della testa ed è sostanzialmente composta da un bellissimo e completo orecchio destro e parte dell’occhio destro. La missione ha utilizzato un escavatore per estrarlo dalla terra e questo è stato un atto legittimo al 100% in quanto il caricatore hoeback viene utilizzato in tutte le aree archeologiche.

Ramses II statue at Helioipolis by Luxor Times 7

Il capo della missione, Dietrich Raue, mi ha assicurato che il processo di sollevamento della parte della testa è stato eseguito in condizioni di estrema professionalità e la statua non ha subito nessun danneggiamento, ma le lesioni al viso erano avvenutee in epoca copta . E così, questo piccolo pezzo è stato spostato facilmente, ma il resto della statua, si trova ancora sul sito. Sarà trasferito Lunedi prossimo anche con una gru perché non vi è alcuna altra possibilità dal momento che è al di sotto della falda acquifera. Il pezzo sarà supportato da un pannello di legno come è stato fatto con parte della testa.

Se non viene trasportato in questo modo, allora non sarà mai recuperata. Questo è il metodo utilizzato in tutti i paesi del mondo, al fine di spostare tutti i manufatti archeologici di queste dimensioni, situati a due metri di profondità sotto l’acqua sotterranea. Pertanto, vi assicuro che quello che è stato fatto dalla missione è stato un lavoro scientifico integrato nel salvare la statua. Sono molto felice con il trasporto di questa statua e la sua scoperta, perché ha generato grande pubblicità davanti al mondo intero. Dr. Zahi Hawass ”

L’Egitto ha avuto la fortuna di aver assistito a due importanti scoperte archeologiche solo questa ultima settimana, una delle quali è stata condotta dal Dott Hourig Sourouzian a Luxor e l’altra quella di questa colossale seppur frammentata Statua del re Ramses II.

Sara Ahmed

http://luxortimesmagazine.blogspot.it/2017/03/zahi-hawass-fires-back-at-criticism-of.html

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[:it]La Scuola dei Misteri dell’’Occhio Sinistro di Horus[:en]The Mystery School ” Left Eye of Horus[:]

[:it]

Occhio di Horus
Occhio di Horus

La Via dell’Occhio Sinistro di Horus, il Sole Femminile o la Via Umida (il Mercurio degli Alchimisti, che incarna l’Anima, come vapore esteriore e sensitivo) che porta al misticismo, è trattata estesamente nel libro dedicato alle Dee e al Femminile Sacro e in quello delle danze sacre femminili dell’Antico Egitto. è il cammino Femminile che esplora la natura umana delle emozioni e dei sentimenti, sia positivi che negativi, delle energie psichiche, della nascita e della morte. Il percorso femminile invita ad aprirsi alla vita, imparando a ricevere con amore ogni sua manifestazione; è la Via del Tantra e l’uso consapevole dell’energia sessuale; la Via delle Arti come il canto, la musica, la danza, la pittura, la scultura e la tessitura; la Via dell’accettazione, del Perdono e della Saggezza del Cuore; è l’ago-Amore che cuce insieme ciò che è stato diviso e le braccia della Madre tese all’umanità caduta. L’energia femminile, apparentemente passiva, mantiene la coesione del Creato (ricordiamoci che è grazie alla Dee che l’esistenza viene in essere) e ha una funzione Rivelatrice: è tramiteIside, Osiride diviene immortale, attestando così la Sua indiscutibile potenza.

Il-simbolismo-nelliconografia-egizia-

In questa Scuola s’insegnava che la Creazione è il Sogno di Dio, anzi il suo Gioco, la manifestazione del suo Amore creativo. Gli universi in cui viviamo sono solo degli ologrammi della Sua mente che si tessono, tramite le mani di Neith la Tessitrice, e si disfano in funzione dei nostri livelli di coscienza. Attraverso questa consapevolezza si ri-scopriva che la Gioia e l’Amore sono il lievito dei mondi. L’Intento della Via dell’Occhio Sinistro era quello di attivare la parte destra del cervello e unirla alla parte sinistra per ritrovare l’Unità: un programma semplice e chiaro, no? Sembra che il suo percorso durasse dodici anni e si svolgesse nei dodici templi principali, che sorgevano lungo il Nilo: il novizio passava un anno-ciclo in ognuno di questi Templi, per sperimentare tutte le sfaccettature femminili della Coscienza. Se il mondo femminile dei sentimenti non è in equilibrio l’evoluzione si blocca, poiché senza un corpo emozionale stabile, la mente inganna se stessa. La Grande Iniziazione poteva aver luogo alla fine di questo percorso se Sekhem aveva già compiuto parte della sua serpentina ascesa. Qui l’ascesa di Sekhem è suscitata da un sentimento di omaggio e gratitudine verso la Dea: è l’Amore che provoca l’Ascesa di Sekhem, che sboccerà nel loto azzurro

