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MUSEO – IL PONTE DELLA GIOCONDA

Il nucleo centrale e continuativo dell’Esposizione permanente è rappresentato dal tema: “Leonardo e l’Aretino” ovvero il rapporto che Leonardo artista, scienziato, cartografo, ingegnere e architetto ebbe con la Terra di Arezzo e con le sue vallate.

Il Museum, dedicato al “periodo Aretino ” di Leonardo (giugno 1502- marzo 1503), illustra, attraverso una rassegna completa, i contributi offerti dallo studioso Carlo Starnazzi che ha messo in luce vari aspetti della presenza di Leonardo nel territorio e dimostrato, in modo scientifico, come lo sfondo di capolavori quali la Gioconda, la Madonna dei Fusi e la Sant’Anna sia identificabile nel paesaggio toscano di Ponte Buriano e del Valdarno Superiore.

“ Leonardo e l’Aretino negli studi di Carlo Starnazzi” si propone, quindi, come originale contributo alla conoscenza del territorio attraverso lo sguardo di Leonardo, evento nuovo e necessario per Arezzo, città natale di Giorgio Vasari, primo biografo dell’artista vinciano.

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La sede espositiva raccoglie copie anastatiche di manoscritti, documenti, testi storici, note, didascalie, appunti ma anche disegni, mappe, dipinti, modelli, legati al soggiorno di Leonardo nell’Aretino così da costituire un centro di documentazione del materiale di studio già prodotto che, per il rigore scientifico, intende imporsi come strumento di consultazione e che potrà configurarsi come “Centro di ricerca” dedicato alla promozione degli studi su Leonardo in rapporto alla terra di Arezzo aperto a nuovi contributi, per arricchire e dare continuità alle ricerche di Carlo Starnazzi.

Il percorso conoscitivo è progettato per un ampio pubblico, sia per fasce di età che per formazione, ed intende offrire una comunicazione immediata per un esperienza emotiva oltre che squisitamente intellettuale. Particolare rilievo viene dato alla celebre mappa della Valdichiana (Windsor,RL 12278 r. ) documento fondamentale con gli argomenti che diverranno materia di trasfigurazione pittorica nel paesaggio della Gioconda ma anche oggetto di studi e di progetti per complesse opere di ingegneria idraulica.

Un sistema informatico e multimediale completerà l’accesso interattivo a diverso materiale divulgativo (immagini, video, animazioni tridimensionali). L’esposizione Leonardo e l’Aretino è in stretto collegamento con il territorio attraverso un programma di contestualizzazione storico-artistica e scientifica con la proposta di “itinerari”, ovvero di percorsi culturali sulle tracce del genio vinciano: Arezzo, Valdichiana, Valdarno, Valtiberina, Casentino, territori in cui nacquero i capolavori cartografici e pittorici di Leonardo.

uesti percorsi ricondurranno a precisi contesti (Ponte Buriano, Le Balze, Cortona, Anghiari, Pieve di Gropina, Castello di Papiano) consentendo di visitare e percorrere in modo suggestivo i luoghi di Leonardo.

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Ponte Buriano

La località Ponte a Buriano sorge sulla riva destra dell’Arno, anche se fino al 1957, prima della realizzazione della diga della Penna, l’abitato, così denominato per il ponte romanico, risultava esteso anche all’altra sponda.
Negli Annales Arretinorum Minores (Bini 1909) è ricordato per l’anno 1277 la costruzione del ponte, “Pons Buriani in agro arretino constructus”.
Tra i fori delle centine è ancora visibile la scritta che riporta i cognomi “Accolti 1240” “Chimenti 1240” (nomi dei probabili finanziatori visto che si trattava di nobili famiglie, l’anno indica il possibile inizio dei lavori).

ponteburiano 1Il nome “Ponte a Buriano” e, quindi la “a“, derivano da “pons Buriani” e da pontem de Buriano; questo è testimoniato da alcuni documenti che accertano l’esistenza di una località, nei pressi dell’attuale paese, Villa di Buriano.

Nella “chiesina” di Ponte Buriano, costruita nel 1328 e voluta dagli Accolti e dai Chimenti, furono ritrovati una colonna di granito, rubata di recente, e un capitello corinzio, usato forse come acquasantiera e ora custodito nella sede vescovile di Arezzo.
Reperti ceramici in terra sigillata con bolli di C. Tellio e di P. Cornelio e le fornaci riportate alla luce, una presso il fondo del sig. Grassini e una nello scantinato del sig. Lucherini, dimostrano che a Ponte Buriano esistevano insediamenti già nel primo secolo a.C.; addirittura sopra la “Costa di Ferro”, presso il bivio di Meliciano, vengono individuate una necropoli ed un nucleo funerario piu’ contenuto che possono essere datate tra il primo e il secondo sec. a. C..

I ritrovamenti ceramici riferibili all’officine di C. Cispio, P. Cornelio, C. Gavio e M. Perennio, nella località di Cincelli, paese limitrofo a Ponte Buriano, fanno pensare a uno spostamento dell’attività produttiva voluta da P. Cornelio.

Questo è dovuto probabilmente a diverse caratteristiche morfologiche; Ponte Buriano è, infatti, più vicino al letto del fiume e quindi con più probabilità soggetto ad alluvioni, Cincelli è invece posto in un luogo collinare e quindi più riparato dal fiume.

E’ proprio da questa attività che ne deriva il nome centum cellae (forse stante ad indicare il numero dei forni di cottura) da cui ne consegue il nome del paese a noi noto come Cincelli.
Tutto questo porta quindi a dedurre che il Ponte che tutti noi conosciamo costruito, come detto prima, nel 1240 aveva sicuramente un predecessore. Due sono l’ipotesi della posizione: la prima dove si erge l’attuale, la seconda poco piu’ a valle.

http://www.ilpontedellagioconda.it/

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LE CONNESSIONI STELLARI NELLA PIRAMIDE DEL RE KHEOPE

Premessa

Il re Kheope è un sovrano della IV dinastia e probabilmente regnò fra il 2551 e il 2528 a.C. Il suo nome è famoso poiché legato al suo sepolcro che fa parte delle sette meraviglie del mondo. Questa tomba che ha affascinato l’umanità di tutti i tempi, ancora oggi è oggetto di studi, indagini e ricerche.

La piramide del sovrano, dai rapporti matematici molto semplici e lineari, è sempre stata un miraggio di astrazione, di filosofia, di teosofia, di scienza iniziatica dei misteri, di astrologia, di pretese virtù guaritrici, di ufologia … e altro, che è superfluo riportare.

Sebbene l’uomo abbia cercato in questa piramide la risposta a sogni e speranze, essa si drizza ancora oggi eterna e maestosa, con le due sorelle, ai limiti del deserto libico, testimonianza di un progetto e di una realizzazione che glorificava il nome e il ricordo del suo grande re. Un progetto nato e maturato nello spirito di un progettista, di un architetto che mise le sue conoscenze, il suo ragionamento e il proprio cuore al servizio dei voleri del suo divino signore.

