Posted on Lascia un commento

Le avventure di Belzoni, l’Indiana Jones italiano che riscoprì l’antico Egitto

Pochi sanno che il personaggio di Indiana Jones, nato dalla fantasia di George Lucas, è ispirato a un uomo realmente esistito. Per di più un italiano. Il suo nome era Giovanni Battista Belzoni, padovano, vissuto a cavallo tra Sette e Ottocento. Se la vita di Indiana Jones vi pare avventurosa è perché non avete letto le memorie di Belzoni.

Per la gioia degli appassionati è appena uscita una nuova edizione di Viaggi in Egitto ed in Nubia, edito da Harmakis (pagg. 190, euro 16). Il volume, scritto e pubblicato da Belzoni nel 1820, dopo il suo definitivo ritorno dall’Egitto, e tradotto in varie lingue, ottenne uno straordinario successo e fece di lui un uomo famoso in tutto il mondo. Perfino lo zar Alessandro I lo ricevette a San Pietroburgo facendogli dono di un prezioso anello con topazio circondato da dodici diamanti. Belzoni era un individuo fuori del comune, fin dall’aspetto. Alto più di due metri, possedeva una forza prodigiosa: era capace di sollevare dieci uomini fatti salire su un sostegno caricato sulle spalle. Bello, sicuro di sé, dotato di autocontrollo, possedeva fascino e carisma a volontà. Non appena entrava in una stanza la gente lo guardava ammirata, come soggiogata dalla sua presenza. Lo stesso viceré d’Egitto, Muhammad Ali, uomo truce e spietato, rimase impressionato dai suoi modi rispettosi ma disinvolti.

Belzoni era nato nel 1778. Da ragazzo aveva assistito il padre nella sua bottega di barbiere. A sedici anni si era trasferito a Roma per compiere studi di ingegneria idraulica: qui si era appassionato all’archeologia. Ma alla calata delle truppe napoleoniche era fuggito alla chetichella, anche per evitare di venire arruolato nell’Armée. Raggiunta l’Inghilterra nel 1803 (Paese che prese ad amare quasi al pari di quello natio), si sposò con una giovane di Bristol, Sarah Banne. Deposte le speranze di trovare impiego nel campo dell’ingegneria idraulica (in Inghilterra gli studi in quel settore erano a uno stadio molto più avanzato), pensò di sfruttare le sue doti fisiche iniziando a esibirsi nei teatri popolari come «Sansone della Patagonia» prima, e come mago e prestigiatore poi, tra mani mozzate e donne segate in due. Divenne famoso anche per gli spettacoli acquatici, con tanto di battaglie navali simulate. Un periodo per il quale in seguito provò vergogna e che cercò in ogni modo di dimenticare (quando qualcuno glielo ricordava andava su tutte le furie).

Ma la sua vita andò incontro a una svolta durante il suo primo viaggio in Egitto (all’epoca una provincia dell’impero ottomano), dopo un breve soggiorno a Malta. Una volta giunto nella terra dei faraoni, ad Alessandria, con la moglie e il fedele servitore irlandese al seguito, dopo un periodo di quarantena dovuta alla peste che flagellava la città, entrò in contatto con gli ambienti legati ai servizi segreti britannici, che pensarono di servirsi di lui sia come informatore sia per il recupero di preziosi reperti archeologici situati in zone ad alto rischio. In quegli anni, anche grazie alla spettacolare spedizione napoleonica nella terra delle piramidi, con artisti e studiosi al seguito, divampava una febbre per tutto ciò che era egizio: gli obelischi sottratti al deserto andavano ad adornare le piazze parigine e londinesi, e mummie, sarcofaghi e statue cominciavano a riempire le sale dei principali musei europei.

In realtà Belzoni era venuto in Egitto per realizzare un’innovativa macchina idraulica per l’irrigazione dei campi da vendere al viceré, nella speranza di produrne in serie e arricchirsi. Ma alcuni funzionari di corte erano riusciti a far naufragare i suoi progetti sabotando il prototipo, che si era inceppato proprio sotto gli occhi implacabili di Muhammad Ali Pascià.

Rimasto senza un soldo Belzoni aveva accettato di lavorare per il console generale britannico, sir Henry Salt. A quel tempo era in corso una gara tra francesi e inglesi per il possesso dei più preziosi reperti sparsi nei vari siti archeologici dell’immenso Paese. Ben presto tra Belzoni, al servizio dei britannici, e Bernardino Drovetti, console generale di Francia con solide relazioni a corte, la rivalità raggiunse il culmine, e i due non si risparmiarono i colpi bassi, venendo perfino alle mani (inutile dire chi ebbe la peggio). Belzoni era tra i pochi che osavano avventurarsi lungo il Nilo fino all’Alto Egitto e perfino in Nubia, terra all’epoca selvaggia e pericolosissima, abitata da tribù bellicose, sempre in guerra tra loro; l’unico ad avere il fegato per calarsi in grotte buie e mefitiche, e ad avventurarsi lungo cunicoli bui e cosparsi di ossa e teschi umani. Durante queste spedizioni, a rischio della vita (in parecchie circostanze, armato delle sue inseparabili pistole, aveva dovuto dar prova di forza e sangue freddo, difendendosi dalla rapacità delle popolazioni locali e dei predoni del deserto), riuscì a riportare alla luce nell’arco di cinque anni (dal 1815 al 1819) reperti di immenso valore, poi trasportati in Inghilterra e venduti al migliore offerente, per lo più al British museum, dove ancora li possiamo ammirare. Gli scontri con Drovetti (parte della cui collezione fu ceduta nel 1824 al re di Sardegna, per poi trovare una degna collocazione nel Museo egizio di Torino) divennero sempre più frequenti e violenti, fino a sfociare in un processo a seguito del quale Belzoni fu costretto a lasciare l’Egitto per sempre (potendo contare il rivale sull’appoggio del viceré). L’inimicizia tra i due era divenuta leggendaria. Drovetti, esploratore e collezionista d’arte, uomo colto e dotato di grande fascino, aveva origini piemontesi, ma era legato a doppio filo a Napoleone; perciò dopo la definitiva caduta del corso venne richiamato in patria ma, rifiutatosi di obbedire, finì per mettersi al servizio del viceré d’Egitto: tornato in Piemonte molti anni dopo, morirà all’età di 76 anni a Torino (secondo alcuni in un manicomio).

Quanto a Belzoni, divenuto esperto di egittologia, nel corso delle sue spedizioni lungo il Nilo si rese protagonista di ritrovamenti e scoperte straordinarie. Dopo essere riuscito nell’impresa di trasportare da Luxor (l’antica Tebe) a Londra il colossale busto di Ramses II (che all’epoca si riteneva raffigurasse il mitologico re etiope Memnone, discendente del re troiano Priamo), per primo, nel 1817, riuscì a penetrare nel tempio rupestre di Abu Simbel, fatto erigere nel XIII secolo a. C. dal faraone Ramses II e all’epoca di Belzoni ritenuto inaccessibile. Il monumentale tempio, situato nell’attuale governatorato di Assuan, sulla riva del lago Nasser, era stato scoperto quattro anni prima dall’esploratore e orientalista svizzero Johann Ludwig Burckhardt, che divenuto amico dell’italiano lo aveva incoraggiato e appoggiato in molte delle sue imprese.

Dopo avere portato alla luce preziosissime statue a Karnak e nella Valle dei re (tra cui un’imponente statua di Amenofi III e il sarcofago di Ramses III, venduto a re Luigi XVIII e oggi esposto al Louvre), Belzoni riuscì dove molti avevano fallito, battendo sul tempo Drovetti che voleva impiegare dell’esplosivo per aprirsi un varco: fu lui infatti a individuare l’accesso alla piramide di Chefren, a Giza, all’interno della quale, come era solito fare, appose la sua vistosa firma (anche se ben presto fu chiaro che la piramide era stata violata seicento anni prima dagli arabi). Ma la sua scoperta di maggiore rilievo fu senz’altro il ritrovamento, nella Valle dei re, della meravigliosa tomba del faraone Seti I (padre di Ramses II), interamente decorata con pitture e bassorilievi in un tripudio di colori, e ancora oggi contrassegnata come tomba Belzoni.

Sembra incredibile ma tutto questo non bastò a fare di lui un uomo ricco. Avendo dovuto spesso sostenere personalmente le spese delle sue spedizioni (e forse non essendo tagliato per gli affari), dalla vendita dei numerosi reperti da lui condotti in Europa e dal successo del suo libro Belzoni ricavò appena di che estinguere i debiti accumulati negli anni. Deluso e scontento, anche perché snobbato dal mondo accademico che lo giudicava niente più che un dilettante e un avventuriero, nel 1823, dopo avere soggiornato a Padova (che lo accolse come un eroe), decise di imbarcarsi in una impresa folle ma che, a suo giudizio, lo avrebbe consegnato alla leggenda: sarebbe partito alla volta della leggendaria Timbuctù, la città dai tetti d’oro, nel Mali, e alla ricerca delle sorgenti del fiume Niger, nonostante la contrarietà della moglie (dal Benin e dal Mali, si diceva, nessun esploratore era mai tornato). E difatti il fato era in agguato: poco dopo essere sbarcato in Africa, nel golfo di Benin, e avere raggiunto il porto fluviale di Gwato, Belzoni fu assalito da una febbre violenta e, dopo avere tentato di curarsi con oppio e olio di ricino, morì di dissenteria. Non prima di avere sorbito una tazza di tè e avere scritto la sua ultima lettera indirizzata alla moglie (che per la prima volta aveva rifiutato di portare con sé nonostante le insistenze della donna). Era il 3 dicembre 1823. Fu sepolto ai piedi di un grosso albero, in una fossa profonda tre metri, sotto una lapide di pietra. Oggi della lapide non vi è traccia. E nemmeno l’albero si sa più quale sia.

http://www.ilgiornale.it/news/avventure-belzoni-lindiana-jones-italiano-che-riscopr-1741048.html

 

Posted on Lascia un commento

Il Vangelo di Giuda

 

Il Vangelo di Giuda fa parte dei testi ritrovati nel 1945 a Nag Hammadi, nell’Alto Egitto, contenenti i cosiddetti ‘Vangeli Apocrifi‘, quei Testi che la Chiesa delle origini aveva escluso dal ‘corpus’ di quelli Canonici. Documenti che si credevano perduti per sempre e di cui si aveva conoscenza tramite, soprattutto, gli scritti ufficiali che contro di essi si scagliavano (come la Confutazione di tutte le eresie di Ireno, vescovo di Lione, risalente al 180 d.C.). Anche di un Vangelo di Giuda si aveva sentore, perchè appunto Ireneo lo menzionava come testo ‘eretico’ nel suo lavoro, atto a screditare e mettere al bando qualsiasi libro ritenuto ‘fuorviante’ per la neoformata Chiesa cattolica. Ma del documento si erano perse le tracce, nessuno lo aveva mai visto nè letto, e non si sapeva che-da qualche parte-potesse esisterne ancora la memoria. Nel II secolo dopo Cristo  numerose erano le sette che dipartivano dal ceppo originario, quello del Giudaismo, segnale che diverse erano le ideologie in fatto di fede religiosa, e diversa la visione del mondo, di Dio, di Gesù e del suo messaggio. I testi di Nag Hammadi sono ritenuti scritti ‘gnostici‘ (gnosis=conoscenza) e presentano una versione degli episodi della vita terrena di Cristo in una forma più complessa rispetto ai ‘canonici’, da interpretarsi non letteralmente ma attraverso una riflessione più coerente e approfondita delle questioni affrontate. Sono testi ‘esoterici’, nel senso che il loro messaggio è celato spesso dalle metafore, e non è accessibile a chiunque. Gli studiosi che hanno potuto esaminare e tradurre il testo che va sotto il nome di Vangelo di Giuda, si dichiarano concordi ad attribuirlo alla medesima ‘area gnostica’ della Biblioteca di Nag Hammadi, trascritto in una forma piuttosto simile, non su rotolo ma su fogli di papiro rilegati con una copertina in pelle, che è tra l’altro un’usanza assai insolita per l’epoca e per il contesto (nell’area Ebraica si usava e si usa tutt’oggi il Rotolo per il Testo Sacro, la Torah).