Jivan Parvani

Yoga Faraonico

[:en]

Occhio di Horus
Occhio di Horus

Via the Left Eye of Horus, the Sun Female or Via Humid (the Mercury of the Alchemists, who embodies the soul, as steam outward and sensitive) that leads to mysticism, it is treated extensively in the book dedicated to Dee and Feminine sacred and the sacred dances female of Ancient Egypt. Female is the path that explores the nature of human emotions and feelings, both positive and negative, psychic energy, of birth and death. The route invites women to be open to life, learning to receive with love all its manifestations; It is the way of Tantra and the conscious use of sexual energy; Avenue of the Arts as singing, music, dance, painting, sculpture and weaving; Via the acceptance, of Forgiveness and Wisdom of the Heart; Love is the needle-stitching together what was divided and the arms of Mother held out to fallen humanity. The feminine energy, seemingly passive, maintains the cohesion of Creation (remember that it is thanks to Dee that the existence comes into being) and has a function of Revealing is tramiteIside, Osiris becomes immortal, as proof His unquestionable power.

Il-simbolismo-nelliconografia-egizia-

In this school si’insegnava that Creation is the dream of God, rather his play, the manifestation of his creative love. Universes in which we live are only holograms of your mind that you weave through the hands of Neith the Weaver, and come apart in function of our levels of consciousness. Through this awareness will re-discovered the Joy and Love are the leaven of the worlds. The intent of the Way Left Eye was to activate the right brain and add it to the left to find the unit: a simple and clear, no? It seems that his career lasted twelve years and should take place in the twelve main temples, which were built along the Nile: the novice passed a year-round in each of these temples, to experience all the facets of the feminine consciousness. If the female world of feelings is not in balance evolution crashes, because without a stable emotional body, the mind deceives itself. The Great Initiation could take place at the end of this path if Sekhem had already completed part of his serpentine ascent. Hence the rise of Sekhem is aroused by a sense of honor and gratitude to the Goddess is love that causes the Rise of Sekhem, that will blossom in the blue lotus
Jivan Parvani

Yoga Faraonico

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Aton – La Religione della Luce

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Aten (anche Aton,) è il disco del sole nell’antica mitologia egizia , e in origine un aspetto di Ra . L’ Aton divinizzato è il focus dell’ enoteistica , o monoteistica religione dell’Atonismo introdotta da Amenhotep IV, che in seguito prese il nome di Akhenaton nel culto e il riconoscimento di Aton. Nel suo poema “Grande inno ad Aton “, Akhenaton loda Aton come il creatore e datore di vita. Il culto di Aton è stata cancellato da Horemheb .

Aton, il disco solare, viene prima indicato come una divinità in “La storia di Sinuhe” dalla XII dinastia , in cui il re defunto è descritto come un dio in cielo unendosi con il disco-solare, il corpo divino si fonde con il suo creatore. Per analogia, il termine “l’Aton argentatp” è stato talvolta usato per riferirsi alla luna. L’Aton solare è stato ampiamente venerato come un dio nel regno di Amenhotep III , quando fu raffigurato come un uomo dalla testa di falco molto simile a Ra . Nel regno del successore di Amenhotep III, Amenhotep IV, l’Aten divenne il dio centrale della religione di Stato egiziana, e Amenhotep IV cambiò il suo nome in Akhenaton per riflettere il suo stretto legame con la nuova divinità suprema.