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La piramide è legata alle sue altre funzioni, cioè il tempio cultuale, la rampa cerimoniale e il tempio a valle (di cui purtroppo non resta traccia). Il compito e dovere dello studioso, e non solo, dovrebbe essere di considerare questo capolavoro (e gli altri esempi architettonici dell’antico Egitto) come un’opera di piccoli grandi uomini che utilizzarono abilmente le risorse della loro epoca e la loro esperienza di costruzioni per produrre il primo esempio di sepolcro monumentale, espressione pietrificata di un’idea religiosa, cultuale e di proprietà terrestre e celeste del sovrano.

Nella piramide di Kheope non ci aspetti di trovare dei misteri teosofici, né delle speculazioni mentali, né ineffabili teorie. Ciò sarebbe un atto d’irriverenza verso degli uomini che, con la loro saggezza muta per lo scorrere dei millenni, ci hanno lasciato in eredità un esempio unico di tecnologia, razionalità e religione in rapporto all’ambito culturale della loro epoca.

La camera funeraria e la ‘camera della regina’

La camera funeraria custodisce il sarcofago reale e non possiamo avere alcun dubbio sulla destinazione di quest’ambiente. La ‘camera della regina’, al contrario, ha sempre sollevato le ipotesi più disparate sulla sua funzione, e lo conferma il suo appellativo.camerafuneraria

Sappiamo che questi locali sono dotati ciascuno di una coppia di canali ognuno con una propria inclinazione. Nella camera funeraria i due condotti sono di fronte e la loro parete occidentale coincide con una scansione sottomodulare. In pianta il canale meridionale è ortogonale alla parete della camera; quello settentrionale parte ortogonalmente alla parete, per poi continuare obliquamente verso ovest dopo tre gomiti, per evitare la muratura della camera delle ‘saracinesche’. Nella ‘camera della regina’ la parete orientale dei due canali coincide con la metà delle murature nord e sud e in pianta sono ortogonali a queste.

Nella camera funeraria il condotto sud puntava alla ε Orionis e quello nord all’α Draconis. Nella ‘camera della regina’ il canale meridionale era orientato verso l’α Canis Majoris (Sirio) e quello settentrionale verso la β Ursae Minoris. Poiché sappiamo che le concezioni funerarie dell’epoca a proposito del destino del re nell’aldilà erano

Nella ‘camera della regina’ la parete orientale dei due canali coincide con la metà delle murature nord e sud e in pianta sono ortogonali a queste.

Nella camera funeraria il condotto sud puntava alla ε Orionis e quello nord all’α Draconis. Nella ‘camera della regina’ il canale meridionale era orientato verso l’α Canis Majoris (Sirio) e quello settentrionale verso la β Ursae Minoris. Poiché sappiamo che le concezioni funerarie dell’epoca a proposito del destino del re nell’aldilà erano essenzialmente a carattere stellare e celeste, è bene percorrere questa pista per provare a risolvere il problema della destinazione della ‘camera della regina’. Poiché le uniche fonti religiose a nostra disposizione sono i Testi delle Piramidi, una piccola indagine nelle loro preghiere, o formule, potrebbe lasciare intravedere una soluzione al problema.

Nei Testi delle Piramidi si notano dei legami molto evidenti tra il re e le costellazioni di Orione e del Canis Major.

Orione è associato a Osiride e al sovrano defunto, il suo seme efficace (§ 186); Orione, padre degli dei, è garante per il re (§ 408); il re è come Orione, è concepito con lui e compie il ciclo celeste come questo (§ 820-821); il sovrano è la grande stella compagna di Orione, attraversa il cielo con lui poiché è anche suo figlio (§ 882-883). Si prega affinché sia posta una scala che servirà al re per giungere da Orione (§ 1717); il sovrano sale su una scala per raggiungere la costellazione (§ 1763). Si augura al re di essere abile e di ascendere al cielo che lo farà nascere come Orione (§ 2116) che del resto è suo padre (§ 2180), e anche suo fratello (§ 2126).

Nei Testi delle Piramidi si notano dei legami molto evidenti tra il re e le costellazioni di Orione e del Canis Major.

Orione è associato a Osiride e al sovrano defunto, il suo seme efficace (§ 186); Orione, padre degli dei, è garante per il re (§ 408); il re è come Orione, è concepito con lui e compie il ciclo celeste come questo (§ 820-821); il sovrano è la grande stella compagna di Orione, attraversa il cielo con lui poiché è anche suo figlio (§ 882-883). Si prega affinché sia posta una scala che servirà al re per giungere da Orione (§ 1717); il sovrano sale su una scala per raggiungere la costellazione (§ 1763). Si augura al re di essere abile e di ascendere al cielo che lo farà nascere come Orione (§ 2116) che del resto è suo padre (§ 2180), e anche suo fratello (§ 2126).

Tralasciando considerazioni più approfondite e dettagliate su questi passaggi che esulerebbero dall’argomento di questo contributo, possiamo dedurre che il defunto re è figlio, fratello e compagno di Orione e che in ogni modo è in contatto continuo con questa costellazione strettamente legata a Osiride. Dunque il canale meridionale della camera funeraria, puntato alla ε Orionis, poneva il defunto regale in diretto contatto con questa. Nello stesso tempo il condotto settentrionale legava il re al polo celeste e, dunque, alle Stelle Circumpolari, zona importante per la residenza del sovrano defunto.

Prima di affrontare il discorso su Sirio, possiamo notare che nei Testi delle Piramidi la costellazione del Canis Major e la stella Sirio sono chiamate rispettivamente Sopedet (spdt) e Soped (spd), come è stato osservato da N. Beaux.

Il re è fatto passare all’orizzonte orientale, poiché Canis Major è sua sorella e suo figlio all’alba (§ 341); il re è un Vivente, figlio di Canis Major, mentre le due Enneadi si purificano nell’Orsa Maggiore, l’immortale. Canis Major fa poi in modo che il re possa volare in cielo con gli dei, suoi fratelli, mentre Nut, Iside e Nephtis accolgono ed onorano il regale defunto (§ 458-459). Iside, sorella del re (= Osiride) viene in gioia da lui che la pone sul suo pene affinché il suo seme possa penetrare in lei che è efficace come Canis Major: è Horus-Sirio che nascerà poi, in quanto Horus che è in Canis Major (§ 632).

cheope2Qui vi è il riferimento alla nascita di Horus (=Sirio), di Orione (=re defunto) e di Iside (Canis Major), atto aderente alla realtà astronomica nella quale l’apparizione di Sirio era annunciata da ζ e δ Orionis. Notevole è il fatto delle tre stelle della Cintura d’Orione, cioè ζ, ε e δ sono allineate quasi con Sirio, vertice del triangolo α-β Or.-α C. Maj. e che la retta α C. Maj.-ε Or. è quasi l’altezza di questo triangolo isoscele: dunque una stretta relazione tra Sirio e il centro della Cintura d’Orione. A quest’idea è collegato anche il passaggio (§723):

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Tu raggiungerai (sAH) il cielo come Orione (sAH) e il tuo ba sarà efficace (spd) come Canis Major (spdt).