Il Vangelo di Giuda, al momento del ritrovamento, si trovava annesso ad un Codice, cioè un insieme di testi, tutti di matrice gnostica, così composto e distinto in quattro ‘parti’:

1) Lettera di Pietro a Filippo, di cui ne era stata trovata una differente versione nel 1945 a Nag Hammadi;

2) L’Apocalisse di Giacomo, di cui era stata pure ritrovata una copia a Nag Hammadi

3) il Vangelo di Giuda, unico esemplare fino ad oggi ritrovato

4) una sezione detta ‘di  Allogene’, di cui si ignora il titolo originale e molto frammentaria. Allogene significa “straniero” (di diversa ‘razza’) e il termine fu creato dagli Autori della Bibbia dei Settanta. Allogene era una personalità copta che aveva vinto l’ignoranza e il timore, meritando di accedere al variegato paradiso degli gnostici.

Nel deserto Egiziano sono incalcolabili le caverne che si trovano disseminate tra gli anfratti rocciosi, talmente nascoste che spesso sfuggono per millenni all’attenzione di chiunque. In una di esse, a 120 miglia a sud del Cairo, tra i desolati dirupi del Jebel Marara, situato nella provincia di Al Minya, questo Codice è rimasto occultato per quasi due millenni. Solo il ‘fiuto’ dei fellahin, che abitano nei dintorni, sempre alla ricerca di nuovi ‘reperti’ che sanno potrebbero fruttare un po’ di denaro per sfamare la famiglia, ha permesso che il Codice fosse rinvenuto. Questo avvenne nel 1970, in quella regione del Medio Egitto in cui il 15 % della popolazione è cristiana copta. La caverna si dimostrò essere un’antica sepoltura, al cui ingresso stavano due cassette di pietra. Vi si trovava uno scheletro (o più d’uno, facendo ipotizzare potesse trattarsi di una tomba ‘di famiglia’) avvolto in un sudario, probabilmente un personaggio facoltoso, che aveva accanto a sè una cassetta, al cui interno si trovavano dei papiri, tra cui il Codice che ci interessa, con la sua rilegatura in pelle, ancora in buono stato di conservazione nonostante i secoli trascorsi da quella inumazione. Se il deserto con il suo clima secco aveva svolto questa naturale opera di tramandazione, non fu certo così dopo che il Codice fu portato via, come vedremo. I fellahin, intanto, non potendo sapere cosa vi fosse scritto (perchè analfabeti) si preoccuparono di acquisirlo e farlo proprio, sperando di poterlo vendere a qualche mercante che, si diceva, era sempre disposto a comprare antichi manoscritti. Bisognava solo agganciare le persone ‘giuste’ e non far trapelare nulla della scoperta, perchè anche in Egitto le leggi stavano mutando, nel senso di una maggiore tutela per le antichità ritrovate sul suo suolo.

Un mistero è rappresentato dal fatto che si ignora chi sia l’Autore di questa copia del  Vangelo gnostico di Giuda e quando esattamente venne scritto l’originale in greco. Perchè gli studiosi ne sono certissimi: l’originale era in greco. Questo lo si è appurato poichè il redattore successivo, che lo trascrisse in sahitico, cioè una variante dialettale della lingua copta, quando non è riuscito a tradurre qualche parola o quando non ne ha trovata la corrispettiva, l’ha lasciata come la trovò, ossia in greco. Non esiste il modo di risalire a chi possa aver ricopiato il Codice, ma certamente era uno scriba competente, che lo tradusse dal greco e che doveva avere un’alta esperienza nel copiare manoscritti letterari: si ipotizza opera di uno ‘scriptorium professionale‘, magari situato all’interno di qualche monastero, da sempre fucina di grande cultura. Nell’area del ritrovamento del Codice, però, non sorgono edifici monastici a breve distanza. Possiamo solo favoleggiare sul percorso che può aver compiuto già nell’antichità, dallo scriba al suo proprietario. Ignoriamo tutto, di entrambi e delle vicissitudini antiche del manoscritto che li ha legati.

Si ritiene che l’originale del Vangelo di Giuda sia stato composto dopo il Vangelo di Giovanni, il più tardo dei Vangeli canonici, dunque attorno al II secolo d.C., ma è probabile che abbia cominciato a circolare prima che fossero stabiliti gli stessi vangeli canonici come facenti parte del ‘corpus’ dei testi sacri della dottrina cattolica. Abbiamo già ribadito come il Cristianesimo delle origini fosse costellato di innumerevoli sette di opposizione a quella che poi avrebbe dominato sulle altre (il cattolicesimo).Il Vangelo di Giuda è uno dei testi che dovevano comporre il Nuovo Testamento della corrente dei cristiano-gnostici,forse della corrente dei cainiti.

Quando vi fu la ‘cernita’ da parte dei primi Padri della Chiesa, gli ‘apocrifi’ vennero messi al bando e proibiti. Si può pensare che molte persone, progressivamente, pur sapendo dell’esistenza di oltre trenta vangeli, abbiano finito per adeguarsi a quelli ‘ufficiali’ anche perchè la loro lettura e comprensione, sotto forma di ‘parabole’, poteva apparire più facile, sicuramente più accessibile che non l’elitario linguaggio usato negli altri vangeli gnostici. Forse distrutto, messo al rogo o al bando, il Vangelo di Giuda finì con l’essere dimenticato da tutti e la figura dell’Iscariota, tramandata dai quattro vangeli riconosciuti (di Marco, Matteo, Luca e Giovanni), divenne il simbolo del più bieco comportamento umano: il tradimento.

La premessa per comprendere -anche in maniera facile, dopotutto- questo Testo, è capire come gli gnostici consideravano(e considerano) il mondo in cui viviamo: non emanazione del Creatore, ma una creazione del Dio del Vecchio Testamento, che in qualità di ‘demiurgo cattivo’ lo avrebbe voluto di simil fatta (corrotto, maligno, pieno di dolore e sofferenza, e altre ‘amenità’). Un mondo intrappolato nella materia, e così alla stessa stregua l’uomo che vi dimora temporaneamente è intrappolato nella materia corrotta e corruttibile, vile e immonda,da cui l’unico mezzo per uscirne è la morte.In tal modo lo Spirito, immortale, può tornare al Padre Celeste, che è al di sopra di ogni cosa, e liberarsi dalla schiavitù materiale,poichè ogni essere umano è costituito di quella stessa particella divina emanata dal Creatore, ed è nella sua natura tornare ‘a casa’, ricongiungersi con la sua stessa Sostanza.In realtà, il discorso si farebbe un po’ più complesso, in quanto alcuni passi del Vangelo di Giuda fanno capire che non tutti gli uomini della terra hanno le stesse ‘prerogative’, considerandosi-gli gnostici o pneumatici- emanazione diretta e privilegiata di quel Dio Creatore, a cui agognano ritornare.La questione riconduce a scritti denominati ‘sethiani’ in cui si fa una distinzione tra generazioni umane e la grande generazione di Seth (un figlio di Adamo), che sono gli gnostici. Solo coloro che discendono da Seth  appartengono ad una stirpe immortale e hanno un rapporto esclusivo con Dio; solo i discendenti di quella generazione possono conoscere, secondo la loro visione, la vera natura di Gesù. Per gli gnostici, l’incontro con Dio Creatore non ha bisogno di intermediari e pertanto non riconoscono alcuna autorità religiosa nè gerarchia ecclesiastica. Consideravano falsa la dottrina cristologica così come la stava diffondendo la nascente Chiesa ortodossa.

Questa vita terrena per loro è un esilio doloroso, e ora possiamo iniziare a comprendere come Testi di questo tipo, dessero un certo ‘fastidio’ ai Padri della Chiesa, che tentavano di fondare una nuova religione ‘cattolica’(Universale) alla portata di tutti (ma fortemente gerarchizzata),  in cui il Dio dell’Antico Testamento era considerato l’unico vero Dio da adorare, che aveva mandato il suo unico Figlio, Gesù, a immolarsi per l’umanità e redimerla.Grazie al suo sacrificio della morte in croce, l’aveva riscattata dal suo peccato originale e, risorgendo dopo tre giorni dalla morte, aveva dato la certezza che tutti gli uomini sarebbero risorti come Lui nel giorno del Giudizio, secondo i meriti.In questa vicenda, che ci viene insegnata fin dalla più tenera età, la figura di Giuda Iscariota è la più infima, meschina, torva, detestabile, perchè per trenta denari avrebbe venduto la pelle del suo Maestro e amico Gesù, per poi pentirsi amaramente tanto da suicidarsi in preda al rimorso.

Nel Vangelo di Giuda riemerso dalla sabbie del deserto egiziano nel 1970, Giuda è descritto come il più intimo amico di Gesù, l’unico in grado di capire il suo messaggio terreno, ispirato da Dio Padre, il Creatore. Gesù è gnostico e come tale aborrisce la materia, e chiede al fraterno discepolo e amico Giuda di compiere un atto che porrà fine, con il sacrificio personale, alla sua vita. Dovrà consegnarlo alle guardie per adempiere a quanto è nella volontà di Gesù stesso.Quindi un enorme stravolgimento stiamo vedendo in questo Testo: la figura di Giuda Iscariota è ribaltata completamente, da traditore a colui che adempie ad una richiesta ben precisa dell’amico e rabbi Gesù. Solo così, Costui potrà liberarsi dal corpo fisico che lo imprigiona nella materia e liberare la luce spirituale che è dentro di Lui, affinchè possa ricongiungersi al Padre suo celeste. La ‘logica’ gnostica appare chiara, in questa chiave, ci pare. Inoltre, nel Testo, Gesù non muore nè risorge:il vangelo di Giuda termina con la cattura di Gesù e si chiude così.Non esiste nemmeno un riferimento al possibile suicidio di Giuda Iscariota.

Ora, che Giuda avesse scritto un Vangelo e che questo saltasse fuori, è un fatto strabiliante: anzitutto come mai un ‘traditore’ dovrebbe scrivere una propria versione dei fatti e perchè?  E come mai gli altri quattro evangelisti ‘canonicamente’accettati lo calunniano, se non tradì affatto il loro Maestro? Lo sapevano o non capivano? O il tutto fu manipolato?

Posted on Lascia un commento

Il Popolo Copto

Il termine Copto deriva dalla parola greca Aigyptos, che a sua volta derivava da “Hikaptah”, uno dei nomi della prima capitale dell’antico Egitto, Menfi. L’uso moderno del termine “Copti” indica i Cristiani egiziani come pure l’ultima espressione della antica scrittura della lingua egizia. Inoltre esso descrive l’arte e l’architettura sviluppatesi quale espressione della nuova fede.

La Chiesa copta si basa sull’insegnamento di San Marco, il quale portò la Cristianità in Egitto durante il regno dell’imperatore romano Nerone nel primo secolo, una dozzina di anni dopo l’ascensione del Signore. Egli fu uno dei quattro Evangelisti e quello che scrisse il più antico Vangelo canonico. La Cristianità si diffuse in Egitto in meno di mezzo secolo dall’arrivo di San Marco ad Alessandria, come appare chiaro dagli scritti del Nuovo Testamento trovati a Bahnasa, nel medio Egitto, che datano intorno all’anno 200 d.C., e da un frammento del Vangelo di S. Giovanni, scritto in lingua copta, scoperto nell’alto Egitto e datato alla prima metà del secondo secolo. La Chiesa copta, che ora ha più di diciannove secoli, fu argomento di molte profezie dell’antico Testamento. Il profeta Isaia dice, nel capitolo 19, verso 19: “In quei giorni sorgerà un altare al Signore nel mezzo della terra d’Egitto ed una colonna al Signore ai suoi confini“.