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Il titolo completo del dio di Akhenaton era ” Ra-Horakhty che gioisce all’orizzonte, nel suo nome, come la Luce che è nel disco solare. ” (Questo è il titolo del dio come appare sulle numerose stele che sono state collocati per segnare i confini della nuova capitale di Akhenaton, Akhetaten , (la moderna Amarna .) Questo lungo nome è stato spesso ridotto a Ra-Horus-Aten o semplicemente Aton in molti testi, ma il dio di Akhenaton  è considerato una sintesi di antichissime divinità visualizzate in un modo nuovo. Il dio è anche considerato sia al maschile che al femminile contemporaneamente. Tutta la creazione è stato pensata per emanare dal dio e di esistere all’interno del dio. In particolare, il dio non è stato raffigurato in forma antropomorfa (umana), ma con raggi di luce che si estendono dal disco del sole.

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Inoltre, il nome del dio è stato scritto all’interno di un cartiglio , insieme con i titoli dati normalmente ad un Faraone , un’altra rottura con la tradizione antica. Ra-Horus, più comunemente indicato come Ra-Horakhty (Ra, che è l’Horus dei due orizzonti), è una sintesi di altre due divinità, entrambi le quali sono attestate molto presto. Durante il periodo di Amarna, questa sintesi è stato vista come la fonte invisibile di energia del dio del sole, di cui la manifestazione visibile era Aton, il disco solare. Così Ra-Horus-Aten è stato uno sviluppo di vecchie idee venute a poco a poco. Il vero cambiamento, come alcuni lo vedono, era l’apparente abbandono di tutti gli altri dei, in particolare Amon , e l’introduzione discutibile del monoteismo da Akhenaton. Il sincretismo è evidente nel grande inno di Aton in cui Re-Herakhty, Shu e Aton vengono uniti nel dio creatore. Altri vedono Akhenaton come un praticante di una monolatria di Aton, lui non ha negato attivamente l’esistenza di altri dèi; si è semplicemente astenuto dall’adorare il resto del pantheon divino egizio.

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Durante il periodo di Amarna, ad Aton è stato data una titolatura reale (egli era considerato il re di tutti), con i suoi nomi disegnati in un cartiglio . C’erano due forme di questo titolo, il primo aveva i nomi di altri dèi, e il secondo, quello che era più ‘singolare’ e si riferiva solo ad Aton stesso. La prima forma è Re-Horakhti che gioisce nell’orizzonte, nel suo nome Shu che è Aton. La forma più tarda ha Re, sovrano dei due orizzonti che gioisce nell’orizzonte, nel suo nome di luce che è Aton.

Akhenaton

Akhenaton

  • Le illustrazioni e i basso rilievi di Aton lo  mostrano con una superficie curva, lo studioso Hugh Nibley insiste sul fatto che una traduzione più corretta sarebbe globo, globo o sfera, piuttosto che disco . La forma sferica tridimensionale di Aton è ancora più evidente quando tali rilievi vengono visualizzati nella realtà, piuttosto che semplicemente nelle foto.
  • C’è la possibilità che la forma tridimensionale sferica di Aton raffigura l’occhio di Horus/Ra. Nelle prime religioni monoteistiche come lo Zoroastrismo il sole è chiamato Ahura Mazda (“Spirito che crea con il pensiero”) .
  • Queste due teorie sono compatibili tra loro, dal momento che l’occhio è una sfera.

Nomi derivati ​​da Aton

  • Akhenaton : “colui che è utile a Aton.”
  • Ankhesenpaaten : “La sua vita è di Aton.”
  • Beketaten : “serva di Aton.”
  • Meritaten : “Lei che è amata da Aton.”
  • Meketaten : “Ecco Aton” o “Protetto da Aton.”
  • Neferneferuaten : “Il bello di Aton.”

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Zahi Hawass a Cortona. Al grande archeologo egiziano il Premio Cortonantiquaria 2015

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E’ stato un enorme successo la visita del grande archeologo egiziano Zahi Hawass a Cortona per rendere omaggio al museo Maec e alla città.
Nei due giorni Hawass ha visitato il Museo, vissuto e conosciuto il Centro Storico e assieme al Sindaco Francesca Basanieri ha posto le basi di una collaborazione che ha potenzialità straordinarie.

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Grazie alla collaborazione dell’Associazione Atrapos, al sostegno della Banca Popolare di Cortona, della Regione Toscana e della Soprintendenza Archeologica per la Toscana, il Comune di Cortona, l’Accademia Etrusca ed il MAEC hanno realizzato quello che può essere definito un evento epocale per Cortona.
La visita di un’autorità culturale riconosciuta e stimata in tutto il mondo quale è Zahi Hawass ha dato ha Cortona la possibilità di mettere in cantiere iniziative di altissimo valore.