Il re defunto raggiunge dalla camera funeraria Orione, mentre il suo ba sarà efficace come la costellazione del Canis Major alla quale appartiene Sirio, e alla quale si può arrivare anche dalla ‘camera della regina’. Ancora un’altra formula (§2126) recita:

 Notare il gioco d’assonanze e di significati.

gerogli2

Questo tuo fratello è Orione, questa tua sorella è Canis Major, ed egli (il re) siederà tra essi e in questa terra eternamente!

e la formula (§1707):

gerogli3

Tua sorella è Canis Major, tuo figlio è il Dio Mattutino ed è tra essi che tu siederai sul Grande Trono.

Anche qui sono evidenti i collegamenti tra Orione, Canis Major, Sirio, il Dio Mattutino (?) e l’idea del regnare ancora in terra, concetto relativo al pensiero dell’epoca.

Il canale settentrionale della ‘camera della regina’ puntava verso β Ursae Minoris che fa parte delle Stelle Circumpolari. Nel passaggio(§1123) è detto:

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Possa egli (il re) ascendere dunque al cielo tra le Stelle Imperiture, sua sorella è Canis Major, la sua guida è il Dio Mattutino (Sirio?) e essi presentano la mia mano verso il Campo delle Offerte.

cheope3La relazione è molto chiara e non ha bisogno di commenti. La β Ursae Minoris è una stella alla quale puntavano la discenderia della piramide del re Jedef-Ra e il nome del monumento è (la piramide) ‘Jedef-Ra-è-la-stella-sehed (sHd)’. Probabilmente questo era il nome dell’astro, e doveva avere una certa importanza se le discenderie delle piramide di Khefren (I progetto), di Ny-user-Ra, di Unas, di quella rituale dei Teti, e della piramide di Pepy II furono orientate verso questo astro. Nella camera vi è poi una nicchia a filari gradienti che, alla luce di quest’indagine, poteva ospitare la statua del ka del sovrano.  Si può concludere, dunque, che la ‘camera della regina’ era destinata a residenza del ka del sovrano perché luogo di arredi sacri e di andirivieni del ba del re defunto in collegamento con Sirio ed una particolare stella circumpolare: possiamo considerare questo ambiente un serdab. La camera funeraria era collegata a Orione (=Osiride) e al polo celeste (α Draconis), la più importante fra le stelle circumpolari. Da ciò deriva l’interdipendenza tra la camera funeraria e la camera del ka-ba, padre-figlio, identica a quella stellare Orione-Canis Major.

Pietro Testa

VIAGGIO nell’ALDILÀ dell’ANTICO EGITTO 

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DEI e SEMIDEI dell’ANTICO EGITTO

Testa Dei E Semidei bassa

L’antico Egitto ha lasciato segni tangibili e incisivi della sua ‘religione’ attraverso i monumenti e gli scritti. I templi abbondano d’immagini a bassorilievo e a tutto tondo, dipinte con vivaci colori, complete di didascalie e iscrizioni. Le tombe regali e nobiliari non sono da meno e sono queste che ci hanno tramandato figure e testi di grande finezza artigianale. Gli scritti funerari e magici sono degli esempi unici di miniaturistica grafica delle entità divine e di descrizioni dell’aldilà.

Non si può negare l’esorbitante numero di divinità che si presenta agli occhi dello spettatore che ancora oggi può restare disorientato. Questa folla di entità non è però frutto di fantasia sfrenata o ottusa, ma risultato di un ragionamento logico che ha le sue basi nella preistoria. Attraverso il cammino intellettuale della civiltà egiziana, il ricordo è divenuto mito e ha acquistato una sua completa organizzazione nella sistemazione e ordinamento delle manifestazioni del dio creatore.

Qui entriamo in un dominio delicato che ha qualche punto in comune con il nostro modo di pensare, ma che pure è da esso differente: il pensiero speculativo.

Nell’antico Egitto, e in genere nei popoli dell’antico Medio Oriente, la speculazione trovava illimitate possibilità di sviluppo, non essendo ristretta alla ricerca di una verità di carattere scientifico, e quindi disciplinato. Non esisteva una netta distinzione tra natura ed essere umano. I cosiddetti popoli primitivi e gli antichi consideravano l’essere umano come un tassello facente parte del regno della natura: due mondi non contrapposti e che non richiedevano distinti modi di conoscenza. Se per noi il mondo fenomenico è innanzitutto un ‘che cosa?’, per l’antico è un ‘Tu’.

Avviene che ogni esperienza di un ‘Tu’ diventa individuale, e tali esperienze sono delle azioni che si configurano in narrazione: questa diventa un “mito” in luogo di analisi e conclusioni. Il mito non serviva a divertire né a spiegare determinati fenomeni, bensì a esporre certi avvenimenti in cui era impegnata l’esistenza stessa dell’uomo, la sua esperienza diretta di un conflitto di forze ostili e benefiche.

Le immagini del mito non sono metafora ma un velo accuratamente scelto per rivestire un pensiero astratto. Le immagini non sono separate dal pensiero, poiché rappresentano la forma in cui l’esperienza è diventata autocosciente. Gli antichi, dunque, esprimevano il loro pensiero emotivo in termini di causa ed effetto, spiegando i fenomeni in un ambito temporale, spaziale e numerico. Gli antichi, si badi bene, sapevano ragionare logicamente, altrimenti non avremmo le grandi civiltà che conosciamo: semplicemente spesso un’attitudine puramente intellettuale male si adattava alle esperienze della realtà, senz’altro più significative.

Per l’uomo antico il contrasto tra realtà e apparenza non aveva significato. È il caso dei sogni, tenuti in grande considerazione, e di entità ibride e non, ispirate al dubbio dell’ignoto fisico. Lo stesso avveniva per una mancata distinzione tra mondo dei vivi e dei defunti, poiché i morti entravano nella realtà umana dell’angoscia, della speranza e del risentimento.

Di dizionari sulle divinità dell’antico Egitto ve ne sono parecchi (la maggior parte in lingua straniera) dai più dettagliati ai generici. Il mio intento vorrebbe essere quello di dare al lettore un quadro mediamente dettagliato delle divinità importanti, secondarie, dei semidei e dei ‘demoni’ che popolavano la quarta dimensione dell’antico Egitto: il tutto nella nostra lingua italiana, ancora (semi) sconosciuta nel campo dell’egittologia.

Tratto da: DEI e SEMIDEI dell’ANTICO EGITTO di Pietro Testa – Harmakis Edizioni

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Lo Scomparso Tempio del Sole della regina Nefertiti

Kom el-Nana, è il sito di un santuario solare della regina Nefertiti, è uno degli ultimi complessi sopravvissuti per il culto di Akhetaton. Jacquelyn Williamson parla del suo lavoro ricostruendo i rilievi del muro dal sito e la sua precaria condizione.