Sebbene pienamente integrati nel corpo della moderna nazione egiziana, i Copti sono sopravvissuti quale forte entità religiosa orgogliosa del suo contributo al mondo cristiano. La Chiesa copta si considera come un forte difensore della fede cristiana. Il Credo niceno, recitato in tutte le chiese del mondo, ebbe quale autore uno dei suoi figli favoriti, Sant’Atanasio, Vescovo di Alessandria per 46 anni, dal 327 al 373 d.C. Tale situazione è ben meritata, poiché dopotutto l’Egitto fu il rifugio che la sacra Famiglia cercò nella sua fuga dalla Giudea : “Quando egli si levò, egli prese il Bambino e sua Madre di notte e partì per l’Egitto, e lì rimase fino alla morte di Erode, cosicché si compisse ciò che era stato detto dal Signore tramite il profeta, “Fuori dall’Egitto Io chiamerò mio Figlio“ [Matteo, 2:12-23].

Sono molti i contributi della Chiesa copta alla Cristianità. Fin dall’inizio essa ebbe un ruolo centrale nella teologia cristiana, e specialmente nel proteggerla dalle eresie gnostiche. La Chiesa copta produsse migliaia di testi, studi biblici e teologici, che costituiscono risorse importanti per l’archeologia. La sacra Bibbia venne tradotta in lingua copta nel secondo secolo. Centinaia di scribi trascrissero copie della Bibbia ed altri testi liturgici e teologici. Attualmente in tutto il mondo biblioteche, musei ed università posseggono centinaia e migliaia di manoscritti copti.

La Scuola catechetica di Alessandria fu la più antica scuola catechetica del mondo. Subito dopo la sua fondazione da parte dello studioso cristiano Pantaneo intorno al 190 d.C., la scuola di Alessandria divenne la più importante istituzione di insegnamento religioso della Cristianità. Molti eminenti vescovi da molte parti del mondo ricevettero istruzione in quella scuola da parte di studiosi quali Atenagora, Clemente, Didimo ed il grande Origene, considerato il padre della teologia ed attivo anche nel campo del commento e degli studi comparativi della Bibbia. Origene scrisse oltre 6.000 commentari alla Bibbia, oltre al suo famoso Hexapla. Molti studiosi, come S. Girolamo, visitarono la scuola di Alessandria per scambiare idee e comunicare direttamente con i suoi studiosi. Lo scopo della scuola di Alessandria non si limitava ai soli argomenti teologici, poiché lì si discuteva anche di scienze, matematica e studi umanistici: il metodo del commento tramite domanda e risposta nacque lì e, 15 secoli prima di Braille, venivano usate da studenti ciechi tecniche di intaglio nel legno, per leggere e scrivere. Il Collegio teologico della Scuola catechetica di Alessandria venne ricostituito nel 1893. Oggi possiede campus ad Alessandria, al Cairo, New Jersey e Los Angeles, dove seminaristi ed altri uomini e donne qualificati discutono riguardo ad argomenti di teologia cristiana, di storia e lingua ed arte copta, insieme a canto, musica, iconografia, tessitura ecc

copto2
Il monachesimo nacque in Egitto e fu strumentale alla formazione del carattere di sottomissione ed umiltà della Chiesa copta, grazie all’insegnamento ed agli scritti dei grandi Padri del deserto egiziani. Il monachesimo ebbe inizio negli ultimi anni del III secolo e fiorì nel IV. S. Antonio, il primo monaco cristiano al mondo, era un copto dell’alto Egitto. S. Pacomio, che stabilì le regole del monachesimo, era un Copto. E pure copto era S. Paolo, il primo anacoreta al mondo. Altri famosi Padri del deserto sono S. Macario, S. Mose il nero e S. Mena il meraviglioso. I più vicini Padri del deserto sono l’ultimo vescovo Cirillo VI ed il suo discepolo Mena Abba Mena. Dalla fine del IV secolo sorsero centinaia di monasteri e migliaia di celle e grotte sparse nelle alture egiziane. Molti di questi monasteri sono ancora fiorenti ed a tutt’oggi hanno nuove vocazioni. Tutto il monachesimo cristiano deriva, direttamente o indirettamente, dall’esempio egiziano: S. Basilio, l’organizzatore del movimento monastico in Asia minore, visitò l’Egitto intorno al 357 d.C. e la sua guida venne seguita dalle Chiese orientali; S. Girolamo, che tradusse la Bibbia in latino, venne in Egitto intorno al 400 e lasciò note delle sue esperienze nelle sue lettere; S. Benedetto fondò monasteri nel VI secolo sul modello di S. Pacomio, ma in forma più rigorosa. Ed innumerevoli pellegrini visitarono i “Padri del deserto” ed emularono le loro vite spirituali, disciplinate, Ci sono anche le prove che i Copti ebbero missionari in nord Europa. Un esempio è Saint Moritz della Legione tebana che fu coscritto in Egitto per servire sotto la bandiera romana e finì per insegnare il Cristianesimo agli abitanti delle Alpi svizzere, dove una cittadina ed un monastero che contiene le sue reliquie, alcuni dei suoi libri e dei suoi oggetti presero il nome da lui. Un altro santo della Legione tebana è S. Vittore, conosciuto tra i Copti come “Boktor”.
copto3
Sotto l’autorità dell’Impero d’Oriente di Costantinopoli (in opposizione all’Impero d’Occidente di Roma), i Patriarchi ed i vescovi di Alessandria ebbero un ruolo di guida della teologia cristiana. Essi erano invitati ovunque a discutere circa la fede cristiana. S. Cirillo, vescovo d’Alessandria, fu a capo del Concilio ecumenico che si tenne ad Efeso nel 430 d.C. Si disse che i vescovi della Chiesa di Alessandria nulla facevano se non trascorrere il loro tempo in incontri. Comunque, il ruolo di guida non andò più bene nel momento in cui i politici iniziarono ad immischiarsi delle questioni religiose: Tutto ebbe inizio quando l’imperatore Marciano interferì con materie religiose della Chiesa: La risposta di S. Dioscoro, il vescovo d’Alessandria che in seguito venne esiliato, fu chiara: “Tu non hai nulla a che fare con la Chiesa“. Queste motivazioni politiche divennero ancora più evidenti a Calcedonia nel 451, quando la Chiesa copta ingiustamente accusata di seguire gli insegnamenti di Eutiche, che credeva nel monofisismo. Questa dottrina afferma che il Signore Gesù Cristo ha solo una natura, quella divina, e non due, quella umana insieme alla divina.

La Chiesa copta non ha mai creduto nel monofisismo nel modo che fu presentato al Concilio di Calcedonia! In quel concilio il monofisismo significava il credere in una natura. I Copti credono che il Signore è perfetto nella Sua divinità, e che Egli è perfetto nella Sua umanità, ma che Sua divinità e la Sua umanità furono unite in una natura chiamata “la natura del verbo incarnato”, il che fu reiterato da S. Cirillo di Alessandria. I Copti, così, credono in due nature, “umana” e “divina”, che sono unite in una senza “mescolanza, senza confusione, e senza alterazione” (dalla dichiarazione di fede alla fine della liturgia divina copta). Queste due nature “non si separarono per un momento o per un batter d’occhio” (ancora dalla dichiarazione di fede alla fine della liturgia divina copta).

La Chiesa copta non fu compresa nel V secolo al Concilio di Calcedonia. Forse il concilio non comprese correttamente la Chiesa, ma essa volle isolare la Chiesa, per isolarla ed abolire l’indipendente vescovato egiziano, che affermava che la Chiesa e lo Stato avrebbero dovuto essere separati. A dispetto di tutto ciò la Chiesa copta è rimasta molto rigorosa e ferma nella sua fede. Se ci fu una cospirazione delle Chiese per esiliare la Chiesa copta quale punizione per il suo rifiuto alle influenze politiche, se il vescovo Dioscoro non fece abbastanza per puntualizzare che i Copti non erano monofisiti, la Chiesa copta ha sempre sentito come un dovere di riconciliare le differenze “semantiche” tra tutte le Chiese cristiane. Questo è stato espresso in modo appropriato dal 117° successore di S. Marco, papa Shenouda III : “Per la Chiesa copta la fede è più importante di ogni cosa, e gli altri devono capire che la semantica e la terminologia sono di poca importanza per noi”. Durante questo secolo la Chiesa copta ha avuto un grande ruolo nel movimento ecumenico. La Chiesa copta è uno dei fondatori Del Concilio Mondiale delle Chiese. E’ membro di tale Concilio dal 1948. La Chiesa copta è membro del Concilio Africano di tutte le Chiese (AACC) e del Concilio delle Chiese del Medio Oriente (MECC). La Chiesa ha un ruolo importante nel movimento cristiano nella conduzione di dialoghi che aiutino a risolvere le differenze teologiche tra Cattolici, Ortodossi orientali, Presbiteriani e Chiese evangeliche.

Forse la maggior gloria della Chiesa copta è la sua croce. I Copti sono orgogliosi delle persecuzioni che dovettero sostenere fin da quell’8 maggio del 68 d.C., quando il loro Patrono S. Marco fu trucidato il lunedì di Pasqua dopo essere stato trascinato per i piedi dai soldato romani lungo tutte le strade ed i vicoli di Alessandria. I Copti vennero perseguitati da quasi tutti i governanti dell’Egitto. I loro sacerdoti furono torturati ed esiliati anche dai loro fratelli cristiani dopo lo scisma di Calcedonia del 451, ed in seguito alla conquista araba dell’Egitto nel 641. Allo scopo di enfatizzare l’orgoglio nella loro croce, i Copti hanno adottato un calendario, chiamato il Calendario dei Martiri, che fa partire la sua era il 29 agosto del 284 d.C., a ricordo di coloro che morirono a causa della loro fede sotto l’imperatore romano Diocleziano. Questo calendario è ancora oggi usato in tutto l’Egitto dai contadini per seguire il corso delle varie stagioni agricole, e nel Lezionale della Chiesa copta.

Nei quattro secoli che seguirono la conquista araba dell’Egitto, la Chiesa copta in genere fiorì e l’Egitto rimase in sostanza cristiana. Questo è dovuto all’estendersi della fortunata posizione di cui i Copti godettero presso il Profeta dell’Islam, che aveva una moglie egiziana (l’unica delle sue mogli che generò un figlio), che richiese speciale benevolenza verso i Copti: “Quando conquisti l’Egitto, sii gentile con i Copti, perché essi sono tuoi protetti e amici e parenti“. Così i Copti ebbero il permesso di praticare liberamente la loro religione e furono largamente autonomi, stabilito che essi continuassero a pagare una tassa speciale chiamata “Gezya”, che li qualificava quali “Ahl Zemma”, protetti. Coloro che non potevano provvedere al pagamento di questa tassa si trovavano di fronte alla scelta o di convertirsi all’Islam o di perder i loro diritti civili di “protetti”, che in alcuni casi significò essere uccisi. I Copti, a dispetto delle addizionali leggi suntuarie che vennero loro imposte sotto la dinastia Abbaside, nel 750-868 e 905-935, prosperarono e la loro Chiesa godette della maggiore era di pace. La letteratura conservata nei monasteri datante a prima dell’VIII fino all’XI secolo mostra che non ci furono interruzioni nell’attività degli artigiani copti, quali tessitori, rilegatori in cuoio, pittori e falegnami. Durante quel periodo la lingua copta restò la lingua della terra e fu solo nella seconda metà dell’XI secolo che iniziarono ad apparire i primi manoscritti liturgici bilingui Copto-Arabi. Uno dei primi testi completi in arabo è il testo del XIII secolo di Awlaad el-Assal (figlio del Produttore di Miele), nel quale le leggi, le norme culturali e le tradizioni dei Copti di questo perodo cardine, 500 anni dopo la conquista islamica, sono illustrate. L’adozione dell’arabo quale lingua usata quotidianamente dagli Egiziani fu tanto lenta che ancora nel XV secolo al-Makrizi concludeva che il copto era ancora ampiamente in uso. Ancora oggi la lingua copta continua ad essere la lingua liturgica della Chiesa.

copto4L’aspetto cristiano dell’Egitto cominciò a mutare dall’inizio del secondo millennio, quando ai Copti, oltre alla tassa “Gezya”, vennero imposte specifiche limitazioni, alcune delle quali erano gravi ed interferivano con la loro libertà di culto. Per esempio, vi furono restrizioni sul restauro di chiese antiche e sulla costruzione di nuove, sulla testimonianza in tribunale, sul pubblico comportamento, sull’adozione, sull’eredità. sulle pubbliche attività religiose, e sull’abbigliamento. Lentamente ma costantemente, con la fine del XII secolo, l’aspetto dell’Egitto divenne da quello di un Paese principalmente cristiano a quello di un Paese principalmente musulmano, e la comunità copta occupò una posizione inferiore e visse come nell’attesa dell’ostilità musulmana, che periodicamente esplodeva in violenza. C’è da notare che il benessere dei Copti era in relazione con il benessere dei loro governanti. In particolare, i Copti soffrirono più in quei periodi in cui le dinastie arabe entravano in crisi.