Il percorso iniziato 10 anni or sono dal MAEC e che ha visto la collaborazione con istituzioni internazionali quali l’Ermitage, il Louvre ed il British Museum trova oggi nuova linfa con la collaborazione con Zhai Hawass.

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In considerazione anche dell’entusiasmo con il quale il prof. Hawass ha vissuto questa due giorni cortonese e del feeling incontrato con la città ed il MAEC, il Sindaco Francesca Basanieri ha proposto di insignire lo stesso Hawass con il Premio Cortonantiquaria 2015, ed il grande archeologo ha accettato con emozione e gratitudine.

Zhai-Hawass3Quindi, Zahi Hawass, sarà di nuovo a Cortona tra agosto e settembre in concomitanza con la 53ma edizione della mostra Cortonantiquaria per ritirare il premio. L’Amministrazione Comunale sta già lavorando per questo appuntamento che riserverà sorprese a dir poco clamorose che renderanno il ritorno di Hawass unico e porranno le basi per nuovi e più impegnativi progetti.
Zahi Hawass, quindi, va ad arricchire un palmares del Premio di straordinario spessore che ha visto negli anni Mario Monicelli, Inge Feltrinelli, Jannis Kounellis, Giovanni Floris, Tonino Lamborghini, Ferruccio Ferragamo, Andrè Rieu, Philippe Daverio, Nicola Arigliano, Giulio Stanganini, Renato Balestra, Marchese Piero Antinori, Franco Migliacci.

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La Lectio Magistralis tenutasi presso l’Auditorium S.Agostino, gremito da oltre 400 persone, è stata un evento da ricordare con una esposizione strepitosa di Hawass che ha illustrato, come solo lui sa fare, le tante scoperte recenti fatte da lui in Egitto, i segreti dei grandi Faraoni, come Ramses II e Tutankhamon ed ha annunciato il probabile ritrovamento della tomba di Cleopatra e Antonio, che a sue dire sarà la scoperta più clamorosa del XXI secolo.

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I Mitanni alla Corte dei Faraoni di Antonio Crasto

I-Mitanni-alla-corte-dei-faraoni-big-25-965La XVIII dinastia egizia vide la presenza di alcuni sovrani guerrieri (Thutmose I, Thutmose III e Amenhotep II) che svolsero un’azione di conquista e controllo delle città stato del Vicino Oriente, incrementando considerevolmente i tributi che annualmente arricchivano il tesoro del regno.
La dinastia si caratterizzò anche per il nascere di due anomalie religiose: il regno del faraone donna Hatshepsut, matrigna e coreggente di Thutmose III, e il periodo “eretico” di Akhenaton (donna).
La comprensione di queste “eresie” porta a riconsiderare la religione egizia, ipotizzando un’antica religione stellare, basata su 8 / 12 divinità associate agli astri del Sistema solare.
L’originale visione di una dea madre stellare (Horus l’antico / Hathor) e un dio padre stellare (Ra / Horakhty) venne sostituita dal Mito di Osiride, che, ispirandosi a una catastrofe planetaria che coinvolse alcuni pianeti del Sistema solare, costruì un’allegoria del Diluvio Universale del 5500 a.C., creando alcuni importanti sincretismi degli dei stellari: Hathor, Sah e Apophys, con gli dei terreni: Iside, Osiride e Set.
La religione di Osiride fu associata alle teofanie solari: Ra (Era del Toro) e Amon (Era dell’Ariete), ma esse furono sottovalutate dai sovrani Hatshepsut e Akhenaton, su ispirazione rispettivamente dell’ebreo Senenmut e della mitannica Nefertiti.
L’influenza di personaggi mitannici a corte si può cogliere con la presenza: della principessa Mutemuia, del principe Yuia e della sua sposa Tuia, della loro figlia Tiye e della principessa Gilu Heba / Nefertiti.
Alcune situazioni sembrarono compromettere la dinastia: la sterilità di Tiye, la nascita di un solo erede maschio, Thutmose, una malattia di Amenhotep III e una grave epidemia di peste.

Autore: Antonio Crasto

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