A partire dalla fine degli anni ’80 e terminato negli anni ’90, Barry Kemp e i membri del team della società esplorativa dell’Egitto hanno scavato un’area denominata Kom el-Nana, situata in una delle sezioni più meridionali di Tell el-Amarna. Sono stati in grado di documentare un grande complesso murario della dimensione di cinque campi da calcio americano con molte diverse all’interno. Oltre a una birreria su scala industriale (una delle poche ad Amarna), esistevano due edifici in pietra e diversi edifici in mattoni, uno dei quali probabilmente costituisce una struttura di finestra apparente. Una delle caratteristiche più intriganti del sito è tuttavia il fatto che è diviso per il centro da un muro che corre da ovest ad est, tagliando il recinto quadrato in metà diseguali. Il Maru Aton, conosciuto anche come il tempio del sole (o più esattamente il tempio “Il Parasole di Ra”) della figlia Meritaton di Akhenaton, è l’unica altra struttura che ha qualcosa di simile a questo piano innovativo. Purtroppo il Maru Aton non esiste più, essendo stata inghiottito dai campi e dallo sviluppo urbano. Lo stesso destino attende purtroppo Kom el-Nana, a meno che non sia possibile intraprendere passi per salvare questa preziosa struttura.

Una foto aerea del sito che mostra il suo layout complessivo, che risale al 2012 quando rimaneva un tampone di deserto attorno a gran parte del complesso.
Una foto aerea del sito che mostra il suo layout complessivo, che risale al 2012 quando rimaneva un tampone di deserto attorno a gran parte del complesso.

Le iscrizioni provenienti dal sito di Kom el-Nana dimostrano che è il tempio “Il Parasole di Ra” della Regina Nefertiti. I Parasoli di Ra sono templi rari perché non tutti i re costruirono uno. I re che hanno costruito un Parasole di Ra ne hanno costruito solamente uno. Akhenaton ne costruì almeno quattro a Tell el-Amarna – e almeno uno pure a Menfi! Ognuna di queste strutture è stata dedicata a un membro della famiglia reale, anche la madre di Akhenaton, la regina Tiye, aveva il proprio Parasole di Ra. Anche se queste erano ovviamente importanti strutture per Akhenaton, una vera comprensione della loro funzione è stata persa a causa del fatto che non ne avevamo nessuno da studiare personalmente – fino a quando fu scavatp Kom el-Nana. Attualmente sto lavorando per ricostruire il rilievo e l’architettura dal sito e spero di riaprire il sito per il futuro scavo.

La testa di una principessa Amarna su un blocco a Kom el-Nana.
                            La testa di una principessa Amarna su un blocco a Kom el-Nana.

Il tempio di Nefertiti del Parasole di Ra a Kom el-Nana rivela la sua funzione generale e il ruolo svolto in particolare dalla regina Nefertiti. Il tempio servì come luogo per il rinnovamento divino del re e la rinascita quotidiana, portato dagli attributi di Nefertiti come un fertile supporto per la dea Hathor (la dea solenne della sessualità, della fertilità e della celebrazione). Le iscrizioni del tempio rivelano anche che ha svolto un ruolo importante nei culti mortuari dell’elite di Amarna – con i cortigiani morti che arrivano al Parasole di Ra di Nefertiti come spiriti per ottenere offerte che potessero sostenerli per l’eternità. Poiché le pratiche mortuarie atoniste sono ancora quasi sconosciute, questo è un pezzo prezioso per la conoscenza del re Akhenaton e l’Atonismo.

In breve, è chiaro che questo sito, il Parasole di Ra di Nefertiti a Kom el-Nana, è incredibilmente importante, rivelando non solo nuove informazioni sul ruolo di Nefertiti ma anche fornisce nuove indicazioni sulla vita mortuaria degli abitanti dell’elite della città. Tuttavia il tempio è direttamente a rischio dalla aumentata dalla moderna l’urbanizzazione intorno Tell el-Amarna nel suo complesso. I Saccheggi al Parasole sono aumentati drammaticamente.

La parete posteriore del complesso nel 2008 (sopra) e nel e 2017 (in basso), mostrano l'entità del recente degrado. Le rovine di mattoni di fango siedono come uno strato superficiale sulla superficie del deserto e sono facilmente distrutti.
La parete posteriore del complesso nel 2008 (sopra) e nel 2017 (in basso), mostrano l’entità del recente degrado. Le rovine di mattoni di fango siedono come si uno strato superficiale sulla superficie del deserto e sono facilmente distrutti.

Il Ministero delle Antichità è stato eroico nel suo sforzo per proteggere Komel-Nana, altrimenti isolato, ma senza un continuo impegno archeologico e finanziamenti aggiuntivi per preservarlo e consolidarlo, non saremo in grado di proteggere questo delicato sito.

Purtroppo questo è il caso di molte aree di Tell el-Amarna, e il Ministero non può e proteggerle tutte. Speriamo di raccogliere fondi per proteggere Kom el-Nana e svilupparlo ulteriormente, ma i finanziamenti per questo tipo di lavoro stanno diventando sempre più difficili da trovare. Si prega di considerare il supporto al Progetto Amarna con qualsiasi importo che potrai risparmiare e aiutarci a proteggere questo sito affinché possiamo continuare ad apprendere dalla suo notevole tesoro di segreti!

L'autore in visita a un sito nel 2017. Foto: EriKa Morey.
                              L’autrice in visita a un sito nel 2017. Foto: EriKa Morey.

Jacquelyn Williamson è un Assistente Professore nel Dipartimento di Storia e Storia dell’Arte presso l’Università George Mason. La sua monografia in due volumi, il Tempio del sole di Nefertiti: un nuovo complesso di culto a Tell el-Amarna è stata recentemente pubblicata come parte della serie di Egittologia di Harvard Brill.

Fonte: Amarna Project

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Le Piramidi

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Il termine piramide deriva dalla lingua greca e significa: “della forma del fuoco” (pyr = fuoco). Secondo l’enciclopedia multimediale wikipedia, alcuni storici ritengono invece che il termine piramide derivi dall’egiziano “per – em – us” che significa “ciò che va su”. Fin dai tempi antichi, in architettura, la piramide è stata una struttura largamente utilizzata con diverse funzioni: vennero erette piramidi come luoghi di culto, per scopi amministrativi, funerari, ed anche astronomici. Ma non è tutto qui. Oggi infatti si è scoperto tanto anche sul potere energetico di queste splendide strutture che da sempre affascinano e incuriosiscono gli uomini di tutto il mondo con i loro misteri. Grazie agli studi effettuati negli anni ‘40 del 900 da un rabdomante di nome Verne Camerun, si capì che le strutture a forma piramidale erano delle fonti energetiche di cui la massima energia si trovava ad 1/3 dell’altezza totale.