La posizione dei Copti cominciò a migliorare nel XIX secolo sotto la stabilità e la tolleranza della dinastia di Mohammed Ali. La comunità copta smise d’esser considerata dallo stato come una unità amministrativa e, dal 1855, il principale marchio d’inferiorità dei Copti, la tassa “Gezya”, venne estinta, e poco tempo dopo i Copti iniziarono a servire nell’armata egiziana. La rivoluzione egiziana del 1919, il primo esempio di identità egiziana nei secoli, si innalza come una testimonianza dell’omogeneità della moderna società dell’Egitto, con insieme sia Musulmani che Copti. Oggi, questa omogeneità è ciò che mantiene la società egiziana unita contro le intolleranze religiose dei gruppi estremisti, che occasionalmente sottopongono i Copti a persecuzioni ed al terrore. Martiri dei giorni odierni come padre Marcos Khalil servono a ricordare il miracolo della sopravvivenza dei Copti.

Nonostante le persecuzioni, la Chiesa copta come istituzione religiosa non è mai stata controllata o ha potuto controllare il governo in Egitto. La lungamente perseguita posizione della Chiesa in merito alla separazione tra Stato e religione proviene dalle parole del Signore Gesù Cristo stesso, quando egli chiese ai suoi seguaci di sottomettersi ai loro governanti: “Date a Cesare quel che è di Cesare, e a Dio quel che è di Dio” [Matteo 22:21]. La Chiesa copta non ha mai opposto resistenza con la forza alle autorità o agli invasori e non si è mai alleata con alcuna potenza, dal momento che le parole del Signore Gesù Cristo sono chiare:”Riponi la tua spada al suo posto, poiché chi impugnerà la spada di spada perirà” [Matteo 22:21]. La miracolosa sopravvivenza della Chiesa copta fino al giorno d’oggi è la prova vivente della validità e della saggezza di questi insegnamenti.

Oggi (mentre viene scritto questo documento nel 1992) ci sono oltre 9 milioni di copti (su una popolazione di circa 57 milioni di Egiziani) che pregano, partecipano alla comunione in messe quotidiane in migliaia di chiese copte in Egitto. A costoro s’aggiungono altri 1,2 milioni di emigrati copti che praticano la loro fede in centinaia di chiese negli Stati Uniti, in Canada, Australia, gran Bretagna, Francia, Germania, Austria, Olanda, Brasile ed in molti altri Paesi in Africa e Asia. In Egitto i Copti vivono in ogni provincia e non c’è provincia dove rappresentino la maggioranza. I tesori culturali, storici e religiosi sono diffusi in tutto l’Egitto, anche nell’ oasi più remota, l’oasi di Kharga, nel deserto occidentale. Come individui i Copti hanno raggiunto prestigiosi traguardi accademici e professionali in tutto il mondo. Uno di queste persone è il Dr. Boutros Boutros Ghali, sesto Segretario generale delle Nazioni Unite (1992-1997), Un altro è il Dr. Magdy Yakoub, uno dei più famosi cardiologi al mondo.

I Copti osservano sette sacramenti canonici: battesimo, cresima (conferma), eucaristia, confessione (penitenza), ordini, matrimonio e unzione dei malati. Il battesimo è imposto poche settimane dalla nascita per immersione completa del corpo del neonato tre volte dentro acqua consacrata per l’occasione. La conferma si compie immediatamente dopo il battesimo. Una confessione regolare con un sacerdote personale, chiamato il padre confessore, è necessaria per ricevere l’eucaristia. E’ usanza che un’intera famiglia si avvalga dello stesso padre confessore, facendone così un consigliere di famiglia. Di tutti i sette sacramenti, il solo matrimonio non può essere celebrato in un periodo di digiuno. La poligamia è illegale, anche se riconosciuta dalla legge civile della terra. Il divorzio non è consentito se non in caso di adulterio, annullamento dovuto a bigamia o altre circostanze estreme, che vanno analizzate a cura di uno speciale concilio di Vescovi. Il divorzio può essere richiesto tanto dal marito quanto dalla moglie. Il divorzio civile non è riconosciuto dalla Chiesa. La Chiesa ortodossa copta non bada ad alcuna legge civile del paese finché essa non interferisce con i sacramenti della Chiesa. La Chiesa non ha (ed attualmente rifiuta di assumerne) posizione ufficiale riguardo ad alcuni decreti controversi (ad esempio l’aborto). Mentre la Chiesa ha istruzioni chiare riguardo certe materie (ad esempio l’aborto interferisce con il volere di Dio), la posizione della Chiesa è che tali problemi sonooio di Vescovi. Il divorzio puùc.net,  meglio risolvibili caso per caso per il tramite del padre confessore, piuttosto che avere un canone che ritenga peccato tali pratiche.

Esistono tre principali liturgie nella Chiesa copta: la Liturgia secondo S. Basilio, vescovo di Cesarea; la Liturgia secondo S. Gregorio di Nazianzio, vescovo di Costantinopoli; e La liturgia secondo S. Cirillo I, il 24° vescovo della Chiesa copta. Il grosso della Liturgia di S. Cirillo deriva da quella, in greco, usata da S. Marco nel I secolo. Fu tramandata dai vescovi e dai sacerdoti della chiesa finché non fu tradotta nella lingua copta da S. Cirillo. Oggi, queste tre Liturgie, con alcune aggiunte (ad esempio le intercessioni), sono ancora in uso; la Liturgia di S. Basilio è quella più comunemente usata nella Chiesa ortodossa copta.

Il culto dei Santi è espressamente proibito dalla Chiesa; comunque, il chiedere la loro intercessione (per esempio la preghiera mariana) è centrale in ogni servizio copto. Ogni chiesa copta assume il nome di un santo patrono. Tra tutti i Santi la Santa Maria Vergine (Theotokos) occupa un posto speciale nel cuore di ogni Copto. Le Sue ripetute e quotidiane apparizioni in una chiesetta nel distretto del Cairo di Elzaytoun per più di un mese nell’aprile del 1968, furono testimoniate da migliaia di Egiziani, tanto Copri quanto Musulmani, e vennero anche diffuse sulle TV internazionali. I Copti celebrano sette sante feste maggiori e sette sante feste minori. Le maggiori feste commemorano l’Annunciazione, il Natale, la Teofania, la Domenica delle Palme, la Pasqua, l’Ascensione la Pentecoste. Il natale si celebra il 7 di gennaio. Per la Chiesa copta la Resurrezione di Cristo ha tanta importanza quanto il Suo Avvento, se non di più. La Pasqua solitamente cade la seconda domenica dopo il primo plenilunio in primavera. Il calendario copto dei Martiri è pieno di altre festività commemoranti solitamente il martirio di santi popolari (ad esempio S. Marco, S. Mena, S. Giorgio, S. Barbara) della storia copta.

I Copti hanno periodi di digiuno non uniformati alle altre comunità cristiane. Su 365 giorni all’anno, i Copti digiunano per più di 210 giorni. Durante il digiuno non è consentito alcun prodotto animale (carne, pollame, pesce, latte, uova, burro ecc.). In più, nessun cibo o bevanda d’alcun genere possono essere assunti tra l’alba ed il tramonto. Queste severe regole di digiuno sono solitamente moderate dai sacerdoti su base individuale per provvedere a malati e deboli. La Quaresima, conosciuta come “il Grande digiuno”, è massicciamente osservato dai Copti. Comincia con un digiuno di una settimana pre-quaresimale, seguito da un digiuno di 40 giorni commemorante il digiuno di Cristo sulla montagna, seguito dalla Settimana santa (chiamata Pascha), la settimana più sacra del calendario copto, il cui vertice è la Crocifissione il venerdì santo e la fine la gioiosa Pasqua. Altri periodi di digiuno della Chiesa copta sono l’Avvento (festa della Natività), il digiuno degli Apostoli, il digiuno della Santa Vergine Maria ed il digiuno di Niniveh.
copto5
Il sacerdozio della Chiesa ortodossa copta è guidato dal papa di Alessandria e include vescovi che sovrintendono i sacerdoti ordinati nelle loro diocesi. Sia il papa che i vescovi devono essere monaci; essi sono tutti membri del Santo Sinodo (Concilio) Ortodosso Copto, che si riunisce regolarmente per soprintendere a materie di fede e guidare la Chiesa. Il papa della Chiesa copta, sebbene altamente considerato da tutti i Copti, non gode di alcuna condizione di supremazia o infallibilità. Oggi ci sono oltre 60 vescovi copti che governano le diocesi egiziane come a Gerusalemme, in Sudan, Africa occidentale, Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti. La diretta responsabilità pastorale delle Congregazioni copte in ciascuna di queste diocesi ricade sui sacerdoti, che devono essere sposati e devono frequentare la Scuola catechetica prima d’essere ordinati.

Esistono due ordini non clericali che partecipano alla tutela degli affari della Chiesa. Il primo è un Concilio laico copto eletto dal popolo, che comparve sulla scena nel 1883 per offrire un’apertura tra la Chiesa ed il Governo. Il secondo è un Comitato congiunto laico-clericale, che apparve sulla scena nel 1928 per sovrintendere e monitorare le dotazioni della Chiesa copta secondo le leggi egiziane.

Oggi, in ogni chiesa copta nel mondo, i Copti pregano per la riunione di tutte le Chiese cristiane. Essi pregano per l’Egitto, per il suo Nilo, per le sue messi, per il suo Presidente, per il suo esercito, per il suo governo e soprattutto per il suo popolo. Essi pregano per la pace nel mondo e per il benessere dell’umanità.

Posted on Lascia un commento

LE CONNESSIONI STELLARI NELLA PIRAMIDE DEL RE KHEOPE

Premessa

Il re Kheope è un sovrano della IV dinastia e probabilmente regnò fra il 2551 e il 2528 a.C. Il suo nome è famoso poiché legato al suo sepolcro che fa parte delle sette meraviglie del mondo. Questa tomba che ha affascinato l’umanità di tutti i tempi, ancora oggi è oggetto di studi, indagini e ricerche.

La piramide del sovrano, dai rapporti matematici molto semplici e lineari, è sempre stata un miraggio di astrazione, di filosofia, di teosofia, di scienza iniziatica dei misteri, di astrologia, di pretese virtù guaritrici, di ufologia … e altro, che è superfluo riportare.

Sebbene l’uomo abbia cercato in questa piramide la risposta a sogni e speranze, essa si drizza ancora oggi eterna e maestosa, con le due sorelle, ai limiti del deserto libico, testimonianza di un progetto e di una realizzazione che glorificava il nome e il ricordo del suo grande re. Un progetto nato e maturato nello spirito di un progettista, di un architetto che mise le sue conoscenze, il suo ragionamento e il proprio cuore al servizio dei voleri del suo divino signore.

piramidecheope

La piramide è legata alle sue altre funzioni, cioè il tempio cultuale, la rampa cerimoniale e il tempio a valle (di cui purtroppo non resta traccia). Il compito e dovere dello studioso, e non solo, dovrebbe essere di considerare questo capolavoro (e gli altri esempi architettonici dell’antico Egitto) come un’opera di piccoli grandi uomini che utilizzarono abilmente le risorse della loro epoca e la loro esperienza di costruzioni per produrre il primo esempio di sepolcro monumentale, espressione pietrificata di un’idea religiosa, cultuale e di proprietà terrestre e celeste del sovrano.