Non dimentichiamo la piramide di Tesla e i suoi studi sull’energia e i campi magnetici della terra secondo i quali, misurando tali campi, risultò che intorno ad alcune piramidi essi erano molto più intensi che in qualunque altro luogo. Venne anche stabilito che nella piramide di Cheope in Egitto, questi campi elettromagnetici, erano molto più intensi in prossimità del suo vertice. Ricordiamoci anche che Tesla per le sue ricerche, scoperte e teorie, morì in circostanze ancora oggi poco chiare. Prendiamo anche in considerazione che, anche se definita la tomba del Faraone, all’interno della piramide di Cheope non è mai stato trovato nulla che comprovasse che fosse proprio un luogo di sepoltura. Infatti, all’interno delle tombe dei Faraoni egiziani ritrovate nella Valle dei Re, sulle pareti sono presenti numerose pitture colorate, geroglifici e passi del Libro dei Morti. Cosa che non si riscontra invece sulle pareti delle piramidi che risultano spoglie e vuote. Per molti studiosi, questa è una prova che, la piramide di Cheope ma più in generale le piramidi egiziane, non siano delle tombe ma dei centri astronomici ed energetici. Negli anni sono stati fatti tantissimi esperimenti e studi in questo senso e chiunque di noi può (mantenendo le proporzioni della piramide di Cheope ad esempio), costruirsi una piccola piramide in casa e fare un semplice esperimento.

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Non è importante il materiale di cui la vostra piramide sarà costruita, può essere di pietra, legno, carta, plexiglas, come volete, comunque potrete verificare che, qualunque alimento porrete al suo interno, ad un’altezza di 1/3 dal suo vertice, non si deteriorerà. Se vi porrete dei semi a germogliare, cresceranno più rapidamente e le piante saranno più resistenti rispetto ad altre piantate in modo tradizionale. Altra scoperta molto contrastata ed affascinante è quella che riguarda i poteri benefici riscontrati in alcune piramidi, come ad esempio la piramide del Sole a Visoko in Bosnia. Vedremo come molte persone che hanno visitato i tunnel sotto la piramide, al loro ritorno a casa, hanno successivamente dichiarato di averne tratto benefici sorprendenti per i loro disturbi (emicranie, artriti, sono solo un esempio). Non dimentichiamoci inoltre, che molti personaggi illustri della storia hanno voluto provare a passare una notte all’interno della piramide di Cheope proprio perché si è sempre sostenuto che abbia un forte potere energetico benefico. Personaggi del peso di Alessandro Magno, Giulio Cesare e Napoleone Bonaparte vollero fare questa esperienza.

Durante la sua campagna in Egitto, Napoleone, da sempre appassionato di archeologia, portò con se una squadra di esperti tra archeologi, scienziati, cartografi e durante tutta la campagna, portò via da questo paese un numero impressionante di antichi reperti, inclusa la Stele di Rosetta8 ritrovata per caso da un membro della sua spedizione. Lo stesso Hitler, fece fare numerosi studi sulla Grande Piramide (Cheope). Sul territorio dell’ex Unione Sovietica, a partire dal 1990 il matematico Alexander Golod, ha ideato e costruito 17 piramidi alte tra gli 11 e i 22 m. La più alta, che invece misura 44 m, si trova nei pressi di Mosca ed è stata costruita nel 1999. Secondo gli studi di Golod, queste piramidi avrebbero una potente influenza benefica su tutto ciò che l’energia da loro sprigionata raggiunge.

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Egli sostiene infatti che, costruendo delle piramidi con le giuste proporzioni armoniche, si possono avere come risultati degli effetti benefici sull’ambiente circostante di elevatissima potenza. Sulle piramidi di Golod sono stati fatti numerosi studi da medici, biologi, astronauti e i risultati sono stati assolutamente sorprendenti: sopra la piramide di 44 m, costruita vicino a Mosca, è stata rilevata una colonna di energia che si sprigiona dalla sua punta verso il cielo, come quella già riscontrata in altre piramidi antiche sparse nel mondo. Lo strato di ozono nei pressi della piramide è migliorato, in un pozzo di petrolio nelle vicinanze, lo stesso è divato meno viscoso e più facilmente estraibile, l’acqua sporca del vicino lago Seliger si è ripulita ed è tornata ad essere ripopolata di gamberi che erano scomparsi da decenni, il sistema immunitario degli animali che vivono nei pressi e sotto l’influenza dell’energia della piramide è molto più forte e i processi tumorali vengono addirittura bloccati, le stesse medicine diventano più efficaci e gli effetti collaterali si perdono.

E tutto questo solo grazie alla costruzione di una piramide. Sempre secondo gli studi di Golod, i cristalli sarebbero in grado di immagazzinare (registrare), tale energia e per avvalorare la sua tesi collocò alcuni di questi cristalli ricaricati nella piramide intorno ad alcune carceri. I risultati furono ottimi: meno suicidi e i crimini commessi nei luoghi di detenzione, assolutamente azzerati. Una maggiore armonia pervase tutto il luogo. Altra testimonianza interessante riguarda la costruzione di una piramide di 11 m sul tetto dell’ospedale di Togliatti, a Togliattigrad, in Russia. I riscontri hanno portato ad una diminuzione dei tempi di recupero della salute dei pazienti. Ma sono ancora tanti gli studi e le scoperte da fare in questo senso. Altro fatto molto affascinante che riguarda le piramidi è l’allineamento astronomico che alcune di esse hanno rispetto ad alcuni pianeti e stelle. Le piramidi egiziane per esempio, sono allineate con la costellazione di Orione. Ma non sono le uniche. Infatti anche molte piramidi in Sud America o quelle che troviamo in Italia, per esempio, lo sono. Nel corso del libro vedremo anche come negli ultimi anni alcune piramidi che prenderemo in esame, situate in diverse parti del mondo, siano state interessate da strani e comuni fenomeni. Sembra infatti documentato e fotografato che dalla cima di alcune di esse fuoriesca un forte raggio di luce (energia), che si perde in cielo.

Esattamente come nel caso della piramide di Golod costruita vicino a Mosca di cui ho parlato poco fa. Ogni volta che si parla di piramidi, che si nomina questa parola, il pensiero di ognuno di noi vola alle splendide e maestose piramidi egiziane, tra le più famose al mondo, che da sempre suscitano l’interesse e la curiosità dei più grandi studiosi di archeologia e storia antica di tutto il mondo. Esse sono in assoluto le più studiate e conosciute. Eppure tali fenomeni sono avvenuti in piramidi situate in paesi molto lontani tra loro come Cina, Sud America, Bosnia e, nonostante la distanza, sembrano essere tutte legate ed avvolte dallo stesso mistero. Sulle piramidi si è scritto e si è detto tantissimo negli ultimi decenni, in particolare sulle piramidi egiziane e su quelle del Sud America. Oggi sappiamo che nel mondo esistono tante altre piramidi oltre a queste, alcune meno conosciute e meno studiate, altre più note, altre appena scoperte e altre ancora tutte da scoprire.

Troviamo piramidi in Cina, in Bosnia, alle Canarie, in Indonesia, Russia, persino in Italia e molte di esse sembrano risalire addirittura a millenni prima di quelle egiziane che finora erano considerate le più antiche esistenti al mondo. Piramidi si trovano sul fondo di laghi o di mari, come la piramide rinvenuta al largo delle Azzorre, quella nel lago Fuxian in Cina o la presunta piramide scoperta dai sonar nei fondali del Triangolo delle Bermuda. Tutto il mondo è disseminato di piramidi, alcune delle quali sono venute alla luce negli ultimi anni, come quelle scoperte ad Orvieto (in Italia), o le presunte piramidi di Pantiacolla, rinvenute dai satelliti della NASA in una zona inesplorata e impervia della Foresta Amazzonica del Perù, al confine con il Brasile, sulle cui origini e autenticità ancora oggi ci sono molti pareri contrastanti.

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Tante le piramidi di cui parleremo in questo libro e nel farlo ci renderemo anche conto di quanto in alcuni casi si cerchi di insabbiare ciò che è stato scoperto, o di impedire che vengano effettuati scavi archeologici o, addirittura ancor peggio, si cerchi di fare in modo che la scoperta finisca nel dimenticatoio del tempo. In molti casi, se i dati e i riscontri di alcune piramidi scoperte negli ultimi anni fossero confermati, bisognerebbe addirittura ridatare e riscrivere tutta la storia dell’umanità. Parleremo anche di mausolei, le antiche tombe costruite per conservare il corpo di personalità importanti, citandone i più significativi, enigmatici e misteriosi. Cercheremo di mettere insieme i tasselli di questo puzzle di antichi popoli che, nella volontà di tramandare le loro conoscenze ai posteri, sembrano essere stati accomunati dalla costruzione di questi splendidi edifici, siano essi piramidi egiziane, a gradoni o mausolei.

E poi ancora i cairn (costruzioni formate da pietre incastrate tra loro a secco), i tumuli Traci in Bulgaria… Vedremo anche, per gli amanti del complottismo, come in alcuni casi, per esempio in Ucraina, alla scoperta di nuove piramidi sia seguito lo scoppio di un conflitto con il coinvolgimento degli Stati Uniti. Nazione che compare sempre ogni qualvolta in un paese venga scoperta una piramide misteriosa. Scoperte di piramidi che, pare sempre più spesso, per motivi sconosciuti, molti poteri forti cerchino sempre di insabbiare, nascondere o di far finire nel dimenticatoio del tempo. In molti sostengono infatti che governi, Chiesa e poteri forti, cerchino da sempre di impedire all’uomo di conoscere quali siano le sue reali origini e quale sia il vero scopo della costruzione delle piramidi. Questo libro vuole essere un punto di riflessione su qualcosa che magari abbiamo “sotto il naso” da sempre e su cui, probabilmente, non ci siamo mai soffermati a riflettere. Come è possibile che in luoghi così distanti sul nostro pianeta e in epoche così remote, siano state costruite piramidi (a gradoni o non), mausolei o altre imponenti strutture simili, tutte accomunate da allineamenti astronomici, tutte circondate dagli stessi miti e leggende che parlano di esseri venuti dal cielo a portare la conoscenza? Queste alcune delle domande che dovremo farci visto soprattutto, come vedremo di seguito, l’enorme quantità di piramidi che popola il mondo, senza contare quelle ancora da scoprire.

Tratto da: Piramidi nel Mondo di Sabrina Stoppa – Harmakis Edizioni

STOPPA

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Zahi Hawass risponde alle critiche sulle modalità di recupero della Statua di Ramses II

Ramses II statue at Helioipolis by Luxor Times 8

Dalla scoperta  della colossale statua di Ramses II a Mataria (Eliopoli) da una missione tedesca, le foto che circolano on-line e sui social media hanno sollevato polemiche per quanto riguarda l’utilizzo di un escavatore per estrarre i manufatti dalla terra.

Di conseguenza, l’archeologo ed ex ministro delle Antichità, Zahi Hawass ha rilasciato una dichiarazione circa la scoperta e il suo processo di trasporto:

”Souq Al-Khamis è un importante sito archeologico in cui ho personalmente iniziato i lavori di scavo e in cui abbiamo trovato i resti dei templi dei re Akhenaton, Thutmose III e Ramesse II.

L’area Mataria soffre di un problema molto grande che è che tutte le case e gli edifici moderni sono costruite sui resti di templi e a- Zahi -ntiche tombe. Inoltre, la maggior parte dei manufatti, statue o templi, si trovano sotto l’acqua della falda che va da due a quattro metri di profondità. È difficile trasferire i manufatti da sotto la falda alla superficie del terreno. In passato, avevo scoperto due tombe, una delle quali era situata sotto l’acqua del suolo.

Vorrei confermare che che tutti i manufatti e le statue che sono state trovate a Mataria,  è mai stato trovata completa. Questi stati sono stati distrutti e rotti durante l’epoca copta; questo è stato un tempo in cui i copti li consideravano come edifici pagani e templi. In conformità a ciò, li avevano chiusi, distrutto tutte le statue così come riutilizzavano i blocchi per la costruzione di chiese, case e palazzi privati. Di conseguenza, non c’è mai stata la scoperta di una statua completa a Mataria.

Ho contattato anche l’archeologo tedesco Dietrich Raue, direttore dello scavo tedesco a Mataria. Mi ha mandato un video che ha mostrato i lavori di scavo insieme alle fotografie di tutte le misure adottate durante il trasporto dei manufatti.

Vorrei anche chiarire che il processo di trasporto di qualsiasi statua di grandi dimensioni, come ad esempio la statua scoperta a Mataria, è stato assistito dai capi degli operai dalla città di Qeft. Sono addestrati al più alto livello per il trasporto di statue pesanti come per esempio il lavoro a Saqqara con la famiglia El Kereti. I lavoratori hanno trasportato varie statue e sarcofagi, alcuni dei quali del peso di 20 tonnellate. Per quanto riguarda ciò che è avvenuto durante l’Era copta, la statua scoperta a Mataria era rotta in vari pezzi.

Per quanto riguarda l’immensità della statua, confermo che apparteneva a Ramses II e non a qualsiasi altro re visto che il tempio che appartiene a questo sovrano è stato trovato nella stessa posizione. Secondo la missione due pezzi della statua: il primo è una parte della corona e il secondo è una parte del corpo della statua, che pesa 7 tonnellate. E’ diventato chiaro che la corona rappresenta un’ampia parte della testa ed è sostanzialmente composta da un bellissimo e completo orecchio destro e parte dell’occhio destro. La missione ha utilizzato un escavatore per estrarlo dalla terra e questo è stato un atto legittimo al 100% in quanto il caricatore hoeback viene utilizzato in tutte le aree archeologiche.

Ramses II statue at Helioipolis by Luxor Times 7

Il capo della missione, Dietrich Raue, mi ha assicurato che il processo di sollevamento della parte della testa è stato eseguito in condizioni di estrema professionalità e la statua non ha subito nessun danneggiamento, ma le lesioni al viso erano avvenutee in epoca copta . E così, questo piccolo pezzo è stato spostato facilmente, ma il resto della statua, si trova ancora sul sito. Sarà trasferito Lunedi prossimo anche con una gru perché non vi è alcuna altra possibilità dal momento che è al di sotto della falda acquifera. Il pezzo sarà supportato da un pannello di legno come è stato fatto con parte della testa.