Nella piramide di Kheope non ci aspetti di trovare dei misteri teosofici, né delle speculazioni mentali, né ineffabili teorie. Ciò sarebbe un atto d’irriverenza verso degli uomini che, con la loro saggezza muta per lo scorrere dei millenni, ci hanno lasciato in eredità un esempio unico di tecnologia, razionalità e religione in rapporto all’ambito culturale della loro epoca.

La camera funeraria e la ‘camera della regina’

La camera funeraria custodisce il sarcofago reale e non possiamo avere alcun dubbio sulla destinazione di quest’ambiente. La ‘camera della regina’, al contrario, ha sempre sollevato le ipotesi più disparate sulla sua funzione, e lo conferma il suo appellativo.camerafuneraria

Sappiamo che questi locali sono dotati ciascuno di una coppia di canali ognuno con una propria inclinazione. Nella camera funeraria i due condotti sono di fronte e la loro parete occidentale coincide con una scansione sottomodulare. In pianta il canale meridionale è ortogonale alla parete della camera; quello settentrionale parte ortogonalmente alla parete, per poi continuare obliquamente verso ovest dopo tre gomiti, per evitare la muratura della camera delle ‘saracinesche’. Nella ‘camera della regina’ la parete orientale dei due canali coincide con la metà delle murature nord e sud e in pianta sono ortogonali a queste.

Nella camera funeraria il condotto sud puntava alla ε Orionis e quello nord all’α Draconis. Nella ‘camera della regina’ il canale meridionale era orientato verso l’α Canis Majoris (Sirio) e quello settentrionale verso la β Ursae Minoris. Poiché sappiamo che le concezioni funerarie dell’epoca a proposito del destino del re nell’aldilà erano

Nella ‘camera della regina’ la parete orientale dei due canali coincide con la metà delle murature nord e sud e in pianta sono ortogonali a queste.

Nella camera funeraria il condotto sud puntava alla ε Orionis e quello nord all’α Draconis. Nella ‘camera della regina’ il canale meridionale era orientato verso l’α Canis Majoris (Sirio) e quello settentrionale verso la β Ursae Minoris. Poiché sappiamo che le concezioni funerarie dell’epoca a proposito del destino del re nell’aldilà erano essenzialmente a carattere stellare e celeste, è bene percorrere questa pista per provare a risolvere il problema della destinazione della ‘camera della regina’. Poiché le uniche fonti religiose a nostra disposizione sono i Testi delle Piramidi, una piccola indagine nelle loro preghiere, o formule, potrebbe lasciare intravedere una soluzione al problema.

Nei Testi delle Piramidi si notano dei legami molto evidenti tra il re e le costellazioni di Orione e del Canis Major.

Orione è associato a Osiride e al sovrano defunto, il suo seme efficace (§ 186); Orione, padre degli dei, è garante per il re (§ 408); il re è come Orione, è concepito con lui e compie il ciclo celeste come questo (§ 820-821); il sovrano è la grande stella compagna di Orione, attraversa il cielo con lui poiché è anche suo figlio (§ 882-883). Si prega affinché sia posta una scala che servirà al re per giungere da Orione (§ 1717); il sovrano sale su una scala per raggiungere la costellazione (§ 1763). Si augura al re di essere abile e di ascendere al cielo che lo farà nascere come Orione (§ 2116) che del resto è suo padre (§ 2180), e anche suo fratello (§ 2126).

Nei Testi delle Piramidi si notano dei legami molto evidenti tra il re e le costellazioni di Orione e del Canis Major.

Orione è associato a Osiride e al sovrano defunto, il suo seme efficace (§ 186); Orione, padre degli dei, è garante per il re (§ 408); il re è come Orione, è concepito con lui e compie il ciclo celeste come questo (§ 820-821); il sovrano è la grande stella compagna di Orione, attraversa il cielo con lui poiché è anche suo figlio (§ 882-883). Si prega affinché sia posta una scala che servirà al re per giungere da Orione (§ 1717); il sovrano sale su una scala per raggiungere la costellazione (§ 1763). Si augura al re di essere abile e di ascendere al cielo che lo farà nascere come Orione (§ 2116) che del resto è suo padre (§ 2180), e anche suo fratello (§ 2126).

Tralasciando considerazioni più approfondite e dettagliate su questi passaggi che esulerebbero dall’argomento di questo contributo, possiamo dedurre che il defunto re è figlio, fratello e compagno di Orione e che in ogni modo è in contatto continuo con questa costellazione strettamente legata a Osiride. Dunque il canale meridionale della camera funeraria, puntato alla ε Orionis, poneva il defunto regale in diretto contatto con questa. Nello stesso tempo il condotto settentrionale legava il re al polo celeste e, dunque, alle Stelle Circumpolari, zona importante per la residenza del sovrano defunto.

Prima di affrontare il discorso su Sirio, possiamo notare che nei Testi delle Piramidi la costellazione del Canis Major e la stella Sirio sono chiamate rispettivamente Sopedet (spdt) e Soped (spd), come è stato osservato da N. Beaux.

Il re è fatto passare all’orizzonte orientale, poiché Canis Major è sua sorella e suo figlio all’alba (§ 341); il re è un Vivente, figlio di Canis Major, mentre le due Enneadi si purificano nell’Orsa Maggiore, l’immortale. Canis Major fa poi in modo che il re possa volare in cielo con gli dei, suoi fratelli, mentre Nut, Iside e Nephtis accolgono ed onorano il regale defunto (§ 458-459). Iside, sorella del re (= Osiride) viene in gioia da lui che la pone sul suo pene affinché il suo seme possa penetrare in lei che è efficace come Canis Major: è Horus-Sirio che nascerà poi, in quanto Horus che è in Canis Major (§ 632).

cheope2Qui vi è il riferimento alla nascita di Horus (=Sirio), di Orione (=re defunto) e di Iside (Canis Major), atto aderente alla realtà astronomica nella quale l’apparizione di Sirio era annunciata da ζ e δ Orionis. Notevole è il fatto delle tre stelle della Cintura d’Orione, cioè ζ, ε e δ sono allineate quasi con Sirio, vertice del triangolo α-β Or.-α C. Maj. e che la retta α C. Maj.-ε Or. è quasi l’altezza di questo triangolo isoscele: dunque una stretta relazione tra Sirio e il centro della Cintura d’Orione. A quest’idea è collegato anche il passaggio (§723):

geroglificocheop

Tu raggiungerai (sAH) il cielo come Orione (sAH) e il tuo ba sarà efficace (spd) come Canis Major (spdt).

Il re defunto raggiunge dalla camera funeraria Orione, mentre il suo ba sarà efficace come la costellazione del Canis Major alla quale appartiene Sirio, e alla quale si può arrivare anche dalla ‘camera della regina’. Ancora un’altra formula (§2126) recita:

 Notare il gioco d’assonanze e di significati.

gerogli2

Questo tuo fratello è Orione, questa tua sorella è Canis Major, ed egli (il re) siederà tra essi e in questa terra eternamente!

e la formula (§1707):

gerogli3

Tua sorella è Canis Major, tuo figlio è il Dio Mattutino ed è tra essi che tu siederai sul Grande Trono.

Anche qui sono evidenti i collegamenti tra Orione, Canis Major, Sirio, il Dio Mattutino (?) e l’idea del regnare ancora in terra, concetto relativo al pensiero dell’epoca.

Il canale settentrionale della ‘camera della regina’ puntava verso β Ursae Minoris che fa parte delle Stelle Circumpolari. Nel passaggio(§1123) è detto:

gerogli4

gerogli5

Possa egli (il re) ascendere dunque al cielo tra le Stelle Imperiture, sua sorella è Canis Major, la sua guida è il Dio Mattutino (Sirio?) e essi presentano la mia mano verso il Campo delle Offerte.

cheope3La relazione è molto chiara e non ha bisogno di commenti. La β Ursae Minoris è una stella alla quale puntavano la discenderia della piramide del re Jedef-Ra e il nome del monumento è (la piramide) ‘Jedef-Ra-è-la-stella-sehed (sHd)’. Probabilmente questo era il nome dell’astro, e doveva avere una certa importanza se le discenderie delle piramide di Khefren (I progetto), di Ny-user-Ra, di Unas, di quella rituale dei Teti, e della piramide di Pepy II furono orientate verso questo astro. Nella camera vi è poi una nicchia a filari gradienti che, alla luce di quest’indagine, poteva ospitare la statua del ka del sovrano.  Si può concludere, dunque, che la ‘camera della regina’ era destinata a residenza del ka del sovrano perché luogo di arredi sacri e di andirivieni del ba del re defunto in collegamento con Sirio ed una particolare stella circumpolare: possiamo considerare questo ambiente un serdab. La camera funeraria era collegata a Orione (=Osiride) e al polo celeste (α Draconis), la più importante fra le stelle circumpolari. Da ciò deriva l’interdipendenza tra la camera funeraria e la camera del ka-ba, padre-figlio, identica a quella stellare Orione-Canis Major.

Pietro Testa

VIAGGIO nell’ALDILÀ dell’ANTICO EGITTO 

Posted on Lascia un commento

Zahi Hawass risponde alle critiche sulle modalità di recupero della Statua di Ramses II

Ramses II statue at Helioipolis by Luxor Times 8

Dalla scoperta  della colossale statua di Ramses II a Mataria (Eliopoli) da una missione tedesca, le foto che circolano on-line e sui social media hanno sollevato polemiche per quanto riguarda l’utilizzo di un escavatore per estrarre i manufatti dalla terra.

Di conseguenza, l’archeologo ed ex ministro delle Antichità, Zahi Hawass ha rilasciato una dichiarazione circa la scoperta e il suo processo di trasporto:

”Souq Al-Khamis è un importante sito archeologico in cui ho personalmente iniziato i lavori di scavo e in cui abbiamo trovato i resti dei templi dei re Akhenaton, Thutmose III e Ramesse II.

L’area Mataria soffre di un problema molto grande che è che tutte le case e gli edifici moderni sono costruite sui resti di templi e a- Zahi -ntiche tombe. Inoltre, la maggior parte dei manufatti, statue o templi, si trovano sotto l’acqua della falda che va da due a quattro metri di profondità. È difficile trasferire i manufatti da sotto la falda alla superficie del terreno. In passato, avevo scoperto due tombe, una delle quali era situata sotto l’acqua del suolo.

Vorrei confermare che che tutti i manufatti e le statue che sono state trovate a Mataria,  è mai stato trovata completa. Questi stati sono stati distrutti e rotti durante l’epoca copta; questo è stato un tempo in cui i copti li consideravano come edifici pagani e templi. In conformità a ciò, li avevano chiusi, distrutto tutte le statue così come riutilizzavano i blocchi per la costruzione di chiese, case e palazzi privati. Di conseguenza, non c’è mai stata la scoperta di una statua completa a Mataria.

Ho contattato anche l’archeologo tedesco Dietrich Raue, direttore dello scavo tedesco a Mataria. Mi ha mandato un video che ha mostrato i lavori di scavo insieme alle fotografie di tutte le misure adottate durante il trasporto dei manufatti.

Vorrei anche chiarire che il processo di trasporto di qualsiasi statua di grandi dimensioni, come ad esempio la statua scoperta a Mataria, è stato assistito dai capi degli operai dalla città di Qeft. Sono addestrati al più alto livello per il trasporto di statue pesanti come per esempio il lavoro a Saqqara con la famiglia El Kereti. I lavoratori hanno trasportato varie statue e sarcofagi, alcuni dei quali del peso di 20 tonnellate. Per quanto riguarda ciò che è avvenuto durante l’Era copta, la statua scoperta a Mataria era rotta in vari pezzi.

Per quanto riguarda l’immensità della statua, confermo che apparteneva a Ramses II e non a qualsiasi altro re visto che il tempio che appartiene a questo sovrano è stato trovato nella stessa posizione. Secondo la missione due pezzi della statua: il primo è una parte della corona e il secondo è una parte del corpo della statua, che pesa 7 tonnellate. E’ diventato chiaro che la corona rappresenta un’ampia parte della testa ed è sostanzialmente composta da un bellissimo e completo orecchio destro e parte dell’occhio destro. La missione ha utilizzato un escavatore per estrarlo dalla terra e questo è stato un atto legittimo al 100% in quanto il caricatore hoeback viene utilizzato in tutte le aree archeologiche.