Se non viene trasportato in questo modo, allora non sarà mai recuperata. Questo è il metodo utilizzato in tutti i paesi del mondo, al fine di spostare tutti i manufatti archeologici di queste dimensioni, situati a due metri di profondità sotto l’acqua sotterranea. Pertanto, vi assicuro che quello che è stato fatto dalla missione è stato un lavoro scientifico integrato nel salvare la statua. Sono molto felice con il trasporto di questa statua e la sua scoperta, perché ha generato grande pubblicità davanti al mondo intero. Dr. Zahi Hawass ”

L’Egitto ha avuto la fortuna di aver assistito a due importanti scoperte archeologiche solo questa ultima settimana, una delle quali è stata condotta dal Dott Hourig Sourouzian a Luxor e l’altra quella di questa colossale seppur frammentata Statua del re Ramses II.

Sara Ahmed

http://luxortimesmagazine.blogspot.it/2017/03/zahi-hawass-fires-back-at-criticism-of.html

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Antichi Testi Geroglifici Egizi testi tradotti in inglese per la prima volta

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Testi geroglifici dell’antico Egitto sono stati pubblicati in inglese per la prima volta in un libro da un accademico di Cambridge che ha tradotto testi antichi trovati sui papirio incisi. Il libro è stato pubblicato dalla casa editrice Penguin Classics, che l’ha descritta come una “pubblicazione innovativa.”

Parlando al The Guardian, Toby Wilkinson, l’accademico che ha scritto il libro, ha detto che ha iniziato a lavorare sugli antichi testi egizi perché “c’era una dimensione mancante nel mondo Egizio.”

Perché geroglifici dipendono da immagini e simboli, e pochissimi esperti e specialisti sono stati in grado di leggerli, questa scrittura è rimastala inaccessibile per quasi 3500 e in gran parte trascurata.

“Quello che vi sorprenderà sono le intuizioni dietro la facciata ben nota dell’Egitto,  l’immagine che ognuno ha dei faraoni, la maschera di Tutankhamon e le piramidi”, Wilkinson ha detto al Guardian, che gli antichi scritti sono stati a lungo considerati come “una mera decorazione” o “artefatti” piuttosto che testi.

Il compito è stato impegnativo per l’autore, che ha sottolineato che la ricca lingua Egiziana non è facile da esprimere in Inglese.

“Prendiamo, ad esempio, le parole ‘aa’ e ‘wer’, convenzionalmente tradotte come ‘grande’. Gli egiziani sembrano aver capito una distinzione, quindi un dio è spesso descritto con ‘aa’, ma raramente come ‘wer’, ma è al di là della nostra portata “, ha spiegato Wilkinson.

Il libro raccoglie testi  letterari, come “Il racconto del naufrago” che racconta la storia di un’isola magica, le lettere che risalgono al 1930 a.C. e le iscrizioni ufficiali che registrano una “tempesta catastrofica”.

“Ero qui con i miei fratelli ei miei figli … abbiamo totalizzato 75 serpenti … Poi una stella cadde e furono consumati dalle fiamme … Se invece sei coraggioso e il tuo cuore è forte, abbraccerai i tuoi figli, bacerai tua moglie e veedrai la tua casa”, il racconto recita.

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L’Arca dell’Alleanza si trova in Etiopia?

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I monaci che vivono nella piccola chiesa di Santa Maria di Sion – nota anche come la “cappella dell’Arca” -, nella città sacra etiope di Aksum, non hanno il permesso di superare le barriere che circondano la cappella.

Non possono abbandonare il compito che è stato loro affidato: vegliare sul “Tabot”, come sono note in Etiopia le Tavole della Legge, fino alla loro morte.

Abba Gebre Meskel, 56 anni, lo fa da trent’anni.

Archeologia e leggenda

Secondo il libro dell’Esodo, le Tavole della Legge contengono i dieci comandamenti che Dio ha dato a Mosè sul Monte Sinai. Alcuni fanno risalire l’evento al 1440 a.C..

Le leggende apocrife, parte del patrimonio e della tradizione comune in Nordafrica e in alcune regioni del Medio Oriente, attribuiscono poteri soprannaturali alle Tavole. Intorno a queste leggende se ne sono intrecciate delle altre, inclusa la presunta ossessione nazista per l’occultismo e le reliquie che avrebbe dato a Indiana Jones una delle sue missioni più famose.

La verità, però, è che dopo la distruzione del Tempio di Salomone a Gerusalemme nessuno sa con certezza dove sia finita l’Arca dell’Alleanza. Dopo essere scomparsa senza lasciare traccia – e senza alcuna registrazione conosciuta relativa alla sua ubicazione (assumendo che sia sopravvissuta alla distruzione del Tempio) –, è ancora uno dei più grandi misteri dell’archeologia.

Quasi 45 milioni di cristiani ortodossi etiopi sono tuttavia sicuri che l’Arca dell’Alleanza sia stata portata quasi 3.000 anni fa ad Aksum, nel nord dell’Etiopia, e che da allora sia stata custodita dai monaci nell’umile chiesa di Santa Maria di Sion.

Menelik, il figlio di Salomone

Secondo la tradizione copta, la regina di Saba e il re Salomone avevano un figlio, Menelik I. Fondatore di una dinastia di imperatori salomonici che ha governato l’Etiopia, sarebbe stato incaricato di spostare la preziosa cassa, in oro e legno di acacia.

In un’intervista rilasciata al National Geographic, il diacono del tempio, Zemikael Brhane, ha affermato che “Dio stesso ha scelto questa terra, e Aksum è la nostra città più santa. Gli occidentali richiedono sempre prove visibili, ma noi etiopi non abbiamo bisogno di vedere l’Arca per sapere che è qui. Lo sentiamo, lo sappiamo”.

Chi può entrare nella chiesa?

Nessuno al di là dei monaci guardiani ha il permesso di entrare nella chiesa. Uno dei pochi a cui sia mai stato permesso di parlare ai monaci è lo storico Ephrem Brhane, che si è dedicato a guidare pellegrini, fedeli e turisti di tutto il mondo ad Aksum e riferisce che “Abba Gebre Meskel è convinto al 100% che si tratti dell’Arca autentica. Non solo ha la forma esatta descritta nella Bibbia, ma brilla anche di una luce straordinaria”.

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Si può vedere l’Arca?

Per sette giorni al mese, prima del sorgere del sole, i monaci di Santa Maria di Sion portano una copia dell’Arca in processione. Ogni chiesa ortodossa in Etiopia ha una copia dell’Arca.

In genere, ogni mese assiste alla processione quasi un migliaio di fedeli.

La vecchia cappella di Nostra Signora di Sion sembra aver compiuto il suo dovere: varie crepe nel tetto hanno costretto i monaci ad avviare la costruzione di un nuovo tempio accanto a quello attuale, nel quali i monaci porteranno l’Arca nel massimo segreto.

Nessuno saprà che l’Arca è stata spostata un’altra volta, nel nuovo tempio, fino al giorno dopo l’accaduto.

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Il Ministero delle Antichità lancia la prima mostra permanente delle repliche

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Per superare il calo dei ricavi del turismo, il Ministero delle Antichità ha lanciato la sua prima mostra delle repliche di alta qualità. L’apertura della mostra al Museo Egizio di Tahrir Square, il 14 luglio ha visto presenti molti ambasciatori e consiglieri culturali di un certo numero paesi africani, asiatici e europei. Uno dei punti forti di questa mostra è una rara collezione di papiri del re Cheope che è stata scoperta due anni fa, ma è stato solo ora presentata al pubblico.

“L’obiettivo di questo progetto è quello di creare risorse finanziarie alternative per sostituire ril calo di ricavi del settore del turismo, che sono scesi a meno di 250 milioni ai 1,25 mliardi di EGP prima della rivoluzione del 25 gennaio”, ha detto il supervisore per l’amministrazione e la pubblicazione scientifica presso il Ministero delle Antichità Hussein Abdel Baseer.

Secondo gli ultimi rdati dell’Agenzia centrale per la Pubblica Mobilitazione e Statistica (CAPMAS), il numero di turisti è diminuito da 834,600 turisti nel marzo 2015  a 440.700 del marzo 2016.

“Questo passo sarà anche quello di contribuire ad aumentare la consapevolezza della gente dell’ archeologia Egiziana e le antichità uniche che sono esposte nei nostri musei. Avevamo aperto un negozio di souvenir con alcune repliche dei monumenti originali, ma ha chiuso dopo l’attacco al Museo Egizio il 28 gennaio 2011 “, ha aggiunto.

Il centro di rinascita dell’arte Egiziana e l’unità di produzione delle repliche hanno lavorato per la fornitura di un gran numero di repliche di alta qualità per molti anni, come ad esempio la copia dell’antica collezione trovata nella tomba di Tutankhamon. Il ministero ha pubblicato anche un gran numero di pubblicazioni archeologiche dal 2011 che saranno vendute a prezzi ragionevoli in fiera.

“A differenza di altri ministeri, il Ministero delle Antichità si basa sull’ auto-finanziamento. Questo include i profitti dalla vendita dei biglietti e libri nei musei e caffè dei siti archeologici. Sotto la supervisione del ministro, Khaled El-Anany, stiamo cercando di elaborare idee innovative, al fine di finanziare le nostre diverse istituzioni “, ha detto Abdel Baseer.

Il primo giorno della mostra è stato un incredibile successo. “La mostra è già riuscita ad attirare un gran numero di persone perché vende i pezzi a a prezzi competitivi, ragionevoli rispetto ai negozi privati ​​che si trovano in Khan el-Khalili,” ha detto.

Dal 14 luglio al 29 agosto la mostra permanente offrirà un ulteriore sconto del 20% su tutte le repliche.

Questo non è solo il progetto del Ministero per l’aumento dei ricavi del turismo in Egitto. “Abbiamo intenzione di tenere più esposizioni internazionali per mettere in mostra le antichità originali in Giappone e in Inghilterra. Abbiamo anche altri piani per rinnovare i bar e ristoranti della zona piramidi e aprire nuovi negozi e cinema nel museo della civiltà “, ha detto.

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Una foto, presa dal porta posteriore del museo, mostra una serie di repliche d’oro sul retro di un camion, che ha sollevato ondate di rabbia e malcontento tra gli utenti dei social media che hanno accusato il ministero di “maltrattare i pezzi originali”. Per chiarire l’equivoco, la pagina ufficiale di Facebook del ministero ha postato la foto con una dichiarazione spiegando che ciò che è stato visto erano le repliche.

In questo post, il capo della Sezione Musei presso il Ministero delle Antichità, Elham Salah, ha descritto l’incidente come “meraviglioso”, perché mostra l’efficace lavoro svolto da entrambe le unità di replica. Ha detto che questo dimostra che i moderni artisti Egiziani hanno ereditato le capacità artistiche dei loro antenati.

Esporre i papiri di Re Cheope sarebbe una grande aggiunta al Museo Egizio. Essi sono stati scoperti nella zona di Al-Garf nel 2013 da una missione Egiziana che aveva lavorato lì dal 2011.

“Questi papiri sono una grande scoperta, come documentano gli incidenti di vita quotidiana dei lavoratori che stavano costruendo la grande piramide. Questo prova anche che gli Egiziani sono i gli originali creatori delle piramidi, a differenza delle affermazioni di alcuni storici “, ha spiegato Abdel Baseer.

Più di 20.000 lavoratori hanno partecipato nella costruzione di questa piramide. Questa scoperta dimostra che le piramidi Egiziane non sono solo un miracolo architettonico, ma anche un grande impresa amministrativa. Questi rari pezzi saranno utilizzati per la promozione del turismo e attrarre più archeologi in Egitto.

Un altro obiettivo principale del ministero è quello di promuovere il turismo domestico, sollecitando gli Egiziani a visitare i musei. “Non abbiamo bisogno di dipendere esclusivamente dai turisti stranieri. Catturare l’attenzione dei turisti Egiziani e Arabi contribuirà anche a rilanciare il settore del turismo per un po ‘ “, ha concluso.

Rana Khaled

Fonte: Daily News Egypt

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L’archeoastronomia, la scienza delle meraviglie

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L’archeoastronomia, ovvero lo studio del passato archeologico con gli occhi scientifici degli astronomi, è una di quelle neo-scienze in grado di lasciare a bocca aperta. Piramidi ‘sbilenche’, ma costruite con perfette rappresentazioni del cielo, telescopi di ossidiana e monumentali lastre di pietra bucate per puntare il Sole, sono solo alcune delle meraviglie scoperte grazie a questa scienza, e saranno presentate a Roma in occasione del convegno internazionale della Società Europea per l’Astronomia nella Cultura (Seac), in corso fino al 13 novembre.

archeastron“Forse una delle più rivoluzionarie scoperte degli ultimi anni nello studio dell’antico Egitto – ha spiegato Juan Antonio Belmonte, astronomo dell’Istituto di Astrofisica delle Canarie – arriva dalle piramidi di Snefru, da sempre considerate come un tentativo poco riuscito di piramidi. Studi recenti, integrando archeologia e astronomia, hanno permesso di stravolgere questa visione e dimostrato che quelle opere erano volutamente costruite in quel modo e sono cariche di simbolismo sia politico che astronomico”.

La ‘riscoperta’ di queste piramidi è solo uno dei grandi successi arrivati dallo studio delle relazioni tra le antiche civiltà del passato e il cielo, il tutto grazie all’astronomia e alle moderne tecniche di analisi. “E’ una disciplina – ha spiegato Vito Francesco Polcaro, dell’Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali (Iaps) dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) – che aveva avuto un grande sviluppo a inizio del ‘900 ma che è stata poi svergognata dai nazisti che la usarono per giustificare la loro ideologia e dai moltissimi studi anche attuali privi di qualsiasi valore scientifico ma che hanno trovato grande visibilità grazie a un giornalismo di basso livelli”.
callLa precisa e corretta unione tra archeologia e astronomia può diventare uno strumento potentissimo in grado di raggiungere grandi risultati, come capire la funzione delle grandi lastre di pietra ‘bucate’ presenti in tutto il sud Italia, risalenti al II millennio a.C., utilizzate come un perfetto calendario, o ancora la possibilità di usare di pietre di ossidiana come specchi per rudimentali telescopi.

Monia Sangermano
http://www.meteoweb.eu/2015/11/larcheoastronomia-la-scienza-delle-meraviglie/576639/