Ramses II statue at Helioipolis by Luxor Times 7

Il capo della missione, Dietrich Raue, mi ha assicurato che il processo di sollevamento della parte della testa è stato eseguito in condizioni di estrema professionalità e la statua non ha subito nessun danneggiamento, ma le lesioni al viso erano avvenutee in epoca copta . E così, questo piccolo pezzo è stato spostato facilmente, ma il resto della statua, si trova ancora sul sito. Sarà trasferito Lunedi prossimo anche con una gru perché non vi è alcuna altra possibilità dal momento che è al di sotto della falda acquifera. Il pezzo sarà supportato da un pannello di legno come è stato fatto con parte della testa.

Se non viene trasportato in questo modo, allora non sarà mai recuperata. Questo è il metodo utilizzato in tutti i paesi del mondo, al fine di spostare tutti i manufatti archeologici di queste dimensioni, situati a due metri di profondità sotto l’acqua sotterranea. Pertanto, vi assicuro che quello che è stato fatto dalla missione è stato un lavoro scientifico integrato nel salvare la statua. Sono molto felice con il trasporto di questa statua e la sua scoperta, perché ha generato grande pubblicità davanti al mondo intero. Dr. Zahi Hawass ”

L’Egitto ha avuto la fortuna di aver assistito a due importanti scoperte archeologiche solo questa ultima settimana, una delle quali è stata condotta dal Dott Hourig Sourouzian a Luxor e l’altra quella di questa colossale seppur frammentata Statua del re Ramses II.

Sara Ahmed

http://luxortimesmagazine.blogspot.it/2017/03/zahi-hawass-fires-back-at-criticism-of.html

Posted on Lascia un commento

Freud e Mosè

In this photo released by the Sigmund Freud Museum in Vienna former Austrian psychoanalyst Sigmund Freud is pictured in his working room in 1938. Austria and the world will be celebrating Sigmund Freud's 150th birthday on Saturday May 6, 2006. (AP Photo/Sigmund Freud Museum)

“Non è impresa né gradevole né facile privare un popolo dell’uomo che esso celebra come il più grande dei suoi figli: tanto più quando si appartiene a quel popolo. Ma nessuna considerazione deve indurre a subordinare la verità a presunti interessi nazionali, quando dal chiarimento di un problema obbiettivo possiamo attenderci un progresso delle nostre conoscenze”

 Incomincia così questo scritto di Freud. Un libro che è il testamento del grande studioso e nello stesso tempo la dimostrazione della sua onestà intellettuale e del desiderio di conoscere e di capire che ha guidato tutta la sua vita. – Mosè e il Monoteismo fu scritto prima a Vienna e poi pubblicato in Olanda nel 1938. E’suddiviso in 3 parti. Freud era affascinato dall’Antichità e possedeva una notevole collezione di reperti archeologici, soprattutto egizi e non se ne separò nemmeno in esilio.

Egli affermò, che la storia della nascita di Mosè è una replica di altri antichi miti sulla nascita di alcuni dei grandi eroi della storia. Freud sottolineò, tuttavia, che il mito della nascita e l’esposizione di Mosè si distingue da quelle degli altri eroi e varia da loro su di un punto essenziale. Per nascondere il fatto che Mosè era Egiziano, il mito della sua nascita fu invertito per farlo veniree al mondo da umili genitori e soccorso da una famiglia importante:

E’ molto diverso nel caso di Mosè. Ecco la prima famiglia, normalmente di umili origini, e abbastanza modesta. Lui è un bambino nato da Ebrei Leviti. Ma la prima famiglia viene sostituita in questo caso, da una seconda, la casa Reale d’Egitto. Questa strana divergenza di genere, ha colpito molti ricercatori.”

Freud ha osservato la stranezza che il legislatore Israelita, se in realtà Egiziano, avrebbe dovuto trasmettere ai suoi seguaci una fede monoteistica, piuttosto che la classica credenza egiziana in una pletora di dei e immagini. Allo stesso tempo, ha trovato grande somiglianza tra la nuova religione che Akhenaton ha cercato di imporre al suo paese e l’insegnamento religioso attribuito a Mosè.

exodus-2-1024

Freud giunse alla conclusione che Akhenaton fu ucciso dai suoi stessi seguaci a causa della natura aspra del suo regime monoteista e ha suggerito che in seguito uno dei suoi alti funzionari, probabilmente chiamato Thutmose, un aderente alla religione di Aten (Aton), scelse la tribù Ebraica, che già abitava a Goshen nel Delta orientale, per essere il suo popolo eletto, li portò fuori dall’Egitto, all’epoca dell’’Esodo e trasferì a loro, i principi della religione di Akhenaton. L’origine del nome Mosè era mos, la parola Egizia “bambino”, che troviamo in molti nomi Egizi composti, come Ptah-mos e Thut-mos.

La nascita di Mosè ed il suo essere salvato dalle acque è la replica esatta della storia di Sargon, salvato dalle acque nel 2540 a.C e diventato re degli Accadi. I dieci comandamenti sono una sintesi dei 42 peccati che il ka doveva dichiarare di non aver commesso davanti ai 42 giudici e ad Osiride. L’arca dell’alleanza che dio aveva ordinato di edificare nel tempio di Salomone, riproduce la barca degli dei del tempio egiziano.

Mosè-ed-Akhenaton-002

Il libro dei Proverbi, forse le pagine più belle dell’Antico Testamento derivano da un papiro del 2000 a.C. La saggezza di Amenope, ora conservato al British Museum. Per non parlare della somiglianza dei Salmi della Bibbia con gli inni al dio Sole di Akhenaton (vedere Salmo – 104 di Davide). La morale civile e sociale è nata quindi molto prima che Mosè salisse sul monte e ne scendesse con i pietroni scritti da dio. Fa parte dell’umanità da quasi 5000 anni ed è una scoperta civile ed umana che si tramanda nei secoli.” La virtù dell’uomo è il suo monumento, ma sarà dimenticato l’uomo malvagio” Si trova scritto su una pietra tombale egizia del 2200 a.C.

Quello che nessuno menziona è il “Contro Apione di Giuseppe Flavio”. Qui l’autore menziona Manetone, il sacerdote e storico egiziano della fine del IV sec a. C. Manetone sostiene che Mosè era un famoso sacerdote egiziano di Eliopolis che fu cacciato dall’Egitto poiché si era unito ai lebbrosi. L’importanza di questa menzione di Giuseppe Flavio deriva dal fatto che questi si adopera tenacemente per confutare le parole di Manetone.

Tito Flavio Giuseppe (in latino: Titus Flavius Iosephus), nato Yosef ben Matityahu (IPA: jo’sɛf bɛn matit’jahu) (in ebraico: יוסף בן מתתיהו‎?; Gerusalemme, 37-38 circa – Roma, 100 circa) è stato uno scrittore, storico, politico e militare romano di origine ebraica. Conosciuto anche come Flavio Giuseppe, Giuseppe Flavio o semplicemente Giuseppe, scrisse quasi tutte le sue opere in greco.

Freud sostiene che la circoncisione sia stata data agli ebrei da Mosè e questa, come riporta anche Erodoto, era una peculiarità egizia, che gli ebrei riconoscono di aver ricevuto dagli Egiziani assieme al divieto di magiare carne di maiale, un animale sacro in Egitto.

Ma allora chi era Mosè?

Per capirlo dobbiamo ritornare ai tempi del faraone Amenofi IV salito al trono dopo la morte di Thumtmose III. La sua fama è legata al suo ruolo di condottiero nell’esodo degli Ebrei dall’Egitto alla Terra Promessa attraverso il Mar Rosso e il deserto, e alla funzione di legislatore a seguito delle rivelazioni divine sul Monte Sinai, dove gli sarebbe stato consegnato da dio stesso il Decalogo con i comandamenti e gli sarebbero state insegnate le Leggi che formeranno la cosiddetta “Legge mosaica” o Torah. Sappiamo il legame che unisce Mosè a questa terra, dove nacque e fuggì con il suo popolo. Mosè è una figura della memoria ma non della storia, Akhenaton invece, è una figura della storia e non della memoria. Alcuni studiosi ritengono che il monoteismo del personaggio biblico deriva da quello del sovrano egizio.

La biblica «distinzione» operata da Mosè – il rifiuto cioè di politeismo, idolatria e superstizione in nome del monoteismo – era stata preceduta da un’analoga «distinzione» da parte del faraone: e vi fu chi, come Freud afferma che il profeta biblico consegnò, da egizio, agli ebrei dell’Esodo proprio il monoteismo di Akhenaton. E’ nell’epoca di Akhenaton in una situazione di profonda anarchia e disordine sociale che Freud colloca l’esodo degli Ebrei, i quali, guidati da Mosè, un alto funzionario di Akhenaton, caduto in disgrazia alla morte di costui, lasciano l’Egitto per trovare una loro vera patria. Meta della migrazione doveva essere la terra di Canaan dove avevano fatto irruzione le orde dei bellicosi Aramei, chiamati Habiru ed il cui nome fu poi trasferito agli Ebrei. Freud suggerisce pure che Mosè un grande personaggio egizio, abbia portato con sé i suoi scribi egiziani, ossia i Leviti.

mosè-parla-con-Dio

Ma il passato, anche se remoto non ci abbandona così facilmente  e Freud, costretto a fuggire dalla sua Vienna per colpa della persecuzione nazista, trova una spiegazione dell’odio dei Cristiani europei contro gli Ebrei nella storia: “…I motivi dell‘odio per gli Ebrei sono radicati nel passato più remoto, agiscono nell’inconscio dei popoli….non dimentichiamoci che tutti questi popoli che oggi hanno il primato dell’odio per gli Ebrei sono diventati cristiani solo in epoca storica tarda, spesso spinti da sanguinosa coercizione. Si potrebbe dire che sono tutti -battezzati male- e che sotto una sottile verniciatura di cristianesimo sono rimasti quello che erano i loro antenati che professavano un barbaro politeismo. Non hanno superato il loro rancore contro la nuova religione che è stata loro imposta, ma l’hanno spostata sulla fonte donde la nuova religione è loro venuta.” Sono d’accordo con lui ma aggiungerei che la persecuzione nei secoli non ha riguardato solo gli Ebrei ma pure i pagani, quindi le donne che tramandavano le cure naturali in disaccordo con la terrificante medicina ufficiale, e considerate perciò streghe, coloro che cercavano di ragionare con la propria testa come Campanella, Giordano Bruno o Galilei, i serpenti, i gatti, praticamente tutti gli aspetti della natura in cui gli Egizi vedevano l’espressione della divinità. Sembra che l’imperante monoteismo abbia voluto cancellare con queste migliaia, anzi milioni di vittime, ogni traccia del pensiero egizio dalla nostra esistenza.

Leonardo Paolo Lovari

 

Posted on Lascia un commento

IL POPOLO DELLE STELLE

Nabta Playa

In passato la Valle del Nilo non era il luogo mite e fertile di ora, ma una palude inospitale, infestata dai rettili e afflitta da malattie. Attorno al 12000 a.C. quando l’ultima era glaciale volgeva la termine, inondazioni catastrofiche si riversarono nel Nilo dai laghi dell’Africa Centrale ingrossati dagli implacabili monsoni, che spazzarono via tutto al loro passaggio rendendo invivibile la Valle del Nilo. Ma gradualmente il clima si riscaldò e stabilizzò. Lentamente le paludi si ritirarono e le umide mangrovie lasciarono il posto a una meravigliosa vallata verde ai confini del deserto. A giugno alluvioni più moderate irrigarono la terra adiacente con abbondanti fertilizzanti trasformando la valle in una
colossale fattoria. A settembre le acque si ritirarono, e grazie al calore e al sole splendente, benedizioni dell’Egitto, la valle divenne un trionfo di piante, frutti e cereali. Dal 5000 a.C. questo processo annuo trasformò l’Egitto in uno Shangri-la, “luogo perfetto” perché la prima civilizzazione del mondo vi si stabilisse e prosperasse.

b7_624

La parte occidentale del Nilo era il vasto deserto del Sahara dove, da tempo immemorabile, i popoli preistorici vivevano in comunità rurali organizzate. Alti, magri e dalla pelle scura, furono loro i primi ad addomesticare il bestiame, coltivare i cereali, creare metodi per calcolare il tempo, studiare il cielo, creare un calendario, usare le stelle e il sole per rilevare il tempo e navigare, e i primi a seppellire i propri morti in tombe cerimoniali. Il bestiame era il bene più prezioso, una sorta di “dispensa ambulante” usata come mezzo di trasporto. Per questo gli antropologi hanno denominato questa misteriosa popolazione del deserto “popolo del bestiame”.

Ogni anno a giugno, le piogge monsoniche che irrigavano il Sahara riempiendo le depressioni e formando laghi provvisori in tutto il territorio arido. Uno dei laghi provvisori – oggi noto come Nabta Playa – si trovava a 100 Km a ovest del Nilo e dell’attuale Abu Simbel. Il popolo del bestiame arrivò lì nel tardo giugno, si accampò e vi rimase fino all’autunno quando il lago si prosciugò. Per molti millenni arrivò a Nabta ogni estate, usando il sole e le stelle per orientarsi. Attorno al 5000 a.C., si stabilì in modo permanente a Nabta scavando dei pozzi e procurandosi l’acqua che doveva servire da sostentamento nella stagione asciutta. Con tanto tempo a disposizione e senza più il bisogno di spostarsi da un luogo all’altro in cerca di acqua, il popolo del bestiame trasformò lentamente la propria conoscenza nella navigazione con le stelle in “religione del cielo” con complessi rituali e cerimoniali. Sapeva bene che i monsoni arrivavano durante il solstizio d’estate, e nello stesso tempo, aveva notato il primo sorgere della costellazione di Orione e della stella Sirio.

nabtaplayawendorf2

Quel popolo osservava anche le stelle circumpolari aNord, soprattutto l’Orsa Maggiore, imparando ad usarle per prevederela durata della notte e delle stagioni. Dal 6500 a.C. si sviluppò un immenso complesso cerimoniale a Nabta Playa, una sorta di “Stonehenge” del deserto, per osservare il sorgere del sole e delle stelle. Attorno al 500 a.C., però, per un drammatico cambiamento del clima, i monsoni non raggiunsero più il Sahara, i laghi provvisori scomparvero e i pozzi finirono per prosciugarsi. Dal 3400 a.C., Nabta Playa fu abbandonata per sempre e il popolo delle stelle, assieme al bestiame e al bagaglio di conoscenze, migrò ad est verso la Valle del Nilo. Da allora, il ricordo di quel popolo scomparve negli abissi della preistoria.

Robert Bauval – Tratto da: Le Idee del Nuovo Orizzonte – Harmakis Edizioni

Posted on Lascia un commento

I Magi

 

I MAGI 500

Nel corso della storia vi è stata una convinzione che in qualche parte del mondo (molto probabilmente in Oriente), esiste una confraternita, o un ordine di iniziati, che segretamente voleva guidare il destino dell’umanità. Verso la fine del secolo scorso, un certo numero di intrepidi esploratori, per lo più russi e tra questi, esoteristi ben noti come Madame H.P.Blavatsky, Alexandra David-Neale, P.D. Ouspensky e G.I.Gurdjieff, hanno perlustrato l’Oriente alla ricerca di questi “Maestri di Saggezza”.

Nel 1972, a seguito di un pellegrinaggio in bicicletta a Betlemme, Adrian Gilbert iniziò a cercare i maestri. Era convinto che la scuola segreta, se davvero esistesse, fosse in qualche modo connessa con la storia dei Magi in visita all’inizio del Vangelo di San Matteo. Era sicuro che questo episodio apparentemente banale per quanto riguarda i re e i doni di oro, incenso e mirra, se fsse solo adeguatamente compreso, era altamente significativo.

G.I.Gurdjieff che venne in Occidente nel 1920 e che aprì una scuola esoterica misteriosa in Francia, ha affermato di aver rintracciato un’organizzazione segreta e molto antica chiamata “Fratellanza Sarmoung”. Facendo seguito a indizi che ha lasciato nel suo lavoro semi-autobiografico: “Incontri con uomini straordinari”, Gilbert accerta , che c’era sostanza su questa storia della fratellanza, e fu probabilmente l’ultimo residuo di una scuola gnostico Cristiana, che una volta fiorì in Mesopotamia settentrionale .

The heads from the hierothesion of Antiochus Epiphanes of Commagene

Trovò tracce di questa scuola perduta, che sembra essere stata fiorente all’epoca di Cristo, nel sud-est della Turchia in un luogo chiamato Commagene. Ci sono prove dell’esistenza nella forma di monumenti costruiti da un re chiamato Antioco I Epifane. Gilbert ritiene che questo re minore era strettamente legato alla confraternita Sarmoung del suo tempo ( c.70-30 a.C.) I monumenti lasciati sparsi nel suo piccolo regno sull’Eufrate superiore indicano il suo interesse per il simbolismo del Leone (Leo).

(Stele del Leone di Commagene)

Atela of the Lion horoscope at Arsameia

Il monumento funerario di Antioco presso  Nimrod presenta questa incredibile stele che è il più antico oroscopo conosciuto sulla terra. Essa mostra che conosceva molto bene l’astrologia e la tradizione ermetica. In realtà da una data astronomica (6 luglio 62 a.C.), che Gilbert crede si riferisca alla sua iniziazione, quando ricevette il titolo “Epifane”. Altrove nel suo regno, ad Arsameia la capitale invernale, vi è condotto misterioso. Gli archeologi sono stati a lungo perplessi per questo, ma Gilbert ha scoperto, che anche questo fu destinato a dare due date significative, tra cui la “il compleanno Reale” dei Re di Commagene (28 luglio).

Shaft at Arsameia

Il condotto è lungo circa 158 metri e si affaccia ad ovest. Utilizzando un programma per computer per eseguire il tracciamento del cielo nel c.62 a.C., si può vedere che esso, sarebbe stato illuminato dal sole, esattamente due giorni nel corso dell’anno. Questo sarebbe stato nel pomeriggio, quando il sole era in congiunzione con la stella Regolo in Leone e l’altro quando era in posizione “stretta di mano” sopra la mano tesa di Orione.

Hercules shakes hand of the king

Queste due date significative Gilbert, segnalavano il compleanno reale compleanno dei re e la data corretta per la sua anima a salire di nuovo alle stelle. Il collegamento con Orione, sembra essere indicato da un enorme stele del re che stringe la mano a “Ercole” un dio che fu trasformato in una costellazione e che sembra essere stato originariamente identificato con Orione il cacciatore. 

Gilbert ha anche trovato altre prove presso la città di Edessa (ora chiamata Sanliurfa) per un incredibile culto astrologico basato sui movimenti di Orione e collegati con i profeti dell’Antico Testamento.

Questa città erano famosa nei primi tempi del Cristianesimo per le sue scuole di apprendimento, nonché per alcune sacre reliquie lì conservate. Fu ancora una volta una volta importante nei primi anni delle crociate, mentre la sua caduta da parte degli eserciti musulmani, prima di prima Zengi nel 1145 e poi suo di suo figlio Nuraddin nel 1146, scatenarono la seconda crociata.

Mettendo insieme altri pezzi di prova, e ulteriori ricerche “sul campo”, Gilbert ha trovato tracce che legano questa confraternità perduta con la storia dei Magi nel Vangelo di Matteo. L’evidenza suggerisce che i Magi aspettavano la nascita di un re / Messia non nel nostro cosiddetto giorno di Natale del 25 dicembre, (che è in ogni caso sulla base della vecchia festa pagana della nascita di Mitra), ma il 29 luglio 7 a.C. In questo giorno c’era una configurazione speciale nel cielo. Ogni anno, in quel momento il sole si alzava nella posizione del “compleanno del re”: in congiunzione con il “Piccolo Re” o “Cuor di Leone”con  stella di Regolo nel Leone. Allo stesso tempo, appena prima dell’alba, Sirio, la stella più luminosa del cielo, farebbe la sua apparizione dopo un periodo di invisibilità. Secondo la mitologia Egizia, Sirio era la stella della dea Iside. La sua ricomparsa rappresentava la dea che esce dal confinamento per partorire, all’alba suo figlio Horus, rappresentato dal Sole in congiunzione con Regolo.

Occhio di Horus
Occhio di Horus

La mitologia sulla base di questa disposizione delle stelle, fu Cristianizzata dalla chiesa primitiva in modo che Sirio rappresentasse Maria dando alla luce non Horus, ma il proprio figlio, Gesù, simboleggiato come il sole raggiante. Altre stelle visibili all’alba di quel giorno sono significative. Orione, che in Egitto rappresentava Osiride, la consorte di Iside divenne ora Giuseppe. La stella Procione, che come Sirio sorge dopo Orione, era probabilmente rappresentata dalla sorella di Iside, Nefti. Diventata ora la ‘ levatrice ‘, che compare anche in alcune delle storie della Natività.

La stabilità è rappresentata dallo zodiaco: un luogo di animali. Visibili in esso, il bue (Toro) e  la pecora (Ariete). La mangiatoia in cui nacque il bambino Gesù è il luogo in cui gli animali ottengono il cibo. In ebraico significa ‘Betlemme’ “posto del pane”. Fu, anche una città nella provincia di Giuda, della tribù dei Leoni di Israele, ed è quindi rappresentata dalla stella Regolo nella costellazione del Leone o leone. Il sole congiunto a Regolo è quindi il simbolo di Gesù nella mangiatoia.

I tre pastori sono simboleggiati nel cielo. Sono stelle che “aprono la strada” e sono rappresentati dalle stelle Procione, Castore e Polluce, che tutte si alzano prima di Sirio e, quindi, come pastori, guidano il sole che nasce.

I tre re sono qualcosa di diverso. Gilbert è convinto che la “Stella dei Magi”, che presumibilmente li ha guidati alla stalla di Betlemme, fu davvero la grande congiunzione dei due grandi pianeti Giove e Saturno. Questa congiunzione è durata per diversi mesi e ha avuto luogo in Pesci, il segno dei Pesci, simbolizza il Cristianeso e l’allora nuova era. Il 28 Luglio questi pianeti salirebbero fino alle 9,30 di sera e poi, come le stelle più brillanti del cielo, sarebbero visibili fino a poco dopo l’alba. Essi rappresentano due re: Melchiorre (Giove, il re portando oro) e Gaspare (Saturno, il re portando mirra). Questo perché Giove è il pianeta della ricchezza (oro), mentre Saturno si occupa di morte e sepolture, ma anche di longevità. La Mirra fu utilizzata principalmente per la mummificazione ed è quindi emblema di Saturno. Il terzo pianeta era Mercurio, che in quel giorno era il più vicino al Sole Egli è Baldassarre (o Baltazzàr) e il suo nome significa “capo del Signore”. Si alza poco prima del Sole e, come un visir, è in stretto correlazione. Il suo dono era l’incenso, simbolo delle funzioni sacerdotali o magiche. Leggendo correttamente la storia dei Magi in visita nella stalla di Betlemme,  abbiamo l’oroscopo di Gesù.

Le stelle indicano che egli è nato per essere re (come un re Magi di Commagene) e riceve, come tutti noi, i doni appropriati dal pianeta della della sua nascita. Per illustrare tutto quanto sopra Gilbert ha commissionato un quadro ad vecchio amico. Poichè le stelle in questione abbracciano quasi la metà del cielo, hanno dovuto essere compresse, in una proiezione “lente fish-eye”. Tuttavia, se si prende in considerazione la curvatura dell’ orizzonte, questo è il modo in cui sono apparse le stelle. Questa è probabilmente la prima volta che un qualcuno ha tentato di dipingere un’autentica adorazione “stellare corretta” dei Magi. Per maggio chiarezza, abbiamo incluso  sotto una schermata dal programma Skyglobe, mostrando come apparirebbero le stelle e le costellazioni all’alba del 29 luglio 7 a.C.

Star-correct adoration of the Magi

magstarsa    (La ‘Natività Stellare’ nel 29 Luglio 7 a.C. a Betlemme)

Questo libro copre molto più che la storia di Natale, per quanto interessante in quanto si tratta. Esso rivela per la prima volta chi erano veramente i Magi da dove venivano e come la loro conoscenza è stata preservata. Si dà anche un sacco di informazioni riguardanti le cattedrali medievali, la “storia segreta” d’Europa e molto altro ancora “. Tutto questo si basa sulla ricerca seria e scrupolosa. Se siete il tipo di persona che si interessa di misteri, sarete sicuri di trovarlo affascinante.

 

Posted on Lascia un commento

Cristiani d’Egitto, deboli fiammelle mai spente

 

copti

Non passa giorno senza una conferma, se mai ce ne fosse bisogno: l’avanzare, piuttosto il dilagare in Medio Oriente delle milizie del Daesh, il sedicente Stato Islamico o Isis, a neppure due anni dalla sua nascita (29 giugno 2014) è inversamente proporzionale alla presenza dei cristiani, costretti a emigrare, come molti altri. Questione di sopravvivenza.

Per restare ai cristiani, le cifre parlano da sole: nell’arco di un secolo (1910-2010) in tutta l’area il loro numero è passato dal 14% al 4% della popolazione. Tant’è che la loro scomparsa era annunciata ancora vent’anni fa in un libro «Vie et mort des chrétiens d’Orient» a firma di Jean-Pierre Valognes. E ogni giorno di più i cristiani d’Oriente, per usare un’espressione di Jean François Colosimo, sarebbero degli «uomini di troppo», vittime di una vera maledizione, e lo stesso futuro del cristianesimo nella regione quanto mai incerto. E il New York Times lo scorso mese di luglio s’interrogava: «Sta per finire il cristianesimo in Medio Oriente?».

copti1

Eppure le situazioni sono alquanto diversificate: se l’Iraq è stato abbandonato da quasi due terzi degli abitanti cristiani, e la Siria sta seguendo lo stesso destino (forse anche peggiore), in Libano l’equilibrio della coesistenza multireligiosa, solo ieri emblematico, oggi appare sempre più fragile, ma esiste un Paese, l’unico, dove i cristiani, in questo caso copti, sembrano (apparentemente) più tranquilli, e questo è l’Egitto.

Ad affermarlo, non senza molti prudenti distinguo, è un religioso francese dell’Ordine dei Predicatori, Jean-Jacques Pérennès attualmente direttore dell’École biblique et archéologique di Gerusalemme, in un contributo al dossier intitolato «Frontiere» del numero in uscita oggi della rivista Vita e Pensiero (altre firme Julia Kristeva «Come si può essere jihadisti?», Philip Jenkins, Monica Maggioni).

babilonia

Padre Pèrennès – in servizio prima in Algeria e a Roma, poi direttore per una quindicina d’anni dell’Istituto domenicano di Studi orientali fondato a Il Cairo – affronta in particolare la situazione, che giudica relativamente positiva, dei cristiani d’Egitto («fiaccole nella tormenta») tentando di analizzarne i motivi. «È una circostanza che può durare? La loro situazione particolare è auspicio di un futuro diverso per i cristiani d’Oriente?».

Per rispondere invita a tornare brevemente alle origini dei copti egiziani, la cui presenza è testimoniata fin dal I secolo (il termine stesso «copto» nella lingua antica sta per «egizio»): una «roccia cristiana in Medio Oriente» che risale all’evangelizzazione dell’apostolo Marco. Una Chiesa, quindi, «apostolica» che affonda le sue radici in un ambiente – oggi diremmo pluriculturale – come quello di Alessandria, il centro intellettuale più vivace dell’ellenismo noto, tra l’altro, per la famosa traduzione in lingua greca della Scrittura, detta dei «Settanta», due secoli e mezzo prima di Cristo.

marco

Ma il cristianesimo copto è stato anche la culla del monachesimo antico grazie a figure come i santi Antonio abate (251-356) e Pacomio (292-346) fondatori rispettivamente della vita eremitica e cenobitica. Solo più tardi con il Concilio di Calcedonia, la Chiesa copta ha seguito un cammino più locale, con un proprio capo, il patriarca di Alessandria (il papa copto) che l’ha resa una sorta di Chiesa nazionale contribuendo a una certa chiusura, rotta, anche se solo in parte, dal rientro nell’alveo della Chiesa cattolica con l’istituzione, nel 1824, del patriarcato copto cattolico di Alessandria.

A quanto ammonti oggi la loro presenza è spesso oggetto di controversie: si parla di 7 milioni e mezzo, ma gli interessati con una certa fierezza dichiarano il doppio. Di certo si tratta della comunità cristiana più numerosa nel Medio Oriente. Ciononostante i copti sono minoranza religiosa in Egitto almeno dal X secolo. Costantemente a rischio di invisibilità, vuoi per il numero, vuoi per la posizione stessa dei monasteri, in luoghi appartati lontani dalla vita della popolazione.

calcedonia

Una situazione defilata che non li ha esentati lungo la storia da periodi di autentica persecuzione, un termine che non avrebbe nessuna giustificazione oggi, quando, secondo padre Pérennès, sarebbe più appropriato parlare piuttosto di «discriminazione», perlopiù implicita (difficoltà ad accedere a cariche di alto rango nell’ambiente pubblico, marginalizzazione sociale, esclusione da alcune sfere della vita pubblica come lo sport o i mass media).

La «primavera araba» del 2011, esplosa in Egitto contro il regime del presidente Mubarak, ha visto scendere in piazza Tahir copti e musulmani, fianco a fianco senza distinzioni, talvolta anche sfidando le indicazioni contrarie dell’allora patriarca Shenouda III. Tuttavia le speranze di un protagonismo cristiano, o perlomeno una cittadinanza riacquistata, sono ben presto sfumate con l’uscita di scena del presidente Morsi. La reazione della popolazione islamica contro i cristiani, ormai a rischio ghettizzazione, parla di chiese, abitazioni e attività commerciali date alle fiamme, interi villaggio presi d’assedio.

2-milioni-tahrir-rivoluzione-egitto

Quali prospettive per l’avvenire? In una situazione geopolitica tutt’altro che definita, bisogna riconoscere che il regime attuale del maresciallo Abdel Fattah al-Sisi (presente alla Messa di Natale ortodosso il 4 gennaio dello scorso anno) ha preso coraggiosamente le difese dei copti, ricostruendo case e chiese incendiate, sulla scia dell’ondata di indignazione levatasi dalla maggioranza musulmana a seguito della tragica vicenda dei 21 copti barbaramente sgozzati in Libia dai militanti del Daesh nel febbraio 2015.

«Le prove attraversate dal Paese hanno in ogni caso contribuito ad avvicinare i cittadini egiziani cristiani e musulmani» conclude padre Pérennès. E se «è troppo presto per sapere dove tutto questo condurrà», il religioso indica (sebbene la sigla Isis sia fatta risalire da qualcuno a un’espressione che recita «Colui che semina discordia») la necessità di riannodare i fili di un dialogo politico per ricomporre gli equilibri mediorientali. In attesa di quello religioso.

Maria Teresa Pontara Pederiva

Fonte: La Stampa

 

Posted on Lascia un commento

[:it]La Scuola dei Misteri dell’’Occhio Sinistro di Horus[:en]The Mystery School ” Left Eye of Horus[:]

[:it]

Occhio di Horus
Occhio di Horus

La Via dell’Occhio Sinistro di Horus, il Sole Femminile o la Via Umida (il Mercurio degli Alchimisti, che incarna l’Anima, come vapore esteriore e sensitivo) che porta al misticismo, è trattata estesamente nel libro dedicato alle Dee e al Femminile Sacro e in quello delle danze sacre femminili dell’Antico Egitto. è il cammino Femminile che esplora la natura umana delle emozioni e dei sentimenti, sia positivi che negativi, delle energie psichiche, della nascita e della morte. Il percorso femminile invita ad aprirsi alla vita, imparando a ricevere con amore ogni sua manifestazione; è la Via del Tantra e l’uso consapevole dell’energia sessuale; la Via delle Arti come il canto, la musica, la danza, la pittura, la scultura e la tessitura; la Via dell’accettazione, del Perdono e della Saggezza del Cuore; è l’ago-Amore che cuce insieme ciò che è stato diviso e le braccia della Madre tese all’umanità caduta. L’energia femminile, apparentemente passiva, mantiene la coesione del Creato (ricordiamoci che è grazie alla Dee che l’esistenza viene in essere) e ha una funzione Rivelatrice: è tramiteIside, Osiride diviene immortale, attestando così la Sua indiscutibile potenza.

Il-simbolismo-nelliconografia-egizia-

In questa Scuola s’insegnava che la Creazione è il Sogno di Dio, anzi il suo Gioco, la manifestazione del suo Amore creativo. Gli universi in cui viviamo sono solo degli ologrammi della Sua mente che si tessono, tramite le mani di Neith la Tessitrice, e si disfano in funzione dei nostri livelli di coscienza. Attraverso questa consapevolezza si ri-scopriva che la Gioia e l’Amore sono il lievito dei mondi. L’Intento della Via dell’Occhio Sinistro era quello di attivare la parte destra del cervello e unirla alla parte sinistra per ritrovare l’Unità: un programma semplice e chiaro, no? Sembra che il suo percorso durasse dodici anni e si svolgesse nei dodici templi principali, che sorgevano lungo il Nilo: il novizio passava un anno-ciclo in ognuno di questi Templi, per sperimentare tutte le sfaccettature femminili della Coscienza. Se il mondo femminile dei sentimenti non è in equilibrio l’evoluzione si blocca, poiché senza un corpo emozionale stabile, la mente inganna se stessa. La Grande Iniziazione poteva aver luogo alla fine di questo percorso se Sekhem aveva già compiuto parte della sua serpentina ascesa. Qui l’ascesa di Sekhem è suscitata da un sentimento di omaggio e gratitudine verso la Dea: è l’Amore che provoca l’Ascesa di Sekhem, che sboccerà nel loto azzurro

Jivan Parvani

Yoga Faraonico

[:en]

Occhio di Horus
Occhio di Horus

Via the Left Eye of Horus, the Sun Female or Via Humid (the Mercury of the Alchemists, who embodies the soul, as steam outward and sensitive) that leads to mysticism, it is treated extensively in the book dedicated to Dee and Feminine sacred and the sacred dances female of Ancient Egypt. Female is the path that explores the nature of human emotions and feelings, both positive and negative, psychic energy, of birth and death. The route invites women to be open to life, learning to receive with love all its manifestations; It is the way of Tantra and the conscious use of sexual energy; Avenue of the Arts as singing, music, dance, painting, sculpture and weaving; Via the acceptance, of Forgiveness and Wisdom of the Heart; Love is the needle-stitching together what was divided and the arms of Mother held out to fallen humanity. The feminine energy, seemingly passive, maintains the cohesion of Creation (remember that it is thanks to Dee that the existence comes into being) and has a function of Revealing is tramiteIside, Osiris becomes immortal, as proof His unquestionable power.

Il-simbolismo-nelliconografia-egizia-

In this school si’insegnava that Creation is the dream of God, rather his play, the manifestation of his creative love. Universes in which we live are only holograms of your mind that you weave through the hands of Neith the Weaver, and come apart in function of our levels of consciousness. Through this awareness will re-discovered the Joy and Love are the leaven of the worlds. The intent of the Way Left Eye was to activate the right brain and add it to the left to find the unit: a simple and clear, no? It seems that his career lasted twelve years and should take place in the twelve main temples, which were built along the Nile: the novice passed a year-round in each of these temples, to experience all the facets of the feminine consciousness. If the female world of feelings is not in balance evolution crashes, because without a stable emotional body, the mind deceives itself. The Great Initiation could take place at the end of this path if Sekhem had already completed part of his serpentine ascent. Hence the rise of Sekhem is aroused by a sense of honor and gratitude to the Goddess is love that causes the Rise of Sekhem, that will blossom in the blue lotus
Jivan Parvani

Yoga Faraonico

[:]